Cgil, in Sicilia Sabattini getta la spugna

24/07/2002


24 luglio 2002


«Malumori» in Corso d’Italia

Cgil, in Sicilia Sabattini getta la spugna
ROMA – Meglio non forzare. E, piuttosto, prendere atto della "sconfitta". Claudio Sabattini, ex leader della Fiom-Cgil ed esponente dell’area di sinistra del sindacato, sta pensando di ritirarsi dalla corsa per la guida della Cgil siciliana: a lanciarlo era stato Sergio Cofferati, alla scadenza del suo mandato ai meccanici. Un’operazione non riuscita, a giudicare dagli esiti della consultazione tra i dirigenti siciliani che hanno bocciato la candidatura di Sabattini. Nonostante l’investitura del segretario generale uscente, i voti contro sono stati 90, 83 i "sì", un astenuto. Numeri che hanno fatto riflettere l’ex leader della Fiom se, come sembra, avrebbe già manifestato ai vertici di Corso d’Italia l’opportunità di prendere atto dell’insufficiente risultato. Insomma, meglio tirarsi fuori ed evitare nuove "forzature" della segreteria Cgil. Una riflessione prontamente sostenuta dalla "sua" Fiom che nei prossimi giorni gli proporrà la guida dei meccanici siciliani. Una candidatura che Sabattini potrebbe accettare anche se, in qualche modo, è un’uscita di scena dai riflettori di Corso d’Italia. Vista la scarsa presenza di industrie nell’isola, quello che si prospetta a Sabattini non è certo un ruolo di primo piano. Resta forte la sua influenza politica nel sindacato ma anche i "ruoli" alla fine si pesano. Nel rifiuto della Cgil siciliana c’è chi vi ha letto logiche di schieramento tutte interne ai Ds, cioè, una lotta tra l’ala dalemiana e quella del correntone ma le cose sembrano più semplici. Il «no» è andato a un segretario d’importazione mentre i vertici siciliani avrebbero preferito una candidatura interna, tra i quadri locali. Forse anche meno ingombrante. Intanto ieri in Corso d’Italia si è iniziato a discutere di iniziative che stanno molto a cuore proprio all’area di sinistra del sindacato. È stato nominato un gruppo di lavoro che metterà a punto nel dettaglio le due iniziative di legge popolari, quella sugli ammortizzatori sociali e sull’estensione dei diritti. A breve non ci sarà nulla di concreto, se ne riparla in autunno. La discussione infatti non è di quelle semplici: l’estensione dell’articolo 18. A quali imprese? Con quanti addetti? Il referendum proposto da Rifondazione inquina la discussione che in altri tempi non si sarebbe neppure avviata. Per non parlare dei problemi che potrebbe creare nel Centro-sinistra. Meglio rallentare, dunque. Per il momento si va avanti con la petizione, nelle sue linee generalissime, ma che almeno non crea nuovi fronti di divisione. «Per la traduzione della petizione in proposta legislativa – spiega Beppe Casadio, segretario confederale Cgil – c’è ancora tempo. Abbiamo appena cominciato la discussione ma vorrei precisare che per estensione dei diritti non intendiamo solo l’articolo 18 ma anche tutti gli altri previsti dallo Statuto».
Lina Palmerini