Cgil, i riformisti all’offensiva

16/09/2003



      Martedí 16 Settembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Cgil, i riformisti all’offensiva

      Oltre 500 tra quadri e dirigenti si sono riuniti ieri a Roma per lanciare la sfida alla linea di Epifani


      ROMA – Non chiedono abiure al gruppo dirigente della Cgil. Vogliono però aprire una discussione sulla recente politica della confederazione in vista di un suo «riposizionamento» e per mettere a punto una piattaforma rivendicativa che affronti i gravi problemi del Paese. Pongono due valori di fondo alla base di questa discussione, quelli dell’autonomia dalla politica e dell’unità con Cisl e Uil. Sono i «riformisti» della Cgil, gruppo nato sull’opposizione alla linea strategica, molto politicizzata, di Sergio Cofferati, rafforzatosi in questi mesi di critica alle scelte di Guglielmo Epifani.
      Nei giorni scorsi con un documento firmato da 49 esponenti hanno chiesto una verifica strutturale della politica confederale al segretario generale, che però ha respinto tale richiesta, trincerandosi dietro la fermezza del mandato congressuale, che impedirebbe a suo avviso una riconsiderazione generale della strategia della confederazione.
      Per ribadire le loro richieste e cercare un nuovo dialogo dentro la confederazione si erano dati appuntamento per ieri mattina al Centro congressi di via dei Frentani e si sono ritrovati in un numero considerevole, più di cinquecento persone, numerosi i segretari di Camere del lavoro e di organismi regionali delle confederazioni, compresi alcuni segretari generali di organizzazione. La relazione di apertura di Agostino Megale, le conclusioni di Antonio Panzeri, i numerosi interventi, soprattutto quelli di Aldo Amoretti e Riccardo Terzi, hanno chiarito i contorni di questo gruppo che ha acquisito in tal modo un’indubbia presenza nel panorama della confederazione, peraltro abbastanza frastagliato.
      La pressocché unanimità che Sergio Cofferati raccoglieva ha infatti dato luogo, con il passaggio del testimone a Guglielmo Epifani, a una situazione ben più diversificata. Accanto ai fedelissimi del segretario generale ci sono infatti gli esponenti della sinistra, sostenitori di Epifani, ma divisi tra chi più vicino a Rifondazione, chi invece al correntone Ds. Ma ci sono anche i «cofferatiani», e adesso in forma stabile anche questi «riformisti».
      Una eterogeneità di posizioni che forse varrebbe la pena di far confrontare, anche perché non sembra esservi comunanza di idee nemmeno tra i gruppi che dissentono dalla linea del segretario generale. L’occasione per questa verifica potrebbe essere forse, se accettata, la proposta, che ieri è stata ribadita, di una conferenza programmatica da tenere a breve termine per un esame collegiale della situazione politica e sociale del Paese. Epifani ha infatti respinto la richiesta dei 49 firmatari del primo documento, ma questa è stata ripresentata ieri con forza. «Non vogliamo – ha assicurato Megale – mettere in discussione i mandati congressuali, ma questi non contemplavano né la scelta referendaria della primavera, né quella della piattaforma separata dei meccanici di un anno fa».
      La loro preoccupazione è stata quella di non creare fratture, non rinunciando alle critiche sul passato, ma puntando sul futuro, sulle cose da fare e da rivendicare. «Vogliamo mettere in campo delle idee senza timori – ha detto Panzeri – perché ci sentiamo classe dirigente di questo sindacato». «Vogliamo – ha insistito Amoretti – sollecitare i direttivi della Cgil a dibattere le nostre idee». Soprattutto puntano a mettere a punto una piattaforma rivendicativa da presentare al «blocco politico e sociale che governa il Paese», come ha affermato Terzi. Nessuno scarico di responsabilità sugli altri («abbiamo condiviso tutte le scelte della Cgil, ne siamo corresponsabili», ha detto Megale), ma fermezza sui valori di fondo cui ancorarsi in questa vasta azione di riposizionamento della confederazione. L’autonomia, prima di tutto. «Dobbiamo evitare – ha detto Megale – una deriva in cui la Cgil si schieri in modo organico con la sinistra antagonista, ma anche ogni logica di collateralità, puntando all’autonomia dalle forze politiche rivendicando per il sindacato un ruolo di soggetto politico, in quanto tale in grado di elaborare una sua proposta».
      E soprattutto l’unità con Cisl e Uil. «Dalle quali – ha detto Panzeri – tante cose ci dividono, a partire dal Patto per l’Italia, ma con le quali dobbiamo confrontarci apertamente, sapendo che ogni autosufficienza, della Cisl come della Cgil, è comunque sbagliata». Arvedo Forni, un anziano dirigente della Cgil, ha ricordato come nella storia del sindacato gli avanzamenti siano avvenuti sempre in momenti di forte unità, mentre i passi indietro nell’unità sono stati pagati per molti anni. «Il sindacato italiano – ha ricordato Megale – è pluralista e questo pluralismo è sempre stato considerato una ricchezza, dobbiamo riavvicinarci senza chiedere abiure, sapendo che non vi sono divisioni strategiche insuperabili, respingendo l’idea che il bipolarismo istituzionale debba produrre una bipolarismo sociale».
      E soprattutto i riformisti chiedono una piattaforma rivendicativa da presentare al Governo e alla maggioranza che lo sostiene. «Perché – ha spiegato Panzeri – non si può solo protestare e resistere, bisogna anche avanzare delle proposte, costruire un’alternativa alla politica economica e sociale fin qui portata avanti dal Governo».
      L’appuntamento che si sono dati i riformisti è tra qualche settimana, per valutare le risposte che arriveranno dalla Cgil.

      MASSIMO MASCINI