CGIL, il governo non c’è

15/03/2010

Sulle cose importanti per il paese, il governo non c’è. I rappresentanti dell’esecutivo continuano ad anellare infatti rimandi e contrordini, come è stato per esempio nel caso dell’allungamento del periodo della cassa integrazione e nel rinvio dell’intervento del ministro Tremonti in Parlamento sulla crisi. “L’unica valutazione possibile è che di troppi decreti si muore”. Questo è stato il commento della segretaria confederale della CGIL, Susanna Camusso, a proposito dello slittamento del dibattito sulla crisi economica previsto per mercoledì in Aula alla Camera e che ha portato al rinvio del presidio dei lavoratori promosso dalla CGIL a Montecitorio. “L’ingorgo che si registra alla Camera, e che impedisce il primo dibattito sulla crisi, dimostra – aggiunge Camusso – come i lavori parlamentari siano condizionati dal fatto che ci sono sempre troppi decreti da affrontare, troppe ‘decisioni’ ed emergenze governative da dirimere, e che impediscono che in Parlamento si affronti, seppur in grave ritardo, il tema centrale della crisi economica”. Si dimostra, inoltre, ha detto ancora la segretaria confederale, “che il governo ha ancora una volta un’altra priorità rispetto a quelle che sono le condizioni economiche e sociali degli italiani”. Anche sulla cassa integrazione le decisioni del governo fanno gridare allo scandalo. “Le intenzioni annunciate da Sacconi confermano la concezione di inutilità del ruolo del Parlamento e la pervicacia nel non dare risposte adeguate alla crisi e alle ricadute che questa provoca sul lavoro”. Lo ha detto Fulvio Fammoni, segretario confederale CGIL, commentando l’annuncio dato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sul parere negativo che il governo darà all’emendamento approvato in commissione Lavoro della Camera e che allunga a 18 mesi il periodo di cigo. “Si tratta di una norma – rileva il sindacalista peraltro parziale, la richiesta della CGIL e di quasi tutte le forze sociali è del raddoppio, con scarsissimo finanziamento e nonostante questo per il ministro è comunque troppo. Si confermano così due cose. La concezione di inutilità del ruolo del Parlamento e la pervicacia nel non dare risposte adeguate alla crisi e alle ricadute che questa provoca sul lavoro”.