“Cgil” L’Epifani di governo nel solco dei riformisti

28/02/2006
    marted� 28 febbraio 2006

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      CGIL – DIETRO IL PATTO FISCALE, C’� LA STAGIONE DELLA NUOVA CONCERTAZIONE

        L’Epifani di governo nel solco dei riformisti

        Dietro al patto fiscale, base delle tesi congressuali della maggioranza della Cgil e cardine della relazione che il segretario generale Epifani terr� a Rimini in apertura di congresso, c’� qualcos’altro e cio� una nuova stagione di concertazione. Parola mai usata, all’interno delle tesi e per nulla amata dalla sinistra interna, ma che � dietro l’angolo. La Cgil “di governo” ne sa e capisce il valore. E proporr� un nuovo grande patto (sociale, di cittadinanza, per il futuro) al Paese. A prescindere dai nomi, insomma, conta la sostanza. I riformisti, oggi di fatto parte della maggioranza di Epifani, hanno lavorato e lavorano a questo scopo. Insieme a una conclusione unitaria della tanto discussa (e tirata in lungo) riforma delle relazioni industriali e a un rilancio dell’unit� sindacale su questi tasti insistono. Nicoletta Rocchi, segretaria confederale con deleghe delicate (terziario, reti, servizi), non ha dubbi: �Il patto fiscale che proponiamo ricorda sempre di pi� un patto classico di concertazione, nuovo e dalla portata ben pi� ampia di una Finanziaria. Dobbiamo rilanciare un Paese allo sbando, facendo una seria politica dei redditi ma anche aiutando un tipo di sviluppo che riparta su basi nuove, mettendo al centro valore del lavoro e risorse umane�. Un percorso irto di difficolt� e trappole, che non si pu� fare certo da soli: la Rocchi chiede di coinvolgere a fondo Cisl e Uil: �Serve una stagione ad alto tasso di confederalit� e di unit� tra le confederazioni per rimettere al centro gli interessi dei lavoratori e del Paese. Il sindacato � rimasto insieme, nonostante la rottura drammatica operata dai governi di centrodestra, ora serve una spinta in pi�. La riforma della contrattazione sta dentro questo quadro: �Premesso che crediamo nel valore del contratto nazionale e non vogliamo svenderlo – dice – sono certa che troveremo una mediazione purch� si smetta un certo senso di autosufficienza che alberga in Cgil come in Cisl. Senza dimenticare che perch� la riforma funzioni ha bisogno anche della terza gamba, quella istituzionale�. Ed � su questo punto che entra nella discussione Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil e capofila della filiera riformista: �Senza il patto fiscale non si pu� costruire quel nuovo grande compromesso sociale di cui il lavoro e l’impresa hanno bisogno per rilanciare la concertazione. Per far ci�, per�, � necessario un terzo attore, il governo. Ecco perch� – spiega – mi auguro la vittoria dell’Unione�. Megale non dimentica affatto la riforma contrattuale, anzi: �Se tornano al centro sviluppo e crescita, si avvicina la conclusione di un percorso unitario sulla riforma della contrattazione che sappia difendere un contratto nazionale che tutela dall’inflazione reale e allargare alla contrattazione territoriale come una “opportunit� competitiva”. Ivi compresa un’intesa sulla democrazia e rappresentanza da sottoporre a una grande consultazione tra i lavoratori. A maggior ragione � necessario rilanciare un’idea di unit� del sindacalismo confederale che non si fermi alla semplice unit� d’azione e immagini di costruire in Italia il nuovo sindacato unitario confederale�. Sembrano sogni, considerate le parole del leader cislino Bonanni di ieri (�La Cgil brilla per conservatorismo�) ma i riformisti pensano che Epifani ce la possa fare. Resta scettico invece Aldo Amoretti, presidente dell’Inca Cgil: �Manca un’operazione verit� nell’analisi dei cambiamenti sociali, dal lavoro nero al precariato. E uno scatto in pi�, un salto di qualit� nell’elaborazione di una proposta unitaria che ci faccia stare in gioco�. Onorio Rosati, nuovo, giovane e battagliero segretario della Camera del Lavoro di Milano ammonisce: �Senza un nuovo patto sociale il ruolo del sindacato diventa puramente rivendicativo e negoziale. Le modalit� delle relazioni industriali non sono un campo neutro: servono una nuova stagione di concertazione e la riforma della contrattazione. Tra gli strumenti per promuoverla, nell’ambito di una proposta unitaria, naturalmente, vi deve essere anche la valorizzazione del territorio, delle sue politiche e dei soggetti che vi agiscono. Il contratto sull’artigianato appena chiuso � la strada giusta�. Esempi visti con fastidio da molti, in Cgil. Ma la Camera del Lavoro di Milano, fino a ieri mal sopportata, rester� solo una sentinella avanzata, del riformismo in salsa Cgil? �Nient’affatto�, ribatte Rosati, �anzi, sar� parte integrante della nuova Cgil: ecco perch� chiedo che venga valorizzata in termini di risorse, anche umane, e a tutti i livelli�. I riformisti della Cgil non lo dicono ma lo fanno capire: la linea di Epifani � la nostra, avanti cos� ma � tempo che la Cgil ne valorizzi di pi� e meglio tale patrimonio. Del resto, i riformisti ormai “ex minoritari” hanno sempre preferito la �battaglia delle idee�, anche nei momenti pi� difficili. A differenza di chi, anche in questo percorso congressuale, si diceva d’accordo sui documenti e poi andava su liste contrapposte a eleggere gli organi. Vedi Fiom, per far dei nomi.