Cgil, pensionati all´attacco della Fiom

25/02/2010

BOLOGNA – Tra i due litiganti nessun gode, almeno per ora. Dopo gli attacchi di Bruno Papignani della Fiom sulla gestione del congresso, accuse indirizzate in modo particolare a Cesare Melloni, ieri è stato il turno di Bruno Pizzica, segretario dello Spi, che critica apertamente le tute blu. Aprendo il congresso di categoria a San Lazzaro, non ha nascosto infatti di avere un paio di «conti in sospeso» con il segretario della Fiom bolognese. «Ha utilizzato anche argomenti di messa alla gogna personali nei miei confronti», afferma Pizzica, citando un´assemblea alla Ducati di due settimane fa. In quell´occasione «sono stato indicato come esempio di sindacalista a caccia di posti» salvo poi «dopo le mie rimostranze» e l´intervento della Camera del lavoro, ricevere «le scuse» via telefono. «Non è questo il modo in cui si sta in una organizzazione come la nostra», incalza il numero uno dello Spi, che vede nei comportamenti di Papignani «poco rispetto nella corsa a giocare d´anticipo e anche una certa arroganza "gigiona"». Rivendicando con orgoglio l´esito del congresso, Pizzica ha definito «fuori luogo» la fretta della Fiom di «mettere il cappello su un risultato che lo vede vincere nella sua categoria, ma con la mozione 2 sotto il 40% nel voto complessivo».
Le accuse di Pizzica non hanno risparmiato la Fiom da nessun punto di vista. Riferendosi alle recenti critiche sull´operato dell´assessore di viale Aldo Moro, Duccio Campagnoli, ha invitato i "colleghi" dell´industria a non «mettersi in rotta di collisione con chi si è adoperato in modo efficace» per attenuare le conseguenze della crisi sui posti di lavoro. Non solo. Il segretario dei pensionati ha accusato perfino «un ufficio di via Marconi 69», sede della Fiom bolognese, di aver "ispirato" un articolo, uscito qualche giorno fa sul il manifesto, dove Gabriele Polo parla di una «mutazione genetica» dello Spi che penalizza l´intera Cgil.
I numeri del congresso, secondo Pizzica, parlano da soli. La categoria ha ottenuto «un ottimo risultato», con più 12.617 votanti e 270 assemblee. Il voto, come da previsioni, ha premiato il documento Epifani con il 97,64% dei consensi. «Non è un voto di conservazione» ma la dimostrazione che «abbiamo a cuore le sorti della nostra organizzazione». L´ultima freccia è in difesa di Cesare Melloni, segretario uscente della Camera del lavoro che «non meritava questo risultato». Il documento di Epifani il congresso lo ha vinto con 20 punti di margine, manda a dire il leader dello Spi, suggerendo di «abbandonare la distinzione tra voto degli attivi e dei pensionati, perché la Cgil è una, e una sola».