“Cgil” Il sindacato si scopre partito del Professore

04/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 7 – Politica

      IL CANDIDATO PREMIER PUNTA AD UN’ALLEANZA POLITICA

        E il sindacato si scopre partito del Professore

        analisi
        Riccardo Barenghi

          Rimini
          Quasi non ci crede, il segretario della Cgil. Prodi ha appena finito di parlare, Epifani passeggia verso il ristorante e appunto quasi non ci crede a quella �estrema sintonia� tra il discorso del leader dell’Unione e la sua relazione di due giorni prima. �Ho avuto l’impressione non solo che se la fosse studiata, ma anche che abbia voluto seguire quella traccia. Oltretutto rispondendoci positivamente praticamente su tutto�. Sorpreso? �Diciamo piacevolmente sorpreso�.

          Forse anche troppo, quasi come se Prodi avesse un tantino esagerato nello sposare le questioni poste dalla Cgil. Infatti il leader sindacale sta pensando a un paio di temi politici �forti� su cui puntare le sue conclusioni di oggi. Un qualcosa che sposti in avanti, aggiunga, vada oltre insomma la sintonia registrata con Prodi. Come a dire: la Cgil � anche quest’altra cosa, vuole anche altro. Magari parler� di pi� della laicit� dello Stato, questione sottolineata da molti interventi ma neanche sfiorata dal candidato dell’Unione. Oppure della pace, altro tema caro alla Cgil che Prodi non ha citato provocando parecchi malumori in un sindacato che negli ultimi anni � stato il motore politico e organizzativo delle mobilitazioni contro la guerra in Iraq. O forse chieder� di pi� delle �significative modifiche� sulla legge 30 promesse da Prodi, cos� come sulla riforma della scuola che la Cgil vorrebbe buttare va mentre l’intenzione del centrosinistra sembrerebbe quella di emendarla. Infine potrebbe spiegare che il termine �concertazione� (rivendicato e riproposto proprio dal leader del centrosinistra ma mai da Epifani) non fa pi� parte del lessico sindacale di oggi. Quello era un altro concetto, un’altra epoca.

          Ma si tratta di divergenze su punti specifici, non certo di una differenza generale di vedute. Perch� su tutto l’impianto del discorso di Prodi la Cgil ci sta, ci si riconosce (e viceversa). Non tutta ovviamente, ma quasi. Non � poco per un possibile presidente del consiglio che si prepara a governare il Paese senza un suo partito alle spalle (e probabilmente senza neanche riuscire a costruirselo in tempi brevi). Almeno oggi pu� contare su una base sicura, sociale anche se non politica, ma comunque enorme. Cinque milioni di iscritti, radicata in qualsiasi zona dell’Italia, con un secolo di storia alle spalle e che investe il suo futuro proprio nella speranza di un rapporto positivo col �governo amico�.

          Prodi questo lo ha capito e ha deciso anche lui di investire sulla Cgil, facendone – almeno oggi, domani chiss� – una sorta di suo partito di riferimento. Non � una mossa stupida per un capo di una colazione che sa di dover fare i conti con dieci partiti, spesso e volentieri in polemica tra loro su questioni non marginali, nonch� per ragioni di visibilit� politica di ognuno di ruolo, di potere. Avere la sua base sicura nella Cgil, e magari anche negli altri sindacati, non gli risolver� tutti i problemi ma certo potr� aiutarlo. D’altra parte, Prodi per sua cultura personale e politica, l’economia la conosce, � il suo punto di forza. E conosce anche l’economia sociale: dunque � proprio su questo terreno che con il sindacato pu� – e chiaramente vuole – ritrovarsi insieme. Lo ha detto esplicitamente: �Il vostro slogan, Riprogettare l’italia, � bello ma � un impegno gravoso, gravosissimo, non possiamo farci illusione. E questo impegno ce lo assumiamo insieme�.

          Con qualche condizione ovviamente, per esempio che quel che ha detto ieri e che ha scritto nel suo Programma trovi risposte concrete negli atti del suo eventuale governo: �Se fa quello che ha detto, noi saremo con lui. E noi siamo sicuramente una base pi� sicura dei partiti, proprio perch� legati alla concretezza della vita reale�, ci spiega Epifani.

            Tuttavia per Prodi non sar� un compito facile, non tutti i suoi alleati sono d’accordo con questa piattaforma ormai ribattezzata la piattaforma Epifani-Prodi. La Margherita di Rutelli da un lato, Rifondazione da un’altro, la Rosa nel Pugno da un terzo, infine settori sindacali spingeranno di qua o di l�. La proposta di Patto di legislatura per esempio, molti non l’hanno apprezzata: timore di legarsi le mani, di firmare una cambiale in bianco, di perdere autonomia, di infilarsi a capofitto nel ruolo del sindacato amico, qualcuno dice addirittura �collaterale�. E stavolta neanche a un solo partito come quando c’era il Pci, ma direttamente al governo.