Cgil, la democrazia alla prova dei territori

18/09/2007
    martedì 18 settembre 2007

    Pagina 4 – POLITICA & SOCIETÀ

    Cgil, la democrazia alla prova dei territori

      A Novara, la Camera del lavoro approva un documento «negativo» sull’accordo del 23 luglio. A Bologna è la Filcams a criticare il protocollo. Ma in diversi territori si preferisce tacitare la dialettica democratica. In attesa dell’esito della consultazione referendaria

        Sara Farolfi

          E’ convinto Cesare Damiano che l’esito della consultazione referendaria tra i lavoratori sul protocollo del 23 luglio, sarà positivo. Ammette, il ministro del Lavoro, che il no della Fiom «potrà avere un’influenza, e in alcune fabbriche anche importanti potrà prevalere un giudizio negativo», ma non tale da sovvertire l’esito di una consultazione di massa che riguarda milioni di lavoratori e pensionati.

          Per conoscere l’esito della consultazione referendaria, e quindi il giudizio di lavoratori – precari, cassintegrati e in mobilità – e pensionati sull’accordo siglato tra il governo e le parti sociali su pensioni, welfare e competitività bisognerà comunque aspettare il 12 ottobre. In preparazione ora ci sono le assemblee nei luoghi di lavoro per spiegarne i contenuti. Quello che è certo però è che in diverse camere del lavoro il no della Fiom sembra solo la punta d’iceberg di uno scontento trasversale a diverse categorie. Dialettica democratica, si dirà. Che però, fatto salvo il vincolo costituito dal voto del direttivo nazionale, in alcune strutture territoriali si preferisce occultare.

          La notizia più forte arriva da Novara, dove il direttivo della camera del lavoro ha approvato un documento che esprime un giudizio negativo sull’accordo, perchè aumenta l’età pensionabile, «liberalizza» gli straordinari e non combatte la precarietà. Due documenti simili nei contenuti sono stati presentati anche dal direttivo regionale della Cgil Piemonte e da quello della Camera del lavoro di Torino. In entrambi i casi, la maggioranza del direttivo ha impedito che venissero discussi e quindi messi ai voti. «Una decisione legittima certo, ma è incredibile insistere tanto sulla consultazione dei lavoratori senza che poi questi vengano messi nelle condizioni di conoscere le posizioni del sindacato» commenta Claudio Stacchini, della segreteria della camera del lavoro di Torino.

          Anche in Lombardia, un ordine del giorno presentato dal direttivo della camera del lavoro all’indomani della sottoscrizione dell’accordo da parte della segreteria nazionale, è stato poi giudicato dallo stesso direttivo «irricevibile». «Perchè, nella più importante regione per numero di iscritti, non è stato messo al voto il documento presentato?» domanda Dino Greco, membro del direttivo nazionale Cgil e ex segretario della Camera del lavoro bresciana.

          A Brescia, dove l’accordo di luglio era già stato valutato negativamente dall’assemblea dei delegati riunitasi alla fine di luglio, il comitato direttivo, richiesto, ancora non è stato convocato. Ciò che sembra preoccupare la segreteria è che un eventuale posizione negativa sull’accordo possa poi diventare l’alibi per la Cisl locale per frenare sul referendum. Una decisione che Fausto Beltrami, della segreteria della Cgil bresciana, non condivide. «Non si può parlare di democrazia se agli organismi territoriali non è consentito esprimere posizioni dialettiche rispetto al nazionale» chiosa Beltrami. Sempre a Brescia, le rappresentanze sindacali unitarie di alcune fabbriche, ma anche del pubblico impiego, hanno intanto convocato un’assemblea per venerdì. Ordine del giorno: «votare no all’accordo del 23 luglio».

          E che le criticità non provengono solo dalla Fiom lo dice anche quanto successo a Bologna. Dove il direttivo locale ha approvato quasi all’unanimità un documento che non dà una valutazione sull’accordo ma ribadisce, in sintesi, l’impegno per la partecipazione al voto dei lavoratori e quello della Cgil contro la precarietà. «Un documento che nasce dall’esigenza di garantire l’unità di azione pur nella diversità dei giudizi» spiega Cesare Melloni, segretario della Camera del lavoro bolognese. Ma che non ha impedito alla Filcams locale (categoria che rappresenta il commercio) di votare, pochi giorni dopo, un documento in cui si esprime un giudizio negativo sulla parte dell’accordo che riguarda il mercato del lavoro.

          E un giudizio negativo sull’accordo arriva anche dai metalmeccanici della Uilm piemontese (la Uilm nazionale si è espressa ieri per la «libertà di voto» dei lavoratori nel referendum su un’intesa «solo parzialmente positiva»). E anche dal sindacato autonomo Fismic (che è il secondo sindacato a Mirafiori). Criticità che, nel merito, non riguardano tanto la parte sul mercato del lavoro, ma soprattutto il capitolo pensioni. Dove lo «scalone» di Maroni è rimasto, soltanto addolcito in più digeribili «scalini».