“Cgil” Prodi abbraccia Epifani

06/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 1 e 8 – LAVORO-ECONOMIA

      Il discorso del leader dell’Unione salutato con una ovazione in piedi dalla platea del congresso di Rimini. Solo i passaggi su legge 30 e riforma Moratti suscitano qualche malumore. Il professore ri�suma la concertazione. Rinaldini (Fiom): no all’accordo di legislatura

      Prodi abbraccia Epifani: s� al patto fiscale per cambiare il paese

        Andrea Milluzzi e Fabio Sebastiani
        Rimini (nostri inviati)

          Arriva intorno a mezzogiorno e si apparta con Guglielmo Epifani in uno spazio riservato dietro il palco; se ne va dopo un intervento di poco pi� di mezzora, 24 applausi, due standing ovation e l’abbraccio con un raggiante Epifani ad uso e consumo dei fotografi. La giornata di Romano Prodi al XV congresso della Cgil in quel di Rimini frutta al leader dell’Unione il bottino pieno di consensi e di incoraggiamenti per le prossime elezioni. E’ vero, su qualche punto non convince, come legge 30, controriforma Moratti, richiamo alla concertazione e quel silenzio sul ritiro dei soldati dall’Iraq, ma il professor passa l’esame dei sindacalisti. Gianni Rinaldini non � per� disposto a firmare cambiali in bianco. Il segretario generale della Fiom parla immediatamente prima di Prodi e propone due priorit�: dare subito un segnale di rottura con il passato, abrogando gli obbrobri legislativi di Berlusconi e ritirare i militari dall’Iraq e dall’Afghanistan. Anche sulla concertazione Rinaldini � molto chiaro: �Ci pu� essere un sistema di regole contrattuali senza patto sociale�.

            Che l’aria non fosse delle pi� cattive, Prodi lo deve aver intuito ben prima del suo arrivo. Non � un caso infatti che la sua relazione si apra con una dichiarazione di intenti di questo tenore: �Abbiamo raggiunto lo stesso tipo di conclusione sullo stato economico e sociale del Paese e concordiamo anche sulle ricette� e per di pi� �senza neanche bisogno di discutere molto�. Esordisce con �cari amici e care amiche� e si becca un “No!! ” da una delegata che probabilmente si aspettava un reply del famoso, ma unico, “Cari compagne e compagni” pronunciato alla festa dell’Unit� di Milano. Sar� comunque un’occasione isolata, perch� le parole dette da Prodi riscuoteranno parecchi applausi e gesti di compiacimento dalla platea dei delegati e dal loggione dei dirigenti Cgil alle sue spalle.

              Comincia con un’analisi dell’Italia berlusconiana, di quello che c’era e di quello che non c’� pi�; parla di �declino�, anche se �� una parola che non uso a cuor leggero� e si basa sulle ultime ricerche statistiche: �Negli ultimi cinque anni il tasso di crescita della produttivit� in Italia – unico paese europeo – ha addirittura assunto valori negativi�; cita gli ultimi dati Istat – che �per l’anno appena concluso ha segnato uno zero nella casella della crescita, il che significa che il Paese � fermo� – e le decisioni dell’Unione europea, �tutte pensate per favorire la ripresa economica che � dovunque tranne che da noi�. Da questo arriva la prima indicazione: �Una politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito, non � possibile�, dice Prodi, scatenando la platea nel primo lungo applauso. D’altronde, sono le stesse parole usate da Epifani nella sua relazione introduttiva al congresso. E non sar� il solo episodio in cui le due relazioni combaciano.

                Sembra quasi che i due si cerchino. Le telecamere proiettano la faccia del segretario della Cgil accanto a quella del candidato premier dell’Unione in ogni passaggio cruciale dell’intervento. Prodi parla, ed Epifani � l� a fare “s�” con la testa. Prodi elogia lo slogan del congresso (“Riprogettare l’Italia”) che �pi� che uno slogan � un impegno�, ed Epifani spunta con un’espressione traducibile in “Eh, gi�”. Piena sintonia dunque, anche quando si scende nel concreto: �E’ finito il tempo dei condoni, dei facili arricchimenti dell’evasione fiscale – continua Prodi – noi intendiamo ripristinare anche in questo campo la cultura della responsabilit� e quindi �lanceremo una lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva che in Italia ha raggiunto livelli che non si riscontrano in nessun paese civile�.

                  Lotta all’evasione, lotta alle rendite finanziarie (per cui c’� bisogno di �un sistema di tassazione uniforme�), lotta alla precariet�. Non alla flessibilit�, quella che �serve alle imprese per essere competitive�, ma a quella che �in nome della riduzione dei costi si traduce in precariet�. Quindi, nello specifico, non si parla di “abrogare” la legge 30, cos� come non aveva detto nemmeno Epifani, ma di �superarla attraverso significative modifiche�, ossia, cos� come � scritto nel programma dell’Unione, introducendo �un’armonizzazione dei carichi contributivi sui diversi tipi di contratto�. E qua qualcuno storce la bocca. Non c’� da sorprendersi per�, visto che chiunque in questi tre giorni abbia pronunciato la frase “aboliamo la legge 30” si � meritato un lungo applauso.

                    Anche sull’immigrazione Prodi ed Epifani hanno la stessa ricetta: �La Bossi-Fini si � dimostrata una legge demagogica, iniqua e inefficace, noi faremo una politica incentrata sugli obiettivi di governare, accogliere, garantire diritti ed esigere doveri�. Quindi, pur se �il tetto numerico va governato�, � necessario combattere la clandestinit� �favorendo la piena integrazione fino alla cittadinanza: chi nasce e cresce in Italia deve essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti – e qua scatta un’ulteriore dose di applausi a scena aperta – e anche gli altri devono sapere che, se lo vogliono, per loro c’� un posto da cittadino�.

                      �Coesione sociale�, � questa la parola su cui Prodi punta di pi� nelle 21 cartelle del suo discorso: una coesione che leghi migranti, giovani e donne �penalizzate nei salari e nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali�. Il tutto mirato a riportare il Paese su un binario di sviluppo. Partendo da due diversi, ma paralleli, provvedimenti: �Ripristinare un pi� corretto e sostenibile equilibrio fra i prezzi e i redditi delle famiglie� e �stabilire una nuova politica industriale� attraverso innovazione, interventi fiscali e normativi che favoriscano le fusione e le acquisizioni delle imprese, l’internazionalizzazione delle imprese stesse e gli incentivi alla nascita di nuove realt� in nuovi settori produttivi. Alla base di tutto c’�, per Prodi come per Epifani, un nuovo patto fiscale.

                        Il leader dell’Unione arriva poi a parlare di altri due argomenti caldi durante tutta l’ultima legislazione: la sanit� e la scuola. La prima �non deve pi� essere vista esclusivamente come un costo, ma un settore importante della nostra societ�; la seconda �� un fattore essenziale per la crescita civile e lo sviluppo del Paese�. Ma cosa fare della riforma Moratti? �Andr� radicalmente cambiata in alcuni dei suoi aspetti� perch� �� giunto il momento di mettere ordine e dare stabilit�, valorizzando appieno l’autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti�. Una risposta, questa s�, che qualche mal di pancia in platea lo provoca. Le reazioni a caldo dei delegati sono tutte di segno negativo: �Tutta questa enfasi sull’importanza degli istituti tecnici mi richiama molto alla mente le posizioni di Confindustria�, osserva Paola. �La Moratti? Non c’� niente da salvare, neanche il titolo. Va cancellata. Punto�. Paola ricorda anche che c’� da cancellare il decreto sullo stato giuridico degli insegnanti e la stessa riforma dell’Universit�. Alessandro usa un tono pi� diplomatico e apprezza della relazione di Prodi il valore strategico dato all’istruzione: �Nel programma dell’Unione c’� un importante obbligo fissato a 16 anni. Per il resto c’� ancora molto da lavorare. Entreremo in dialettica, e vedremo. Se ci sar� bisogno scenderemo anche in piazza�.

                          Nel finale Prodi si lascia un po’ andare e arriva una stoccata a Berlusconi: �Ho letto l’anticipazione di un libro di tre studiosi che analizza il suo linguaggio. Ebbene, in 111 interventi hanno notato che, per quanto riguarda il mondo del lavoro, Berlusconi non ha mai usato la parola “diritti” mentre appare con frequenza “bisognosi”: per lui le dame di carit� sono pi� utili di voi sindacalisti�. In conclusione, non pu� mancare una dichiarazione di intenti per i futuri rapporti con il pi� grande sindacato italiano: �Non chiedo a nessuno di abdicare al proprio ruolo e tanto meno di surrogare il ruolo della politica – chiarisce Prodi – ma chiedo al sindacato di essere un interlocutore forte, esigente, responsabile e autonomo� di modo che �si possa riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo � stato accantonato�. Si ripropone qui il tema dell’autonomia sindacale e del rischio di un patto concertativo che, messo a monte della legislatura, non pu� che far da tappo all’azione del sindacato. Per Paolo Ferrero, responsabile lavoro del Prc, la �capacit� della Cgil di esercitare fino in fondo la propria autonomia� � proprio �il principale banco di verifica per il progetto che si � data qua a Rimini�. Sull’intervento di Prodi, Ferrero d� un giudizio a due facce: �E’ sicuramente un Prodi pro-lavoro, quindi nettamente diverso da Berlusconi. Per� – sottolinea – ha commesso due grandi omissioni: la questione del ritiro delle truppe e sulla legge 30 ha detto solo alcune delle cose che sono nel programma�.

                            Baci e abbracci sul palco, sorrisi a 36 denti che neanche fosse il 10 aprile e l’Unione avesse vinto le elezioni. Tre minuti di standing ovation in platea, poi Prodi schizza via e lo ferma solo Valerio Staffelli per dargli il famigerato tapiro d’oro di Striscia la notizia. Ma alla fine anche quello finisce al suo caposcorta. Niente da dire, per Prodi quella di ieri � stata proprio una bella giornata.