“Cgil” Prodi corteggia la sua base sociale

06/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 7 – POLITICA

    Prodi corteggia la sua base sociale

      Standing ovation del congresso Cgil per l’intervento del candidato premier dell’Unione. �Abbiamo le stesse ricette�, dice Prodi alla platea promettendo impegno contro la precariet�

        COSIMO ROSSI
        INVIATO A RIMINI

          Non ha un partito Romano Prodi, ed � noto quanto se ne crucci. Non ha nemmeno un curriculum di sinistra, e non � noto che se ne rammarichi. Ma rivolgendosi alla platea del congresso riminese della Cgil il leader dell’Unione trova sicuramente una base sociale. Forse la pi� vasta e combattiva. �Riprogettare il paese�, come recita lo slogan del XV congresso, � un imperativo che il professore prende a prestito non solo per coniugarlo al plurale, ma anche per cucinarlo con �le stesse ricette�. Che poi � una sola: la concertazione. Che se non la si vuol chiamare cos� �chiamiamola pure Pippo�, come precede il pragmatismo emiliano di Paolo Nerozzi nell’ultimo intervento prima del professore.

            �Patto di legislatura�, aveva detto il segretario generale Gugliemo Epifani nella sua relazione di mercoled�. Quel negoziare a 360 gradi che riavvicina anche Cisl e Uil. Ancorch� senza accomodarsi all’idea del �governo amico�, ha avvertito l’altro ieri Savino Pezzotta ancora impermalosito dall’indisponibilit� Cgil a scendere a patti con Berlusconi. Del resto, bisogna ricordare che l’esecutivo uscente non si � mostrato neutrale ma �avversario�, ha quindi chiosato ieri mattina il leader della Fiom Gianni Rinaldini per poi rivendicare la sovranit� dei soli lavoratori sulle scelte del sindacato.

              La democrazia sindacale � comunque un sentiero troppo scosceso rispetto all’incedere di un candidato premier che gi� ha dovuto tribolare per guadagnarsi l’investitura attraverso le primarie. Prodi non la offre al congresso Cgil. Cos� come non esige un sindacato amico. E neppure �istituzionalizzato� e fatto prigioniero del patteggiamento col governo, come invece � echeggiato il rimprovero cofferatiano alla relazione del successore. L’�autonomia� fondata su �valori forti�, appena finita rivendicare da Nerozzi prima che il professore prenda il microfono (ma anche all’indirizzo delle critiche interne), nelle conclusioni prodiane assume perci� in contorni di un sindacato s� �rappresentante di parte� ma anche latore di �responsabilit� e �obiettivi generali�.

                A poco di pi� di un mese dal voto, per altro, ci pensa il calendario a far collimare in gran parte i propositi. Prodi � quindi chiamato sul palco rosso del congresso Cgil come il candidato al quale si rivolge �l’augurio� di battere la destra, accolto da una platea che si alza in piedi per applaudirlo e anche per rubare qualche foto con il telefonino.

                  Sull’orlo del baratro creato dal governo Berlusconi, ancor prima delle �ricette� sono gli ingredienti ad assomigliarsi. Prodi, anzi, li prende volutamente a prestito dalla stessa relazione di Epifani. �Una politica dei due tempi non � possibile�, dichiara quindi preliminarmente il candidato premier. Il suo � un compito ben composto, con pi� di un passaggio parafrasato direttamente dal leader Cgil, e inframezzato di ulteriori omaggi la popolo della Cgil. Come quando Prodi rafforza la sua dichiarazione a favore di una flessibilit� (utile alle imprese) messa al riparo dai rischi della precariet� introducendo anche �l’intervento economico� per �rendere meno conveniente la precariet� rispetto al lavoro a tempo indeterminato�. Oppure quando richiama il calcolo dei salari operai appena snocciolato da Rinaldini per sospirare sconsolato che �cos� non si arriva neppure alla terza settimana�.

                    Si attiene al programma il professore. E se ne compiace il Prc con Paolo Ferrero. Il leader dell’Unione rilancia quindi la lotta all’evasione e al sommerso al fine di reperire le risorse necessarie alla sviluppo (e al rilancio dei consumi). Gi� il costo del lavoro, s� la fiscalit� su rendite e patrimoni. Gi� anche le riforme bandiera del centrodestra: Bossi-Fini, Moratti e legge 30. Anche se � solo contro la prima, e sull’estensione della �cittadinanza�, che Prodi usa toni avvincenti. Che infatti gli guadagnano l’applauso pi� scrosciante. E se contro la precariet� si fa apprezzare, � invece in tema di istruzione che Prodi rimane viziato da un’ossessione per la �scuola tecnica� e i �centri di eccellenza� che lascia sempre in secondo piano l’universalismo, il primato del pubblico e l’innalzamento dell’obbligo a 18 anni che Enrico Panini (Cgil scuola) aveva da poco invocato.Anche se la vera omissione di fronte al congresso � un’altra: la pace. Che per il corpo Cgil com’� oggi rappresenta insieme un punto cardinale e un motore.