CGIL: ora si riapra il confronto

07/04/2010

La CGIL, che da mesi si oppone al disegno di legge che riforma in peggio il processo del lavoro, chiede che in Parlamento, tra le forze sociali e nel Paese si riapra il confronto, nel rispetto delle indicazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il segretario generale Guglielmo Epifani ha espresso “soddisfazione e apprezzamento” per il rinvio alle Camere del provvedimento, rilevando che l’atto del Capo dello Stato “conferma le considerazioni della confederazione sugli aspetti critici del ddl”. In una intervista all’Unità. Epifani ha annunciato incontri con i gruppi parlamentari e ha chiesto che sia riaperto subito il confronto. Il leader della CGIL ha ribadito le critiche al cosiddetto “avviso comune” sottoscritto al ministero del Lavoro dalla Cisl e dalla Uil con le organizzazioni degli imprenditori. “Un documento incostituzionale – ha detto – , che non corregge i due punti chiave: la rinuncia al ricorso al giudice per i neo assunti e l’arbitrato secondo equità”. “Le decisioni del presidente della Repubblica devono essere accettate e rispettate da tutti, anche se non piacciono, come ha sempre fatto la CGIL. Invitiamo quindi a non far partire il solito balletto di polemiche”. È quanto ha affermato il segretario confederale Fulvio Fammoni, il quale ha ricordato che la CGIL è stata accusata di avere “tirato per la giacca” il Presidente della Repubblica. “Non l’abbiamo mai fatto – ha precisato –, caso mai la vera forzatura è stata l’avviso comune che è stato fatto firmare agli altri sindacati prima ancora che la legge fosse promulgata”. Il segretario confederale ha sottolineato che la CGIL riprenderà la propria iniziativa con l’obiettivo di modificare il testo di legge, “giudicato dagli stessi uffici del presidente Napolitano incongruente per la sue eterogeneità, complessità e problematicità, soprattutto in relazione al rapporto tra legislazione, contrattazione e forme di conciliazione e arbitrato