Cgil molto critica, Cisl aperta, Uil non ostile

25/05/2001
La Stampa web





Venerdì 25 Maggio 2001
Cgil molto critica, Cisl aperta, Uil non ostile
Epifani: «Nessuna novità». Pezzotta: «Positiva la volontà di discutere»
Roberto Giovannini
ROMA La Cgil che spara a zero, la Cisl che si dichiara pronta a «vedere» le carte di D’Amato, la Uil che oscilla tra prese di distanza e volontà di discutere. La relazione di Antonio D’Amato riscopre il dialogo sociale, nel nuovo scenario politico dominato dal centrodestra. Anche se il leader degli industriali propone al governo di realizzare riforme «impopolari», e anche se spiega che dialogare col sindacato va bene purché non trasferisca «nelle relazioni sociali logiche ed interessi di natura politica». Nei commenti e nelle reazioni, i sindacalisti «leggono» questa nuova fase in modo molto diverso.
La Cgil considera le tesi di D’Amato una sorta di provocazione. Ieri Sergio Cofferati, come previsto, non ha partecipato all’assemblea per marcare in modo ancora più clamoroso il suo dissenso con il presidente di Confindustria. Il commento e la «rappresentanza» è stata così affidata al numero due, Guglielmo Epifani. «Non ci sono novità sostanziali, e il nostro giudizio resta critico su inflazione programmata, contratti, fisco e flessibilità – dice Epifani – se l’anno scorso era un D’Amato più di opposizione, quest’anno è più governativo». Il sindacalista rileva «toni sicuramente più misurati», ma chiarisce il no della sua organizzazione a rinnovi contrattuali bloccati sull’inflazione programmata. Più dura la valutazione del segretario confederale Cgil Walter Cerfeda. «D’Amato ha riproposto che il fisco deve andare alle imprese, che bisogna ridurre le pensioni e i salari mantenendo i tassi d’inflazione programmata al di fuori di ogni andamento realistico e che bisogna reintrodurre anche i licenziamenti. È quindi un programma di rottura che porterebbe se seguito al conflitto e alla lacerazione sociale. Mi auguro che il governo non segua questo programma».
Appare decisamente più soddisfatto il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, che pure ribadisce alcune pregiudiziali su pensioni e flessibilità. «Si è parlato del dialogo sociale – osserva – in termini abbastanza positivi. Mi sembra l’elemento più importante e significativo della relazione di D’Amato. Si tratterà adesso di verificare se dopo le dichiarazioni ci saranno comportamenti conseguenti». Pezzotta afferma che la Cisl «è pronta al confronto con la Confindustria e col governo che arriva», ma allo stesso tempo esprime due «perplessità»: «per noi – puntualizza – la flessibilità può essere solo negoziata e contrattata, mentre sulle pensioni non ci convince il passaggio immediato al sistema contributivo. Comunque su quest’ultimo fronte dovrà essere fatta innanzitutto la verifica; e solo sulla base di questa – ha concluso – si deciderà se intervenire e come». E se la Cgil minaccia lo scontro sociale, Pezzotta risponde: «intanto cominciamo a confrontarci».
Anche il numero uno della Uil Luigi Angeletti preferisce esaltare gli aspetti «positivi» su quelli meno graditi di una relazione che comunque viene giudicata «non ostile al sindacato». Un sindacato che per Angeletti è disponibile al confronto sulla riduzione delle tasse e sulle flessibilità solo se finalizzato alla creazione di «tanti, buoni posti di lavoro». L’Italia ha, secondo il segretario generale della Uil, infatti, un «problema fondamentale: creare buoni posti di lavoro, ben pagati. E questo è il dovere degli industriali». Secondo Angeletti solo dopo che gli industriali si saranno impegnati a creare occupazione con investimenti «si potrà discutere di riduzione delle tasse e di flessibilità». Per il segretario della Uil è necessario «rilanciare il dialogo sociale e – ha detto – penso che ci sia la disponibilità da parte di Confindustria», ma le imprese sono in ritardo sulla qualità dei prodotti, e devono capire che «la competitività si fa su questa e non sui bassi costi». Per questo, l’inflazione non deve essere combattuta solo dai lavoratori, e «i contratti vanno rinnovati rapidamente con salari che crescano assieme all’inflazione». Sui licenziamenti infine D’Amato è apparso «abbastanza vago, e un giorno gli spiegheremo – conclude Angeletti – perché non siamo d’accordo su questo punto».
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