Cgil: “Piano straordinario per il lavoro”

05/05/2010


Da oggi l´ultimo congresso di Epifani. Unità sindacale, duello Bersani-Cisl
La prima volta della Confindustria: attesa per l´arrivo del presidente Marcegaglia

RIMINI – Un piano straordinario per affrontare l´emergenza lavoro. Dal palco del Palacongressi di Rimini Guglielmo Epifani lancerà oggi la sua proposta. Quella per far rientrare in campo la Cgil, dopo le laceranti spaccature con Cisl e Uil, la contrapposizione frontale con il governo di centro destra, ma anche le tante incomprensioni con il Pd che proprio ora, nella grande recessione globale, riscopre il valore e la centralità del lavoro. Si aprirà così il sedicesimo congresso della confederazione "rossa": 1.050 delegati (40% donne) e circa tremila invitati da tutto il mondo. L´ultimo congresso di Epifani che a settembre passerà il testimone quasi certamente a Susanna Camusso, milanese, cinquantacinquenne, prima donna segretario generale del più grande sindacato italiano con i suoi 5,6 milioni di iscritti.
Questo di Rimini si preannuncia, per tante ragioni, un congresso di svolta. Perché al termine di quattro giorni di dibattito si sceglierà il nuovo gruppo dirigente; perché dopo oltre un decennio il congresso si chiuderà con due mozioni contrapposte, da una parte la maggioranza epifaniana con oltre l´82% dei voti, dall´altra la minoranza conflittuale guidata dalla Fiom di Gianni Rinaldini; perché per la prima volta ci sarà anche il presidente della Confindustria ad ascoltare la relazione del segretario generale. E la scelta di Emma Marcegaglia di venire qui a Rimini non è solo un gesto di cortesia. Non può non avere un valore politico: quello di riaprire simbolicamente il dialogo con la Cgil che sì, non ha sottoscritto l´accordo sul nuovo modello di contrattazione, ma poi ha firmato tutti i rinnovi contrattuali (quasi 40) con la sola eccezione di quello dei metalmeccanici. In questo biennio della grande crisi la "Cgil del no" ha saputo in realtà dire tanti sì per gestire le ristrutturazioni industriali soprattutto nel profondo nord conquistato dalla Lega, ma non solo. Oggi Emma Marcegaglia verrà a Rimini a riconoscerlo pubblicamente. E forse lo farà lo stesso ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, fautore di una linea che ha spesso cercato l´isolamento della Cgil e che ora si prepara a un durissimo confronto, politico, sindacale ma pure culturale, sullo Statuto dei lavori al posto di quello approvato negli anni Settanta.
Un "piano del lavoro", dunque che riecheggia inevitabilmente quello di Giuseppe Di Vittorio del 1949. Nessun paragone improprio, ma certo qualche analogia c´è. Perché anche allora la Cgil era isolata sul piano sindacale e politico. Epifani, pensando a Di Vittorio, vuole «parlare al Paese». La sua vuole essere una proposta di politica economica di stampo keynesiano (a cominciare da un piano per le infrastrutture) per cominciare a fare crescere di più il nostro Pil e ridurre il tasso di disoccupazione. Un piano socialdemocratico che forse piacerà al Pd di Pier Luigi Bersani e che potrà camminare solo se sostenuto da tutto il movimento sindacale (d´altra parte è stato lo stesso leader dell´opposizione a sottolineare che «di fronte ad una situazione drammatica, c´è un deficit di unità del mondo del lavoro»). Da qui l´approccio distensivo di Epifani verso la Cisl di Raffaele Bonanni e la Uil di Luigi Angeletti. A loro chiederà di riprendere le tesi comuni sul fisco e l´immigrazione. Poi la Cgil intende rientrare in campo per modificare il sistema contrattuale. Finita nel 2013 la sperimentazione del modello condiviso da tutti fuorché, appunto, da Corso d´Italia, al tavolo della verifica la Cgil ci sarà. E qui sta anche uno dei punti di maggior contrasto con la minoranza interna. Ma la designazione della Camusso, fortemente osteggiata dalla Fiom, segna, anche da questo punto di vista, l´ambizioso inizio di una nuova Cgil nella quale cresce il peso delle donne, dei migranti e dei lavoratori del terziario.