Cgil, la Fiom trascina la mozione di minoranza

23/02/2010

BOLOGNA – Il congresso della Fiom non riserva sorprese e regala alla mozione di minoranza un consenso plebiscitario, il 95,77% dei voti raccolti tra oltre 10mila lavoratori nelle fabbriche metalmeccaniche del bolognese, lasciando a quella di maggioranza solo le briciole del 4,23%. Le novità, piuttosto, riguardano gli equilibri della Camera del lavoro cittadina che, trascinata a sinistra da tute blu e addetti del pubblico impiego, vedrà la mozione due prevalere nettamente
tra i lavoratori attivi.
LA MINORANZA IN VANTAGGIO
Secondo stime della Fiom, che dovranno essere confermate dai dati ufficiali del congresso dell’1-3 marzo, la proposta congressuale con Gianni Rinaldini tra i primi firmatari si aggiudicherà il 54-55% dei consensi nella Cgil di Bologna. Invece quella promossa da Guglielmo Epifani, maggioranza a livello nazionale, resterà tale a livello provinciale
grazie ai voti dei pensionati dello Spi, che riporteranno la bilancia dei consensi sul 60-61% per la mozione uno. Ma il dato politico non cambia e, salvo smentite dell’ultimo minuto, parla di uno spostamento dei lavoratori bolognesi su posizioni più radicali di rivendicazione sindacale. «Serve una forte discontinuità» ha chiesto il segretario dei metalmeccanici Bruno Papignani nel lungo intervento introduttivo che ieri ha aperto i lavori congressuali a
PalazzoReEnzo, affinchè la Cgil torni ad essere «un soggetto di trasformazione e cambiamento sociale», che non si limita a posizioni difensive e non si ferma a «una confederalità burocratica, gerarchica e spesso autoreferenziale». Perchè parlare oggi di concertazione «è fuori dalla storia». Una critica a tutto campo all’attuale strategia del sindacato che, pur volgendosi ai vertici nazionali di Corso d’Italia, non lascia indenni quelli di via Marconi, che ieri hanno partecipato all’assise delle tute blu con Andrea Caselli (anche lui membro della mozione due), mentre il segretario generale Cesare Melloni è arrivato a Palazzo Re Enzo solo nel tardo pomeriggio, di ritorno da una riunione a Roma. E solo per ascoltare, nonostante il previsto intervento in apertura della seconda sessione di discussione.
LA FRATTURA INTERNA
Lo spettro delle divisioni interne alla Camera del lavoro, complice un clima nazionale di tensione tra i rappresentanti delle diverse proposte congressuali, sembra prendere corpo sotto leDueTorri. «I metalmeccanici hanno subito, non alimentato, le divisioni nel sindacato» ha premesso Papignani, ammettendo però «qualche preoccupazione» per ciò che potrà comportare la frattura tra le due anime della Cgil anche a Bologna. Insommma, «la maturità diungruppo dirigente si misura nella capacità di fare sintesi e spero che la discussione non porti a ripicche e vendette».«In ogni caso» ha aggiunto il segretario dei metalmeccanici, «potranno distruggere qualche dirigente, ma non la forza della Fiom e dei suoi delegati». Il sindacato delle tute blu, in proposito, si presenta forte del «risultato eccezionale di iscritti»
raggiunto nel 2009, ilmassimo storico di 19.665 lavoratori (il 26% donne, 2.257 migranti e 3.845 impiegati), coinvolti in queste settimane in oltre 800 congressi di base in una maratona che «ha ridato significato e valore alla parola militanza». Una maratona iniziata, in realtà, già nei primi giorni dello scorso autunno, con la mobilitazione dei metalmeccanici Cgil contro l’accordo separato di categoria firmato da Fim-Cisl e Uilm-Uil: «Hanno sbagliato
a firmare un contratto illegittimo, mala Fiomdimostrerà che il nostro no vale cento volte di più di 64 euro mensili in busta paga» ha ripetuto Papignani, raccogliendo dall’assemblea l’applauso più caldo di tutta la giornata