Cgil in piazza, lite con la Cisl

24/02/2003



Sabato 22 Febbraio 2003

ITALIA-LAVORO


Cgil in piazza, lite con la Cisl

Politica industriale – Ieri lo sciopero solitario, è scontro con le altre sigle confederali – Pezzotta: «La protesta non basta, serve una proposta»


ROMA – Uno sciopero che ha già raggiunto il suo scopo, diceva alla vigilia della protesta separata della Cgil il suo segretario generale, Guglielmo Epifani. E infatti di declino industriale si parla, per negarlo o confermarlo ma se ne discute. Al di là dei numeri e delle adesioni allo sciopero di ieri, tante per la Cgil (circa 80%) poche per gli industriali (30%), c’è un tema sul tappeto che martedì prossimo verrà discusso in un incontro tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. È lì che si approfondirà l’analisi e che si confronteranno le tesi perché la piazza non fa diagnosi e non indica terapie. Proprio in vista di quell’appuntamento Epifani ha provato ad accorciare le distanze e a stiepidire un clima teso tra confederazioni sempre più lontane sulle strategie ma forse non così tanto sul merito. «Auspico – ha detto ieri il leader Cgil nel suo comizio a Pescara davanti a 20mila persone – uno scatto d’orgoglio del sindacalismo confederale. Quando ci siederemo davanti al presidente di Confindustria, possiamo sperare che almeno ci sia un comune giudizio sulla crisi e sui modi per uscirne? Se sarà così, potremo ricominciare a camminare insieme, altrimenti, il problema non sarà se scioperare o no ma se abbiamo tutti la stessa visione del nostro ruolo e delle nostre prerogative». Ma il tentativo di riunire non riesce. Savino Pezzotta, infatti, non gradisce le parole del segretario generale Cgil: «Epifani si dovrebbe curare del suo orgoglio e non del mio, fondato sull’autonomia». Una replica secca che sconta anche i malumori per la protesta in solitario su cui però Pezzotta non vuole entrare. «La protesta non basta, serve una proposta. Comunque, non mi faccio trascinare nella polemica dello sciopero, se le adesioni sono state tante o poche. È un fatto che riguarda loro – dice il leader Cisl – io penso che un sindacato debba portare risultati». E un risultato per Pezzotta è l’aver ottenuto dagli industriali il tavolo di martedì sulla crisi dell’industria. Un crisi che esiste sia nel documento messo a punto dalla Cisl (almeno 83mila posti a rischio) sia in quello della Cgil. «Perchè il Governo – ha chiesto nel suo comizio Epifani – non dice la verita? Forse per non ammettere che le scelte fatte sono sbagliate. Rallenta un’economia forte, come quella tedesca e il Governo di quel Paese lo ammette, rallenta l’economia francese e quel Governo lo riconosce. Possibile che solo per il Governo italiano non ci sono problemi?». I numeri della Cgil sono chiari: 90mila posti a rischio nel breve termine. La strada dello sciopero resta "incompresa": a Cisl e Uil ma soprattutto a Confindustria. «Se Epifani vuole continuare a tenere la Cgil in una logica contro, credo che continuerà a proclamare scioperi inutili che farà da solo, con sempre meno persone. Fare uno sciopero contro il declino industriale, che non esiste, è come fare uno sciopero contro il maltempo», ha detto ieri il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi che ha stigmatizzato «episodi di picchettaggio» all’Alfa Romeo di Pomigliano D’Arco (Napoli). «Episodi incivili – ha commentato Parisi – dopo anni in cui si è cercato di avere relazioni industriali moderne e costruttive. Libertà di sciopero è anche libertà di lavorare. Non a caso nell’azienda accanto, l’Alenia, sono stati registrati, senza picchettaggi, tassi bassissimi di adesione allo sciopero». E anche la Fim e la Uilm hanno denunciato «picchetti duri ma nonostante questo l’adesione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi anni». E anche i dati degl industriali parlano di scarso successo. «I problemi – ha chiarito Parisi – non si risolvono con lo sciopero e i lavoratori lo capiscono visto che c’è stata una bassissima adesione allo sciopero: non più del l 30% mentre a Torino siamo sotto il 10% e alla Fiat non si arriva al 19 per cento». Ma i numeri della Cgil sono ovviamente diversi: la percentuale di partecipazione oscilla tra il 70 e l’80 per cento mentre hanno manifestato in 25mila a Torino, 20mila a Milano, oltre 15mila a Venezia, 12mila a Firenze; oltre 10mila a Bologna. E a fine serata arriva il commento del segretario generale Epifani: «È stata una grande giornata di lotta. Un risultato che dà ragione a chi, in questi mesi, ha avuto il coraggio di dire la verità. È ora che Confindustria e Governo riconoscano il fallimento delle politiche di questi anni e mettano in campo risposte credibili ai gravi problemi del sistema industriale».
LINA PALMERINI