“Cgil” Perché vanno superati i contratti nazionali (P.Ichino)

02/03/2006

      Luned� 27 febbraio 2006
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      Il Congresso di Rimini dall’1 al 4 marzo
      Il commento

        Perch� vanno superati i contratti nazionali

          Di Pietro Ichino

            �A livello europeo il sistema contrattuale (sta) velocemente evolvendo: gli ultimi Paesi che resistevano e in qualche modo confermavano un modello contrattuale simile al nostro, i Paesi scandinavi, hanno scelto direttamente la strada della contrattazione territoriale e aziendale superando il contratto di settore�.

            A sottolineare questo dato non � il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, e nemmeno Savino Pezzotta o Luigi Angeletti, ma il segretario generale di uno dei maggiori sindacati di categoria della Cgil, Franco Chiriaco (nel supplemento a Rassegna Sindacale del 26 gennaio 2006, su �La contrattazione decentrata nei settori dell’industria�). E le cose stanno effettivamente cos�.

              Questo non significa che la Cgil debba necessariamente bocciare la propria ottava tesi congressuale, che mira a conservare il nostro assetto attuale della contrattazione, marcatamente centralizzato, o mira addirittura (nella versione alternativa proposta dal segretario della Fiom Gianni Rinaldini) ad accentuare il peso del contratto nazionale. Ma chi compie questa scelta ha l’onere di spiegare come intende affrontare quei problemi cui negli altri Paesi si risponde con lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso la periferia.

                In primo luogo, occorre indicare realisticamente quale sia il programma proposto per consentire e, al tempo stesso, rendere davvero esigibile l’applicazione effettiva dello standard nazionale in quella met� dell’economia meridionale che oggi mostra di non riuscire a reggerlo. Qualche dirigente della Cgil indica la risposta nella �valorizzazione e finalizzazione dell’intervento pubblico al rilancio del sistema Italia�, di cui parla la quarta tesi congressuale. Se ci� significa un ritorno al sistema della partecipazione pubblica al capitale delle imprese e, in particolare, a un sistema di aiuti di Stato all’industria meridionale questo non ci � pi� consentito dall’Unione Europea. Se non � questa la ricetta per il recupero alla legalit� e il rilancio dell’economia del Sud, occorre chiarire che cos’altro si propone.

                  La quinta tesi congressuale, poi, auspica l’estensione secca dell’intero sistema protettivo a tutti gli attuali lavoratori precari e marginali che ne sono esclusi. Superare il dualismo attuale delle tutele � sacrosanto; ma non si pu� dimenticare che la maggior parte di quei lavoratori di serie B si collocano in zone del tessuto produttivo ad alta elasticit� della domanda di lavoro; zone nelle quali, pertanto, l’aumento secco del costo produrrebbe la perdita di molti posti di lavoro.

                    A meno che non si potesse adattare lo standard minimo in relazione alle singole situazioni concrete; ma questo comporterebbe proprio quel decentramento contrattuale, oppure quella derogabilit� del contratto nazionale, che, come si � visto, l’ottava tesi respinge nettamente.