“Cgil” Prodi: facciamo ripartire l’Italia

04/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina3

    Prodi alla Cgil: facciamo ripartire l’Italia

      Il Professore offre un �patto� al sindacato. �Occorrono riforme radicali�
      �Un’eventuale vittoria di Berlusconi � la pi� grave minaccia per il Paese�

        di Ninni Andriolo
        inviato a Rimini

          "INSIEME". La parola ricorre spesso nelle ventidue cartelle di un discorso che i delegati al congresso accompagnano con ripetuti applausi. � il giorno di Romano Prodi. Il giorno che mette in evidenza un feeling non recente. Tornano alla mente le parole pronunciate dal Professore nel giugno scorso, durante un incontro nel Pistoiese con il gruppo dirigente della Cgil. "Datemi una mano, ho bisogno di voi", chiese allora ad Epifani e agli altri. Prodi usc� da quel vertice con due valige colme di documenti e l’invito a "studiare" la montagna di contributi sindacali al programma di governo. Sono passati nove mesi da allora. A giudicare dai ripetuti abbracci con il segretario generale, dalla standing ovation che lo ha accolto e a quella che lo ha salutato alla fine del suo intervento, ieri il Professore � stato promosso a pieni voti. Questo non significa che ci sia identit� di vedute in ogni caso, di tutti e su tutto. E’ la speranza, per�, che mette d’accordo. La speranza che un governo Prodi abbatta domani il muro d’incomunicabilit� che separa oggi sindacato e Palazzo Chigi. E’ un problema di "metodo" prima ancora che di ricette utili a "riprogettare l’Italia". Prodi non chiede alla Cgil, e indirettamente alla Cisl e alla Uil, di "abdicare al proprio ruolo". Vuole, anzi, "un interlocutore forte, esigente, responsabile e autonomo", indispensabile anche "per riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo � stato accantonato". E se � vero che il richiamo alla concertazione, ieri, � stato applaudito meno di altri, � anche vero che, al di l� delle parole, la platea ha apprezzato molto l’inversione di tendenza proposta dal Professore. Certo, alla fine il governo dovr� assumersi la responsabilit� di decidere, sottolinea Prodi. Prima, per� bisogner� discutere le scelte da compiere con le parti sociali, a lungo e a fondo. Un modo di ragionare radicalmente diverso da quello di Berlusconi. E il Professore cita, a mo’ di esempio, il lavoro di tre studiosi che, "analizzando 111 interventi del premier, hanno notato, per quanto riguarda il mondo del lavoro, che i riferimenti di Berlusconi a questa sfera non contemplano mai la parola ‘diritti’. Mentre appare con frequenza la parola ‘bisognosi’. Il che – commenta ironico – esprimerebbe una visione sociale per cui le dame di carita’ siano piu’ utili del sindacato”. "Lavorare insieme", quindi. Per "far ripartire l’Italia" che oggi � sull’orlo del declino. Qualche ora piu’ tardi, durante il tour elettorale nelle Marche, il Professore definir� l’eventualit� che il Cavaliere possa vincere le elezioni "la piu’ grave minaccia per il Paese". Parole dure alle quali Prodi aggiunger� le frasi su Berlusconi-Napoleone: due secoli fa l’imperatore francese portava i tesori d’arte italiani in Francia, oggi il premier porta, metaforicamente "i quadri verso Arcore".

            L’Italia si rimette in piedi, in sostanza, facendo gli interessi di tutti e non quelli di alcuni. E le premesse per un lavoro positivo con il sindacato sono confortanti. "Senza neanche bisogno di discutere molto abbiamo raggiunto lo stesso tipo di conclusione sullo stato economico e sociale del Paese – spiega Prodi, ricordando la relazione di Epifani – Non credo di sbagliarmi se affermo che vi sia anche concordanza con il programma dell’Unione". E all’Italia serve "una scossa, una frustata". Non bastano, infatti, piccoli aggiustamenti, ma occorrono riforme radicali”. E la ricetta giusta non � "la politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito".

              "La destra ci lascia in eredita’ un Paese diviso – accusa Prodi – Gli italiani sono divisi fra chi si e’ sfacciatamente arricchito e chi ha poco; tra chi ha evaso il fisco ed e’ stato premiato con una raffica di condoni e chi ha pagato le tasse fino all’ultimo euro”.

                Il fisco, quindi, uno degli argomenti centrali della relazione congressuale di Epifani. Anche il Professore parla di "patto" che chiuda "il tempo degli arricchimenti e dei facili condoni". La "lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva”, tra l’altro, servir� a trovare risorse utili per far ripartire il Paese. L”evasione fiscale, infatti, in Italia e’ a tali livelli che ”solo con il recupero di un terzo si risolverebbero molti dei nostri problemi”. E l’Italia ”e’ anche il Paese in cui viene riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita mentre viene penalizzato il reddito prodotto dall’impresa e dal lavoro”. Una ”perversione dei valori” sociali. E l’Unione agira’ ”per rendere uniforme il sistema di tassazione delle rendite finanziarie, escludendo pero’ i redditi prodotti dai piccoli patrimoni frutto del risparmio familiare”. Allo stesso tempo si dovra’ ”ridurre subito, e sensibilmente, l’eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente, cinque punti in meno nel primo anno di legislatura". Una "riduzione del cuneo fiscale che consentir� il "riaggancio all’Europa, un nuovo ciclo di investimenti, la ripresa dei consumi e la contrazione dell’area del precariato”. E Prodi riceve l’applauso anche quando dice che l’Unione non � "contro la flessibilit� che serve alle imprese per essere competitive", ma che il centrosinistra, per�, "� assolutamente contrario alla precariet�". Perch� l’Italia torni a crescere, per�, � necessaria anche una nuova politica industriale e una "competitivit�" basata su "Universita’ che sappiano formare i giovani, su piu’ lauree scientifiche e tecnologiche, su distretti tecnologici collegati con gli atenei". Occorre liberare "’energie", quindi. Anche quelle che "possono arrivare da una maggiore presenza delle donne dove si decide, mettendo in soffitta le discriminazioni che nei loro confronti ancora ci sono nel mondo del lavoro in termini di salari e carriere". Un discorso "nel merito dei problemi". Il congresso apprezza. E, alla fine, in piedi, i delegati riserveranno al Professore un lunghissimo applauso.