“Cgil” La prova del governo sarà il patto fiscale

07/03/2006
    domenica 5 marzo 2006

    Pagina 7 – CAPITALE/LAVORO

    La prova del governo sar� il patto fiscale

      Guglielmo Epifani � stato rieletto segretario generale della Cgil. Ieri le conclusioni del congresso di Rimini tutte rivolte alle questioni della giustizia fiscale e dello sviluppo. Raffreddati i toni dello scontro interno, il segretario ringrazia Rinaldini e Patta

        FRANCESCO PICCIONI
        INVIATO A RIMINI

          E’ soddisfatto, Guglielmo Epifani, e lo dice subito. La fatica di mettere insieme, in una conclusione unitaria che investe anche la lista dei componenti il Comitato Direttivo, si stempera in un ringraziamento generale. A Gianni Rinaldini e Giampaolo Patta, capifila delle tesi alternative che hanno vivacizzato – come argomenti e vis polemica – il quindicesimo congresso della Cgil; al sindacato pensionati (lo Spi) che ha rinunciato ad alcuni dei posti nel direttivo per consentire di dare una dignitosa rappresentanza (comunque non proporzionale ai voti) ai portatori di quelle tesi; a tutti i compagni che hanno lavorato dietro, davanti, sotto e sopra per portare a termine questa gigantesca consultazione democratica. E’ un discorso ovviamente pi� breve della relazione introduttiva, ma ne ribadisce gli snodi. A partire dall’unica seria contestazione politica, riguardante la proposta – all’auspicato governo di centrosinistra – di un patto di legislatura incentrato fin da subito sulla giustizia fiscale. L’argomentazione ricalca un po’ la logica della �salvezza nazionale�, perch� la �crescita zero registrata dall’economia italiana nel 2005 vien fuori addirittura da un +0,4% di esportazioni e dall’aumento della spesa pubblica�, un classico negli anni elettorali. Altrimenti andrebbe registrata una recessione piena, aggravata dal peggioramento dei conti pubblici e dall’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea. Uno scenario che ricorda �il peggior periodo degli anni `80, sotto i governi Forlani e Craxi�.

            I delegati del resto hanno portato esperienze drammatiche e poco note di deindustrializzazione, come quella del centro di ricerca d’eccellenza dell’ex Siemens a L’Aquila. �Un declino ormai conclamato che soltanto la destra non vede e ha fatto trovare nuove vicinanze di linguaggio con Cisl e Uil�. Con queste due organizzazioni resta in piedi il nodo irrisolto della �riforma delle regole contrattuali, nel senso di impoverire il livello nazionale per potenziare quello decentrato. Un’ipotesi che piace (moltissimo) a Confindustria e per nulla alla Cgil, perch� se rinunciassimo alla difesa del contratto nazionale ci sarebbe una cadura del valore medio delle retribuzioni, un peggioramento delle condizioni di lavoro dei pi� deboli, la svalorizzazione della parte di paese che produce ricchezza. Cos� come non si capisce la resistenza della Cisl a sviluppare forme pi� avanzate di democrazia sindacale (sull’esempio del referendum confermativo, tra i lavoratori, degli accordi sottoscritti dai sindacati). Da qui la richiesta di una legge sulla rappresentanza. Da qui la necessit� di prendere l’iniziativa, anche per non trovarsi – di fronte a un governo diverso – nella posizione di chi si pu� sentir rispondere, ad esempio nella definizione di una legge finanziaria, `oggi no, domani vediamo’. Incassa da Prodi la rinuncia alla �politica dei due tempi� (oggi il risanamento, domani lo sviluppo e la crescita salariale). Ma il sindacato � �autonomo, e verificher� atto per atto, mese per mese, gli impegni che Prodi ha preso qui�.

              Del resto ne aveva dato un esempio, pochi minuti prima Carlo Podda, segretario generale della funzione pubblica. Il contratto del pubblico impiego � infatti scaduto a dicembre e il governo Berlusconi non ha inserito nella finanziaria le risorse per coprirne il rinnovo. L’eventuale, auspicato, governo di centrosinistra � atteso perci� alla prova del Dpef: se non verranno l� indicate le risorse necessarie, autonomia del sindacato significher� sciopero del pubblico impiego. �Il vento del cambiamento, insomma, dovr� essere ben visibile�. Ed Epifani indica nell’estensione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia il fatto simbolico che pu� dare il segno della svolta. L’unico timore che dobbiamo avere � che il vento del cambiamento possa non esserci. Non che siano risolti per sempre i problemi interni. Alla Fiom regala infatti qualche ruvida attenzione (�la confederalit� � un diritto di tutti, non di una singola categoria�).

                E prima di lui anche Giampaolo Patta, per 22 anni animatore delle minoranze Cgil, si era chiesto se �il prezzo di svolgere un congresso unitario fosse valso la candela, perch� ho visto tesi alternative usate pi� duramente delle vecchie mozioni contrapposte�. Ma anche lui batte sul tasto dell’autonomia rispetto al governo e alle forze politiche. E aveva citato l’esempio della guerra, rispetto alla quale vede l’Unione – in previsione del voto parlamentare sul rifinanziamento della missione in Iraq – andare vero un preoccupante voto articolato, ossia diviso tra favorevoli, contrari o astenuti. Epifani, comunque, governa la Cgil con un’ampia maggioranza e una strategia al momento senza alternative. Ma sar� proprio l’invocatissima \autonomia rispetto al governo il banco di prova della sua capacit� di tenere insieme la necessit� del conflitto sociale, per esigere diritti e redistribuzione della ricchezza, con la responsabilit� di fare gli interessi generali del paese. Perch� a Rimini, spiega, �� avvenuto il contrario di Parma, quando la Confindustria di D’Amato e Berlusconi strinsero un patto tra lobby contro i lavoratori e il paese�. Qui, conclude, c’� stato un atto di impegno, rispetto e amore. Che richiede interlocutori all’altezza, non solo promesse pre-elettorali.