Cgil: «Lo sciopero generale non è all’ordine del giorno»

04/02/2011

Niente sciopero generale. Almeno per il momento, «la questione non è all’ordine del giorno della Cgil». Nonostante le insistenze della Fiom e dei tanti lavoratori metalmeccanici che si sono mobilitati nei giorni scorsi per protestare contro gli accordi separati della Fiat, contro la strategia di Federmeccanica per colpire il contratto nazionale, e contro la mancanza nel paese di una politica industriale degna di questo nome.
UNA DIVERSA SCELTA STRATEGICA Da settimane ne discutevano a distanza le tute blu e la confederazione di Corso d’Italia, tra richieste di piazza e reazioni prudenti, spesso accolte da contestazioni, come quelle rivolte a Bologna alla segretaria generale Susanna Camusso, rea di non aver affrontato l’argomento nel suo discorso al la manifestazione del 27 gennaio. Ieri, infine, all’assemblea nazionale della Fiom in corso a Cervia, il botta e risposta in termini espliciti e motivati. Davanti ai funzionari e delegati della categoria, il leader Maurizio Landini ha ribadito le molte ragioni a sostegno di una mobilitazione generale di tutti i lavoratori italiani: la disoccupazione giovanile al 30%, gli attacchi alla Costituzione e alla democrazia, e un governo che «sarebbe utile fermare » per uscire dall’attuale crisi economica. Insomma, «non si tratta di problemi dei metalmeccanici, ma di tutti i lavoratori». Per questo la Fiom chiede lo sciopero generale, e «non c’è nessuno in Italia, se non la Cgil, che possa farlo». Ma la scelta presa dai vertici di Corso d’Italia è per ora diversa. All’assemblea delle tute blu l’ha spiegata con chiarezza e determinazione il segretario confederale Vincenzo Scudiere: «La Cgil sta cercando un ruolo che ci sposti dall’angolo in cui siamo, noi vogliamo fare l’accordo sul tavolo della crescita e sulla rappresentanza. L’accordo va fatto prima con Cisl e Uil, poi con Confindustria per evitare che si arrivi poi gli accordi separati». Definito l’obiettivo, stabilita la strategia: «Se dichiariamo lo sciopero generale non andiamo avanti neanche diun millimetro su questa strada. È interesse dei lavoratori italiani che si ricostruisca una posizione unitaria». Sulla stessa linea anche Fausto Durante, leader dell’ala riformista delle tute blu: «Dobbiamo avere il coraggio di scelte difficili e dolorose per riconquistare il contratto, passi verso gli altri sindacati e verso le associazioni datoriali, perchè difficilmente da soli avremo la capacità di cambiare il quadro di fronte a noi». Alla Fiom – che oggi pomeriggio chiuderà l’assemblea nazionale senza una piattaforma da approvare, ma lanciando una discussione interna sulle sfide all’orizzonte dell’organizzazione – spetta ora tirare le somme sul da farsi. C’è da «riconquistare il contratto nazionale» disdettato da Federmeccanica. E c’è la vertenza Fiat «ancora aperta» da affrontare «con tutte le iniziative più opportuno ». I toni di chiusura del Lingotto non mostrano variazioni. Anche ieri Sergio Marchionne ha ribadito: «Non posso fermare Chrysler per aspettare altri. È impossibile».