“Cgil” Il congresso chiude oggi nel segno dell’unità

04/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

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    Il congresso chiude oggi nel segno dell’unit�

      Rinaldini (Fiom): non ci sono governi amici, ma questo ci � stato avversario

        di Giampiero Rossi
        inviato a Rimini

          DIBATTITO – La conclusione � unitaria, ma il dibattito c’� stato. Nel giorno in cui il congresso della Cgil ospita Romano Prodi, il potenziale punto di riferimento di un futuro che � al centro della discussione interna di questi mesi, il sindacato definisce il nuovo gruppo dirigente, ma dopo un confronto vivace.

            Ieri in serata i 1.222 delegati hanno votato la lista unitaria per il nuovo comitato direttivo. Un risultato politico che, al di l� della presentazione di tre tesi alternative a quelle del segretario generale Epifani, nessuna delle �anime� della Cgil ha voluto mettere in discussione con documenti differenziati. I rapporti di forza sono netti: dei 161 componenti del comitato direttivo, ben 121 fanno parte della maggioranza che sostiene la linea di Epifani, mentre sono rispettivamente 23 e 17 i nomi che fanno riferimento alle posizioni del segretario confederale Gian Paolo Patta e al leader della Fiom Gianni Rinaldini. Ma al momento delle dichiarazioni di voto non sono mancati malumori, soprattutto per quanto riguarda l’esclusione dalla rosa dei 161 di figure come i capi dipartimento; per esempio il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula.

              In precedenza la terza giornata riminese � stata caratterizzata dagli interventi di diversi dirigenti nazionali e di categoria e, tra questi, da rappresentanti della minoranza interna alla Cgil. Gianni Rinaldini ha ribadito dal palco le divergenze rispetto alla linea di Epifani, gi� affiorate durante il congresso della Fiom: �Tra i lavoratori si � ormai creata una miscela esplosiva fatta di un grave peggioramento delle condizioni di lavoro e di una consistente perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni. A questo disagio – spiega – non si pu� rispondere riproponendo l’accordo del 23 luglio 1993. Le condizioni generali del nostro paese sono assai diverse da quelle degli anni ‘90. Servono invece accordi, patti su singole grandi questioni, dal fisco alla sicurezza sociale�. Poi traccia il confine che lo separa dalla proposta di Epifani: �Condivido quindi l’idea che sia necessario un patto fiscale. Solo che, per togliere ogni equivoco, eviterei di chiamarlo accordo di legislatura: diciamo che sar� un accordo che dovremo verificare via via�. E per chiarire il proprio pensiero Rinaldini (che comunque ha ribadito di non essere interessato alla creazione di un’area programmatica) si rivolge ad altri interlocutori: �A Pezzotta dico che condivido la sua affermazione che non c’� un governo amico. Ma dico anche che ci sono governi, come l’attuale, che sono avversari del sindacato. A Prodi dico che vogliamo un nuovo governo. Ma questo governo dovr� rendere visibili a tutti scelte di aperta rottura rispetto al governo di centrodestra. Ne suggerisco due: l’abrogazione della legge 30 e il ritiro, subito, delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan�.

                Anche Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, spiega la sua opposizione alle scelte della maggioranza della Cgil: �Siamo tutti per il cambiamento – dice – solo che non possiamo identificare le motivazioni che traiamo dalla nostra esperienza sindacale con le posizioni del candidato presidente del consiglio e non vorrei neanche che questo congresso si traducesse in un referendum su Prodi�. E ancora: �La via della democrazia politica � diversa da quella della democrazia sindacale. Il nostro compito � quello di salvaguardare l’autonomia del sindacato. Quindi dovremo costruire le nostre mediazioni in rapporto ai lavoratori e non sulla base di influenze esterne�. Cio� attraverso �vertenze, iniziative, accordi e conflitto�.

                  Non sono meno nette le posizioni espresse da Gian Paolo Patta, leader di �Lavoro e societ�, che a sua volta non giudica pi� utile ripercorrere la strada dell’accordo del 1993: �Non bisogna ripetere la caduta di autonomia che, con Prodi, danneggi� sia noi che il governo�. E avverte: �Se dovessero nascere contrasti con un eventuale esecutivo di centrosinistra la Cgil dovr� mettere in campo la mobilitazione, trovando una sponda forte in Cisl e Uil�. Un tema su cui sfidare il prossimo governo? Secondo Nicola Nicolosi (sempre di �Lavoro e societ�) � �la lotta senza quartiere alla precariet�. Come fu per la battaglia per le otto ore, deve diventare questo il cambiamento di paradigma�.