Cgil: «In piazza anche da soli»

16/01/2004



      Venerdí 16 Gennaio 2004

      ITALIA-POLITICA
      Cgil: «In piazza anche da soli»

      Epifani: se il Governo procede nella sua controriforma sarà lotta

      MASSIMO MASCINI


      DAL NOSTRO INVIATO RICCIONE – La Cgil è attenta a non rompere il dialogo unitario con Cisl e Uil, ma è altrettanto fermamente convinta che, se necessario, andrà da sola allo scontro con il Governo, anche attuando scioperi generali. Guglielmo Epifani lo ha ribadito ieri davanti alla platea più difficile, quella dei metalmeccanici. Il segretario generale della Cgil è stato esplicito. «Se il Governo – ha detto – procedesse nella controriforma della previdenza che conosciamo il sindacato non potrebbe stare fermo, non potrebbe non pensare a forme di lotta. Per questo è bene avviare una discussione con i quadri e i delegati sulle proposte dei tre sindacati o, in assenza di indicazioni unitarie, della sola Cgil. Sentiremo Cisl e Uil e poi decideremo». Non era difficile ricevere l’applauso dei metalmeccanici su un piano di confronto rude con il Governo, ma Epifani è stato attento a non lasciare spazio alla demagogia. «Se il Governo – ha spiegato – conferma la volontà di puntare comunque a un risparmio della spesa previdenziale pari allo 0,7%, è evidente che gli sarebbe difficile modificare nella sostanza la delega presente in Parlamento, e questo non potrebbe essere condivisibile dall’intero sindacato, non solo dalla Cgil». E se si arrivasse allo scontro con il Governo tornerebbe tutto sul tavolo, la previdenza, ma anche tutte le altre materie di scontro, la politica economica mai condivisa, il mancato intervento per prezzi e tariffe, le mancate iniziative per assicurare sviluppo. Uno scontro che, appunto, la Cgil vorrebbe condurre assieme alle altre due confederazioni, ma che è pronta a sostenere anche da sola. Dipenderà dalle decisioni che verranno prese sui diversi problemi aperti. Oltre a quello della previdenza e del welfare Epifani ha ricordato il dialogo in corso con Confindustria sui contratti di inserimento e il confronto con gli artigiani sull’impianto contrattuale, solo sospeso. «Da qui – ha detto – può dipendere l’esito del nostro sforzo di recupero dell’unità con Cisl e Uil». Dai metalmeccanici il segretario generale della Cgil ha avuto pieno sostegno, così come del resto la confederazione ha sempre sostenuto lo sforzo della Fiom di tornare a essere autorità contrattuale, portando avanti la battaglia avviata con i precontratti. Nessuna forzatura, nessuna dipendenza. «La Fiom – ha tenuto a rilevare Epifani – è un grande sindacato della Cgil, che ha sempre riconosciuto la priorità delle scelte confederali. Tra Fiom e Cgil si è sempre svolta nel rispetto reciproco una positiva dialettica, con la federazione quale portatrice di una cultura più radicale rispetto a quella confederale». Lo si è visto anche in tema di impianto contrattuale. Epifani ha sostenuto l’esigenza di un sistema che assicuri risultati «più correlati ai bisogni», anche nella considerazione che gli ultimi anni hanno mostrato una perdita del potere di acquisto dei salari. Ma questo «non contraddicendo la lettera degli accordi del 1993 per evitare il rischio di un malessere sociale, che può trovare espressione nelle forme più esasperate, come si è visto, e che si potrebbero ripetere». Rinaldini invece ha chiesto nuove regole, che consentano di avanzare al livello nazionale richieste dirette a recuperare totalmente l’inflazione attesa, non solo quella programmata, e anche una parte della produttività nazionale. Posizioni non distanti forse, ma diverse, anche se tutte e due chiedono un rafforzamento del contratto nazionale e non un suo ridimensionamento, come pensano Cisl e Uil. «Io – ha detto Epifani – non capisco chi vuole mettere la sordina al contratto nazionale, si avrebbe l’effetto opposto a quello cercato, un’ulteriore diminuzione del potere di acquisto».