Cgil, in 500mila a Milano per pace e diritti

10/03/2003

            domenica 9 marzo 2003
            economia e lavoro

            Sabato prossimo manifestazione nel capoluogo lombardo. Ghezzi: «Domani porteremo alle Camere gli oltre 5 milioni di firme raccolte»
            Cgil, in 500mila a Milano per pace e diritti

            Felicia Masocco

            ROMA In cinquecentomila a Milano
            contro la guerra e per i diritti. La Cgil
            si è data un obiettivo di tutto rispetto
            per concludere sabato prossimo la
            campagna «Tu togli, io firmo» avviata
            all’indomani della firma del Patto per
            l’Italia che modifica l’articolo 18 dello
            Statuto dei lavoratori e riforma il mercato
            del lavoro all’insegna della precarietà.
            Una grande iniziativa che in questi
            giorni, in queste ore non può prescindere
            dal bisogno di pace: «Lo scenario
            internazionale è drammaticamente
            mutato da quanto alla fine di
            novembre decidemmo questa iniziativa
            - spiega il segretario confederale
            Cgil Carlo Ghezzi -. Sabato saremo a
            48 ore dalla scadenza dell’ultimatum
            all’Iraq, abbiamo deciso di porre la
            pace come parola d’ordine davanti
            agli stessi diritti». L’appuntamento di
            sabato è preceduto da altre due «tappe»:
            domani verranno consegnate al
            presidente del Senato i 5 milioni e 123
            mila firme raccolte; venerdì i lavoratori
            italiani con i colleghi europei sono
            chiamati dalla Ces ad un quarto d’ora
            di sciopero per chiedere pace.

              Partiamo dalla consegna delle
              firme: è la fine di un percorso,
              un obiettivo raggiunto. Qual è
              il prossimo?

            «L’anno scorso tra giugno e luglio
            la Cgil ha deciso non solo di resistere
            all’attacco portato all’articolo 18 e ai
            diritti, ma di lanciare una controffensiva
            tendente a dare a tutto il mondo
            del lavoro diritti tutele e ammortizzatori
            sociali, pensiamo soprattutto ai
            milioni di lavoratori atipici, i parasubordinati
            che sono oggi orfani di qualsiasi
            diritto. Quindi difendere il grande
            albero dell’articolo 18, il tronco fondamentale
            e allargare i rami, le fronde
            all’insieme delle figure del lavoro, a
            tutte. Su questo abbiamo cominciato
            a raccogliere le firme, «due si, due no»
            e preparato quattro proposte di legge.
            Tra settembre, ottobre e novembre sono
            state raccolte 5 milioni 122mila e
            900 firme, tutte certificate, in tre mesi
            un italiano su dieci ha sottoscritto la
            petizione della Cgil. È stato uno sforzo
            straordinario e un fatto di partecipazione
            e di coinvolgimento democratico
            che non solo non ha eguali in Italia,
            non ha eguali in Europa».

              A questo punto bisogna farle
              «pesare», come?

            «Al presidente del Senato – ma faremo
            lo stesso alla Camera – porteremo
            il verbale con le firme raccolte,
            l’espressione della volontà di oltre 5
            milioni di cittadini e anticiperemo i
            contenuti delle proposte di legge che
            ora dobbiamo far camminare, far vivere
            in Parlamento aprendo un confronto
            con le forze politiche. Poi sabato
            saremo a Milano».

              Che tipo di partecipazione vi
              aspettate?

            «Vogliamo tenere una grande manifestazione,
            l’obiettivo è di mezzo milione
            di persone che supporti il cuore
            di queste proposte con la partecipazione
            dei lavoratori, dei pensionati, dei
            tanti che hanno simpatizzato con noi
            in questa stagione. Ma quella milanese
            non sarà solo una manifestazione
            sui diritti del lavoro, abbiamo deciso
            di accompagnarli ai diritti di cittadinanza
            perché in questi mesi il patrio
            governo non è rimasto fermo, sta tornando
            con l’attacco alle pensioni, in
            particolare con la decontribuzione
            che affossa l’equilibrio dell’Inps, sta
            venendo all’attacco sulla sanità, sull’assistenza,
            sul sistema fiscale sul quale
            abbiamo dato giudizi molto severi.
            Facciamo appello a tutti coloro che
            sono stati con noi negli appuntamenti
            del 2002 di essere ancora con noi in
            piazza sabato».

              Ai diritti però fate precedere la
              pace…

            «Sì perché è drammaticamente
            cambiato lo scenario internazionale,
            direi non con la rapidità con cui cambiarono
            le cose il 23 marzo con l’uccisione
            di Marco Biagi, allora decidemmo
            di fare la manifestazione contro il
            terrorismo e per i diritti. Adesso viene
            la guerra. Abbiamo deciso di porre la
            pace come parola d’ordine davanti ai
            diritti medesimi perché c’è un ultimatum
            e il rischio di una guerra sta straziando
            le coscienze».

              Per la pace è scesa in campo
              anche la Ces, c’è uno sciopero
              europeo in programma, è
              un’iniziativa inedita…

            «Sì, giovedì scorso ad Atene la Ces
            - la confederazione europea dei sindacati
            - ha preso una decisione straordinaria,
            ha proclamato uno sciopero su
            un tema così delicato, per ora poco
            più che simbolico, un quarto d’ora di
            fermata di tutti i lavoratori europei
            alle 12 di venerdì. Il giorno dopo noi
            manifesteremo contro la guerra preventiva
            che è una follia, alla guerra si
            deve dire no “senza se e senza ma”, e
            lo faremo anche per denunciare l’acquiescenza
            del governo italiano alle
            operazioni terrificanti che americani e
            inglesi stanno portando avanti. Siamo
            convinti che tutti quelli che hanno a
            cuore solidarietà, equità, convivenza
            civile, democrazia, vedranno nella manifestazione
            di sabato, ad appena 48
            ore dalla scadenza dell’ultimatum all’Iraq,
            un appuntamento importante».