“Cgil” La nuova concertazione (R.Gianola)

02/03/2006
    gioved� 2 marzo 2006

    Pagina 1/2 – IL CONGRESSO DELLA CGIL

    Nuova concertazione per un nuovo modello di sviluppo

      di Rinaldo Gianola

        Si legge "accordo di legislatura" ma in realt� si chiama "nuova concertazione" quella che Guglielmo Epifani propone dal palco del congresso della Cgil al governo che verr�. E mentre avanza e spiega questa formula, � evidente che il segretario generale della Cgil pensa necessariamente a un’altra stagione politica che speriamo possa iniziare il prossimo 10 aprile con Romano Prodi. Il centrodestra di Berlusconi non ha voluto sapere in questi anni n� di concertazione, n� di accordi.
        E quando ha firmato intese con i sindacati, come il Patto per l’Italia con Cisl e Uil, � stato solo per poterle lasciare sul tavolo, inapplicate.

          Epifani ha in mente una svolta politica nella conduzione del Paese, propedeutica e contestuale a una svolta economica e sociale. Visto il disastro in cui si trovano le famiglie e le imprese, confermato ieri dalla crescita zero del Pil, il leader della piu’ grande organizzazione sindacale italiana � pronto a portare la sua forza, con 5 milioni e mezzo di iscritti, a collaborare pienamente, come si conviene per ruolo e storia a un sindacato confederale, al risanamento e al rilancio dell’Italia. Questa disponibilit� non � un regalo a fondo perduto: �, invece, un segno di grande maturit� che il mondo del lavoro manifesta al centro sinistra affinch� assuma "la responsabilit� storica", come enfatizza a proposito Epifani, di governare in uno dei momenti piu’ difficili del nostro Paese. Epifani ha in mente il reddito delle famiglie, la fatica di arrivare alla fine del mese, i 600-700 euro al mese di retribuzione dei precari, le sacche di nuova povert� tra i pensionati e i ceti piu’ deboli e indifesi. La sfida che la Cgil immagina per il futuro governo si concretizza in azioni decise, radicali, totalmente diverse dalle politiche del centrodestra.

            E la complessit� dei futuri interventi pu� riproporre, in versione riveduta e corretta, la formula della concertazione a tre: sindacati, imprese, governo. Questo non significa ricalcare lo stesso schema del 1992 e del 1993, anche perch� nel frattempo l’Europa e la moneta unita sono state agganciate, ma pensare a un modello, a una politica di sviluppo e della concorrenza che superi le debolezze strutturali del nostro capitalismo oligarchico e senza capitali, che favorisca la proliferazione di nuovi soggetti finanziari e bancari forti (a proposito: � proprio sicuro Epifani che l’Unipol non poteva prendersi la Bnl?), che elimini l’incestuoso sistema dei patti di sindacato delle grandi imprese. Il fronte � aperto. C’� bisogno di ingenti risorse da finalizzare in investimenti produttivi, alla formazione, al sistema di welfare. Queste risorse vanno trovate con una nuova politica fiscale che sanzioni gli evasori, colpisca le rendite e i grandi patrimoni, restituisca il drenaggio fiscale ai lavoratori, sostenga i redditi da lavoro e le pensioni, aiuti i redditi piu’ bassi. Su queste basi, di un patto fiscale che diventa "patto di cittadinanza di una rinnovata coesione sociale e di etica pubblica", Epifani � pronto, e lo chieder� a Cisl e Uil, a un accordo di legislatura col futuro governo. La radicalit� degli interventi proposti, tuttavia, sembra coniugarsi con una certa flessibilit� politica che Epifani lascia almeno trasparire. Insomma: se il reddito delle famiglie, se l’occupazione, se la formazione, se il fisco etico, se gli investimenti tornano ad essere gli obiettivi centrali, prioritari dell’esecutivo allora la Cgil sta al tavolo ed � pronta a dare una mano. Anche sulle questioni verso le quali sono piu’ sensibili gli interessi degli imprenditori, come il nuovo modello contrattuale, Epifani ribadisce la sua difesa totale del contratto nazionale, come fattore di tutela non rinunciabile, ma aggiunge, per chi sa leggere, una nota di apertura, pragmatica. Se c’� un accordo di legislatura col nuovo governo, se la Confindustria non vuole tutto e subito, allora ci sono cinque anni davanti per confrontarsi, lavorare, raggiungere obiettivi condivisi