Cgil, il duro richiamo di Epifani ai «ribelli»

23/10/2007
    martedì 23 ottobre 2007

      Pagina 12 – Economia

      Cgil, il duro richiamo di Epifani ai «ribelli»

        «È in gioco la confederalità». Al Direttivo critiche a Fiom, Rete 28 aprile e Lavoro e società

          di Felicia Masocco/ Roma

          IL SOLCO Al direttivo della Cgil il segretario generale gioca d’attacco e ce n’è per tutti. Per i «ribelli» che dal 23 luglio, con il No al protocollo sul welfare, si sono opposti alla linea confederale. A «Lavoro e società», una delle due aree di sinistra, rimprovera di aver rotto il patto di unità stretto all’ultimo congresso. Alla Fiom dice di stare attenta, perché sta scavando un solco, e «così la confederalità si allenta» e «sono guai». La «Rete 28 aprile» e il suo leader Giorgio Cremaschi, che tuttavia Epifani non ha mai nominato, sono stati bacchettati per l’accusa «inaccettabile» di brogli che sarebbero stati commessi durante il referendum sul protocollo. Un’accusa che non è andata giù a gran parte del sindacalisti, e che ieri è stata ripresa – in un clima che a momenti è sembrato da stadio – da molti degli intervenuti, soprattutto segretari di Camere del lavoro e regioni che a passare per imbroglioni proprio non ci stanno.

          Si è snodato attraverso questi tre punti il chiarimento nel parlamentino del maggiore sindacato italiano la cui necessità si è imposta da quando si è creata un’area di opposizione al protocollo. Dissenso espresso in vari modi, dalla partecipazione di «Lavoro e società» alla manifestazione fiorentina del 29 settembre – fortemente censurata da Epifani – alla scelta del comitato centrale della Fiom di rimettere al voto una decisione del direttivo confederale. «Il pluralismo sarà garantito», è l’impegno del segretario generale all’inizio di una verifica che proseguirà nei prossimi due mesi nelle strutture per poi tornare al direttivo confederale e tirare le somme, anche alla luce degli sviluppi politici. «Ci dobbiamo augurare che il governo non cada, che sia messo in condizione di continuare il lavoro – ha detto Epifani – auspicando che il protocollo venga approvato entro l’anno senza peggioramenti, altrimenti si tornerà davvero indietro riguardo alle condizioni di vita e di lavoro della gente che rappresentiamo».

          La valanga dei Sì al referendum rafforza il giudizio di Epifani. «I Sì hanno prevalso ovunque, anche se non sfugge il malessere che esprimono alcune grandi aziende metalmeccaniche – è stata la premessa -. Ma se è necessario interrogarsi sulle ragioni del No, tutti, a cominciare da chi è stato contrario all’accordo, devono interrogarsi sui tantissimi Sì». L’invito è rivolto alla Fiom a cui, in buona sostanza, è stato chiesto in che modo intenda continuare a stare nella confederazione. «La «particolare sensibilità» della Fiom rappresenta una «ricchezza» ma – è il monito di Epifani – guai se si allenta lo spirito di confederalità e se non si affronta subito questo nodo le questioni si aggraveranno». Perché la formalizzazione del No al referendum da parte del gruppo dirigente dei metalmeccanici «è diventata di fatto anche una contrapposizione fra una categoria e la confederazione». Gianni Rinaldini replicherà oggi, lo stesso faranno Nicola Nicolosi e Giorgio Cremaschi.

          Il primo, coordinatore di «Lavoro e Società», ha portato l’area su posizioni diverse dalla maggioranza di cui fa parte dall’ultimo congresso di Rimini. Il No al referendum, ma anche la partecipazione alla manifestazione di Firenze nonostante la contrarietà di Epifani, non solo potrebbero costare a Nicolosi qualche provvedimento disciplinare, ma pongono il problema se e in che misura la maggioranza uscita dal congresso stia ancora in piedi. Anche di questo si è parlato. Per la segretaria confederale Paola Agnello Modica, esponente di «Lavoro e società», «per fare una nuova maggioranza ci vuole un nuovo congresso». Ma in molti pensano che una verifica politica sia più che sufficiente. Quanto a Nicolosi ha replicato: «Noi lavoriamo per un sindacato plurale e democratico, ma non per una democrazia alla sovietica».

          Anche i comportamenti «personali» di Giorgio Cremaschi sono passibili di formali censure. Il passaggio sui brogli è stato tra i più duri della relazione di Epifani, convinto che la polemica «sia stata una scelta studiata e costruita tanto dentro che fuori della Cgil». Il commento di Cremaschi: «È stata una relazione di totale chiusura e di delegittimazione» nei confronti dei sostenitori del No.