Cgil: «Persi 4 anni per le bugie del Governo»

10/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

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    Ricerca Ires: occupazione sostanzialmente in calo, produttività che ristagna, investimenti al palo. E un debito a briglia sciolta
    Cgil: «Persi 4 anni per le bugie del Governo»

    Fabio Sebastiani

      Produttività che ristagna, occupazione sostanzialmente in calo, investimenti al palo, diminuzione dell’export e, per finire, produzione che declina verso il basso. Senza parlare della perdita del potere d’acquisto dei salari e del debito pubblico, ormai a briglia sciolta tranquillamente, in vista del 6% (in rapporto al Pil). L’Ires-Cgil, che rimane pur sempre un istituto di ricerca, parla molto diplomaticamente di «quattro anni sprecati», ma a leggere bene i numeri contenuti nel rapporto congiunturale 2005 (presentato ieri a corso d’Italia) la recessione ormai è una realtà consolidata e non più uno spettro.

        Marigia Maulucci, della segreteria nazionale della Cgil, preferisce definirli «anni sbagliati», ma la sostanza non cambia. Sono gli anni caratterizzati dalla non-gestione della politica economica da parte del governo Berlusconi, ovviamente, ma anche gli anni di una "ripresina" internazionale che l’Italia non è stata in grado di agganciare, gli anni del saldo occupazionale truccato dalla regolarizzazione degli immigrati, gli anni, infine, di un ristagno dei consumi come non si vedeva dal dopoguerra. Ma andiamo con ordine.

          E partiamo dalla previsione sulla "crescita", che nel 2005 subirà un calo vicino al -1%. Non si può più parlare di crisi congiunturale, quindi, ma di carattere strutturale della crisi. La differenza non è da poco. Oggi l’Italia è l’unico paese in Europa a registrare una performance come questa. La media dell’area euro, infatti, si attesta poco sotto una crescita del 2%.

            Per mesi il governo ha continuato a negare l’esistenza stessa del problema, fino al punto di "drogare" gli indici sull’occupazione. Nel 2004, secondo l’Ires-Cgil, non avrebbe volontariamente scorporato dal conteggio la registrazione degli immigrati. E quindi l’incremento di 164mila occupati in realtà va valutato come una diminuzione di 37mila. Il rapporto stima in 500mila gli stranieri regolarizzati a fine 2004 e in 700mila circa quelli da regolarizzare nel complesso.

              Ma a parte questi trucchetti contabili, a spaventare sono i numeri sui "fondamentali" dell’economia: la produttività, «misurata per unità di lavoro o per ora lavorata appare sostanzialmente ferma dal 2000 al 2003 ed in leggero aumento nel 2004»; i redditi, in calo nel triennio dal 2002 al 2004 de1,1% (reddito medio che in euro equivale a 824. A questi vanno aggiunti i 400 euro della mancata restituzione del fiscal drag).

                A conferma del dato c’è la "curva" delle retribuzioni orarie «che nella grande industria si collocano mediamente più sotto che sopra al livello di crescita dell’inflazione». Il confronto degli investimenti tra il quadriennio 1996-2000 e il quadriennio 2000-2004, poi, mostra chiaramente un calo del 13%. «Gli investimenti netti sono crollati – scrive l’Ires-Cgil – ma sono aumentati gli ammortamenti. Si è ricostituito il capitale. Non si è innovato». La conferma arriva dalla quota dei profitti investiti, salita dal 96 al 2000 e diminuita dal 2000 al 2004.

                  Quale conclusioni trarre dal rapporto Ires-Cgil? «Il paese ha bisogno di una cura vera e non di pezzette calde come l’Irap», sottolinea Beniamino Lapadula, responsabile Economia della Cgil. «L’Irap è tardiva in quanto nessuno può assicurare che quelle risorse oggi andranno in direzione degli investimenti. Per investire ci vuole un contesto appropriato. E questo non è certo il caso dell’Italia in questo momento», conclude. Anche perché i conti pubblici sono messi in condizioni disastrose. Lapadula parla di un deficit strutturale che sfiora il 6%. «Forse è il caso di mettere mano a una "due diligence" che chiarisca la vera entità del debito e del deficit». Per Agostino Megale, direttore dell’Ires-Cgil, è il caso di tornare a una vera «politica dei redditi».

                    Non fare una manovra correttiva dei conti pubblici ora «è un errore», avverte Marigia Maulucci, e significa «prepararsi ad una Finanziaria pesante, che viaggerà intorno ai 40-50 miliardi di euro». «Chi pagherà questa cifra?», chiede la segretaria confederale della Cgil.