“Cgil” Non è nato un altro partito

06/03/2006
    domenica 5 marzo 2006

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    L’analisi

      Non � nato un altro partito

        Bruno Ugolini

          � bene dirlo subito. La Cgil non � scesa in campo come l’ennesimo partito politico aderente all’Unione. Non ha stabilito un patto a Rimini, simile a quello stabilito anni fa da Berlusconi con l’allora presidente della Confindustria. Anche perch� il principale sindacato italiano, come ha voluto precisare Guglielmo Epifani, non � una lobby qualsiasi. Si batte per il Paese, non per interessi di bottega. Ed ha fatto questo congresso dalle forti tinte politiche perch� conscia della gravit� della situazione. Un’analisi preoccupata, coincisa, del resto (per questo aspetto) anche da Cisl e Uil.

            Siamo ormai all’insegna della crescita zero e sarebbe grave se organizzazioni cos� radicate nel mondo del lavoro non dessero l’allarme e non confrontassero le proprie ricette con quelle degli schieramenti che si contendono la palma del nove aprile. La Cgil ha fatto questa operazione ed ha trovato delle concordanze di fondo (non una fotocopia) con gli impegni solennemente assunti da Romano Prodi.

              A cominciare dall’obiettivo di fondo (�Riprogettare il Paese�), fino ad alcuni passaggi decisivi. Prima di tutto su quel �Patto fiscale� che dovrebbe aiutare il lavoro e non la rendita, per arrivare al superamento della legge Trenta e al suo carico di precariet�, alla trasformazione della legge sulla scuola (non alla cancellazione), al diritto di cittadinanza per gli immigrati, al fondo per l’autosufficienza degli anziani, al rifiuto di una politica dei due tempi. Con un corollario. Il centrosinistra, se vincer� le elezioni, non mancher� di rispetto ai sindacati, ignorandoli. Nascer� una nuova concertazione nella quale il governo manterr� il proprio ruolo finale di decisione, ma prendendo in considerazione le proposte dei soggetti sociali. Un sindacato come la Cgil, dal canto suo, fa sapere di non volersi legare mani e piedi alla futura coalizione di governo. Applaude gli impegni assunti e li verificher� mese per mese.

                Un congresso utile, dunque. Una tale efficacia � dimostrata anche dal can can del centrodestra che ha gridato allo scandalo per l’applauditissimo incontro tra Prodi e la Cgil di Epifani. Erano timorosi degli effetti mass-mediatici. Ma l’assise non � stata un concentrato di propaganda. Ha chiarito le idee ai delegati partecipanti, ha immesso nel confronto elettorale le corpose proposte del mondo del lavoro. � anche un modo per non andare disarmati a futuri incontri, future trattative, sperando che abbiano luogo con interlocutori seri ed affidabili. Dimenticando le esperienze disastrose lasciate in eredit� dal centrodestra. Questa � la scommessa.

                  � vero che in questo scenario la parte strettamente sindacale � rimasta in ombra. Ma anche qui fa un po’ impressione leggere le lagnanze – come quelle espresse su �Il sole 24 ore� – circa il fatto che la Cgil colpevolmente si sarebbe rifiutata ancora una volta di �abbandonare la fortezza del contratto nazionale�. Sono pretese che suonano, espresse cos�, come un insulto anche verso organizzazioni quali Cisl e Uil che, pur proponendo ridimensionamenti del contratto nazionale, non ne chiedono per� l’abbandono. Ma perch� non si cerca di confutare nel merito i ragionamenti della Cgil? Quando dice, ad esempio, che limitando il contratto nazionale si finisce col punire i lavoratori pi� deboli, quelli di aziende dove non c’� un’organizzazione forte in grado di contrattare retribuzioni adeguate?

                    Cos� come stupisce chi (come il professor Michele Salvati dalle colonne del �Corriere�) si interroga sul perch� la Cgil non indica qualcosa da dare in cambio di quanto propone. Anche qui l’allusione � al fatidico nuovo modello contrattuale. Ed � magari auspicabile che nel futuro la Cgil metta nero su bianco le proprie idee anche su questo punto. Ma dubitiamo davvero che esse possano essere tali da risultare un �risparmio� per le imprese. � pi� probabile che servano a difendere meglio diritti e tutele del mondo del lavoro e quindi a costare di pi�. Quello che per� ci sembra davvero illusorio � che si possa credere che un Paese a crescita zero possa risolvere il suo mare di problemi, puntando su una nuova modellistica contrattuale.