Cgil, l’ora dei riformisti

13/01/2003

          sabato 11 gennaio 2003

          IL DIBATTITO A SINISTRA
          Panzeri apre il confronto interno sui temi dell’autonomia e dell’unità
          Cgil, l’ora dei riformisti
          «Il sindacato non può essere una pedina da manovrare sullo scacchiere politico»

          MILANO. L’ala riformista della
          Cgil esce allo scoperto e presenta,
          dopo settimane di schermaglie,
          le proprie linee guida
          sull’autonomia e l’unità sindacale.
          Lo ha fatto Antonio Panzeri,
          segretario della Camera
          del lavoro di Milano, marcando
          le differenze con molti suoi
          colleghi nella Cgil all’inizio di
          un convegno a Milano su «Autonomia,
          contrattazione, democrazia
          e unità».
          Autonomia anzitutto dalla
          politica. «Il sindacato — dice
          Panzeri — non può essere il
          luogo di incubazione di un nuovo
          progetto politico, né direttamente
          né per vie traverse». È il
          distacco dall’idea di una Cgil a
          sostegno di una parte della sinistra,
          dei girotondini e di Sergio
          Cofferati. «La Cgil —dice Pan-
          zeri — non può essere una pedina
          da manovrare nello scacchiere
          politico ma una grande
          organizzazione sociale che si
          deve fare pienamente carico
          delle necessità di riaprire una
          prospettiva unitaria». Secondo
          Panzeri «la questione è l’autonomia
          non il gioco di sponda
          alle vicende politiche della sinistra
          italiana. Il piano politico e
          quello sindacale restano necessariamente
          distinti». Le accuse
          al centro-destra non mancano
          ma Panzeri critica le scelte di
          «difesa corporativa o di contrapposizione
          frontale, di natura
          esclusivamente politica: il
          sindacato finisce per essere usato
          politicamente, piegato a logiche
          esterne».
          Panzeri ribadisce la necessità
          di una legge sulla rappresentanza
          sindacale e l’importanza
          di un’organizzazione più orizzontale,
          basata sul territorio, capace
          di rappresentare «l’arcipelago
          delle nuove figure sociali».
          Ma il tema forte è l’unità.
          «Non può essere una battaglia
          pedagogica per convincere gli
          altri delle nostre ragioni — dice
          — ma un lavoro di mediazione
          e di sintesi. Dobbiamo
          interrompere un processo distruttivo,
          di reciproca delegittimazione,
          che condurrebbe il
          sindacato in un vicolo cieco in
          balia delle manovre politiche,
          a scapito della sua autonomia».
          Le due parole d’ordine —
          autonomia e unità — si intrecciano
          nella relazione e sembrano
          marcare le differenze con la
          linea Cofferati, seguita anche
          dal suo successore Guglielmo
          Epifani. Dall’altra parte del palco
          c’era proprio il segretario
          generale della Cgil. Non ha risposto
          direttamente e ha rivendicato
          le scelte fatte dal suo
          sindacato, a cominciare dalla
          "battaglia" per i diritti. «Nel
          2002 c’è stato un processo di
          divisione importante: le nostre
          ragioni ne escono rafforzate.
          Abbiamo lavorato per rendere
          uguali le certezze e i punti di
          partenza. Se abbiamo questa
          opinione e altri no, non c’è un
          piccolo ma un grosso problema».
          I temi di divisione con Cisl
          e Uil sono tanti, come succede
          per il futuro del sistema contrattuale:
          altre cose, ovviamente,
          uniscono. «Il problema — sottolinea
          Epifani — è trovare il
          modo di affrontare i punti di
          divisione, di individuare percorsi
          che ci portino in avanti verso
          obiettivi comuni». Poi Epifani
          parla del rapporto con la politica.
          «La democrazia non può
          essere semplificata nel rapporto
          tra elettore ed eletto. Ci sono
          altri soggetti che rappresentano
          una piccola o una grande fetta
          di democrazia. Neanch’io voglio
          ragionare su un sindacato
          bipolare: la Cgil ha fatto accordi
          in Lombardia, Veneto e Lazio,
          regioni amministrate dal
          centrodestra». E alla fine il segretario
          rivendica ancora le sue
          scelte: «Mai come oggi la Cgil
          è in mano ai suoi iscritti e dirigenti.
          L’autonomia è la nostra
          forza e condanna».
          ALESSANDRO BALISTRI

          Le parole d’ordine
          *Il segretario della Camera del
          lavoro di Milano, Antonio Panzeri,
          rivendica l’autonomia del
          sindacato dalla politica. «Il
          sindacato — sostiene — non
          può essere il luogo di
          incubazione di un nuovo progetto
          politico, Nè indirettamente, né
          per vie traverse». Panzeri
          distingue nettamente il piano
          politico da quello sindacale e
          mette in guardia dal rischio di un
          «gioco di sponda alle vicende
          politiche della sinistra italiana»,
          di un’organizzazione «piegata a
          logiche esterne».
          *L’altro tema forte è quello
          dell’unità sindacale. Il leader
          della Cgil milanese esorta il
          sindacato a «interrompere un
          processo distruttivo, di reciproca
          delegittimazione». Per arrivare
          all’unità, secondo Panzeri, la
          strada non è quella di «una
          battaglia pedagogica per
          convincere gli altri delle nostre
          ragioni» ma di un paziente lavoro
          di mediazione e di sintesi.