Cgil, la dialettica torna «vivace»

05/02/2003


5 febbraio 2003

La proposta della segreteria è stata approvata a maggioranza con due voti
contrari

Cgil, la dialettica torna «vivace»
Nuovo vertice domani sull’estensione dei diritti. Patta: rischio divisione

Felicia Masocco

ROMA Vivace dialettica in Cgil, si torna
a parlare di «maggioranza» e di
«minoranza» interne dopo che nella
segreteria di lunedì scorso la proposta
di legge di estensione dei diritti, articolo
18 compreso, è passata con i voti
contrari di Gianpaolo Patta e di Paola
Agnello esponenti della sinistra cigiellina.
Dopo il congresso di Rimini che
un anno fa aveva riportato l’unità nella
confederazione (assente da almeno
quattro congressi) ora è proprio Patta
a mettere in guardia da un possibile
nuovo strappo: «Esiste il rischio concreto
di una divisione Cgil sul voto del
referendum», ha dichiarato definendo
«insufficiente» e «inadeguata ad evitare
il referendum» la proposta della segreteria
che verrà discussa e votata al
prossimo direttivo, dopo lo sciopero
del 21 febbraio. Prima di allora, da
domani, la bozza sarà la vaglio di una
commissione composta prevalentemente
da dirigenti di struttura e di
categoria con il compito (è la prassi)
di raccogliere opinioni e approfondire,
prima del passaggio al parlamentino
confederale. Se ci sono spazi di
mediazione si vedranno in questa fase.
La proposta è una delle quattro su
cui la Cgil ha raccolto oltre 5 milioni
di firme: due erano i referendum abrogativi
quando sarebbero passate le modifiche
all’articolo 18 e la delega sul
lavoro; due erano le proposte di legge,
sulla riforma degli ammortizzatori sociali
e sull’estensione dei diritti e delle
tutele. «È un percorso deciso unitariamente
a prescindere dal referendum e
in risposta all’impegno assunto con
milioni di persone – ricorda il segretario
confederale Giuseppe Casadio -. A
riprova c’è il fatto che due titoli su tre
della proposta di legge non riguardano
l’argomento del quesito referendario»,
che si pone l’obiettivo di estendere
l’articolo 18 lasciando però inalterata
la condizione dell’intera galassia dei
lavoratori precari.
La proposta della Cgil pone la questione
al primo punto dove dice di
estendere l’intera legislazione del lavoro
anche agli atipici, ai collaboratori
coordinati e continuativi, attraverso la
riformulazione dell’articolo 2094 del
codice civile che oggi dà una definizione
di lavoro dipendente giudicata datata,
riferita cioè al classico lavoro dipendente.
Si tratta di ampliare la definizione
in modo che rientrino in essa anche
altre forme di lavoro. «Automaticamente
- spiega Casadio – anche ad esse verrebbe
applicato l’intero ordinamento del lavoro».
Su questa parte l’apprezzamento della
sinistra cigiellina non manca.
A dividere è il secondo titolo, che tratta
del rafforzamento delle tutele per chi oggi
non ha l’articolo 18: «per chi ce l’ha
resta tale», precisa Casadio.
In sostanza, in caso di licenziamento
senza giusta causa si estende a tutti il
diritto di «reintegra» (è questo il
termine giuridico) «quale che sia il
numero dei lavoratori dell’impresa»,
quindi anche nelle piccole dove oggi
scatta non il reintegro, ma la riassunzione.
Ottenuta la sentenza a suo favore il
lavoratore può optare per il reintegro
oppure per il risarcimento monetario
che sarebbe di 15 mensilità.
Nelle piccole imprese anche al datore
di lavoro viene riconosciuta la possibilità
«dopo che sia intervenuta la sentenza
di reintegra, di optare per un
risarcimento monetario». Che non è
quello irrisorio dovuto oggi (dalle 2
alle 6 mensilità), ma è quantificato dal
magistrato in base al «danno futuro
reale» subito dal lavoratore. «Si tratta
di una modifica radicale rispetto a
quanto avviene oggi, si introduce un
deterrente per il datore del lavoro che
se dovesse optare per il risarcimento
non sa a che cosa va incontro», spiega
Casadio. Inoltre la proposta che non
tocca le «soglie» attuali, cambia però il
meccanismo di calcolo dei dipendenti:
nel computo dei 15 entrano anche i
co.co.co, gli apprendisti i contratti di
formazione e tutti i dipendenti dei
raggruppamenti di impresa.
Per Giampaolo Patta «è insufficiente»:
«Disincentiva ulteriormente – dice – ma
il reintegro non viene garantito».
La contrarietà di Patta che, come la Fiom,
appoggia il referendum promosso da
Rifondazione, Verdi e dai Ds di Socialismo
2000, parte dalle legge ma è il referendum
il vero obiettivo: «Tutta questa
discussione rischia di essere d’accademia»,
riconosce quando gli si fa notare
che in ogni caso, evitare il referendum
con una legge quale essa sia è
cosa improbabile data la schiacciante
maggioranza della destra. «La cosa
che mi preoccupa di più è l’indicazione
sul voto, temo il disimpegno. Potrebbe
dividere la Cgil, il sindacato e
anche la sinistra». Le divisioni sono
temute anche da chi il referendum
non l’appoggia e per questo giudica
un errore averlo promosso.