Cgil gelata da Prodi, contratti a terra

30/07/2007
    sabato 28 luglio 2007

    Pagina 6 – POLITICA & SOCIETÀ

    Cgil gelata da Prodi, contratti a terra

      Protocollo sul welfare, la lettera del premier non soddisfa Epifani: a giorni scriverà una replica. La Cisl pressa: dovete firmare tutto.

      Siglato il contratto (4 anni) del turismo, si accelera la riforma contrattuale: Cgil apre al triennio

        Antonio Sciotto

        Gli eventi precipitano addosso alla Cgil: la lettera con cui il premier Romano Prodi rimandava sostanzialmente al mittente il dubbio espresso da Guglielmo Epifani sul Protocollo del Welfare – possiamo firmarne solo una parte? – ha ricevuto ieri, a sua volta, una replica gelida da parte del sindacato: la risposta del premier non ci soddisfa, hanno fatto sapere fonti vicine alla segreteria, a giorni specificheremo la nostra posizione. Il carteggio sulla precarietà, dunque, dovrebbe contare la sua terza puntata, ma quello che salta agli l,occhi è una Cgil molto indebolita e divisa al suo interno, percorsa da correnti più o meno favorevoli agli accordi su pensioni e mercato del lavoro, il che lascia spazio all’avversario di sempre – la Cisl – per affondare la spada.

        Ieri il segretario Raffaele Bonanni non ha speso una parola per l’«alleato» Epifani, ma anzi è corso a sottolineare quanto la lettera indirizzata da Prodi alla Cgil sia «molto appropriata ed efficace». Inoltre, Bonanni ha accelerato sulla richiesta di una riforma del modello contrattuale, verso la triennalizzazione e il rafforzamento della contrattazione di secondo livello (sulla scia dello stesso Protocollo). Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, ha ovviamente colto la palla al balzo, ricordando che le imprese attendono da anni una riforma in questa direzione. Senza contare che ieri il settore del turismo (900 mila addetti) ha firmato un contratto addirittura quadriennale (135 euro per 4 anni, a fronte di contratti biennali che oggi superano i 100 euro). Così, anche su questo fronte la Cgil pare disposta a cedere, almeno chi ne ha la responsabilità confederale: il segretario Mauro Guzzonato ha detto esplicitamente che il sindacato è pronto ai tre anni. Effetti combinati dell’«unità» sindacale, del rafforzamento del Pd nella Cgil e del sempre maggior numero di categorie che firmano accordi in esplicito contrasto con il Congresso di solo un anno fa (era il marzo 2006, ma al governo c’era Berlusconi).

        Cgil in subbuglio, il caso Brescia
        Il rapporto base-apparati nella Cgil è sempre più teso: se da un lato cresce il malcontento, dall’altro si cerca di mettere a forza il coperchio su una pentola in ebollizione. Lo dicono ad esempio due episodi avvenuti in Lombardia. La presidenza del Direttivo regionale, lo scorso 25 luglio, ha respinto un ordine del giorno che chiedeva di mettere a votazione la seguente affermazione: «Il Comitato direttivo della Cgil Lombardia considera non accettabile l’intesa complessiva proposta dal governo alle parti sociali e decide di proporre a Cisl e Uil la riapertura della vertenza». Motivazione addotta: il Direttivo nazionale ha già deciso. Dall’altro lato, a Brescia, si è registrata un’importante vittoria dei delegati sulla segreteria della Camera del lavoro, eletta (lo abbiamo raccontato nelle passate settimane) da una minoranza, frutto dell’alleanza tra area Pd e Fiom locale. Il documento presentato dal neo-segretario Marco Fenaroli, sostenuto dalla segretaria della Fiom Michela Spera, è stato bocciato (138 voti): criticava l’accordo sul welfare, ma non prendeva una precisa posizione politica; è stato promosso invece (con 161 voti) quello di Fausto Beltrami, dell’ex maggioranza di Dino Greco, che esprime contrarietà all’accordo, chiede a Cgil, Cisl e Uil di mobilitarsi per ricontrattarlo e di effettuare un referendum. Il tutto è avvenuto nel corso di un’assemblea dei delegati, ma se la bocciatura del documento fosse avvenuta in un organismo dirigenziale avrebbe portato con sé le dimissioni del segretario neo-eletto.

        L’epistolario e i contratti
        Dunque ieri la Cgil nazionale ha fatto sapere, seppure non con una dichiarazione ufficiale, di essere «insoddisfatta» dalla risposta di Prodi. La lettera del premier «non risponde a molte delle questioni poste» a partire dalla riforma del mercato del lavoro. La Cgil, annunciando una nuova risposta per i prossimi giorni, potrebbe comunque conservarsi la possibilità di iniziative per il prossimo autunno sui temi della precarietà: ha già detto di non essere soddisfatta su staff leasing, contratti a termine e decontribuzione degli straordinari. Ma nel panorama sindacale si troverebbe sola, in questa ipotesi: Cisl e Uil a questo punto sono più che soddisfatte con il Protocollo. Dall’altro lato ci sono – anche loro in difficoltà – i partiti della sinistra, peraltro critici con il governo proprio su questi temi. Resta poi da capire come verranno consultati i lavoratori: ieri la segretaria Carla Cantone ha parlato di una «consultazione certificata e vincolante»: che non è ancora un referendum, ma sarebbe già una buona formula per proporlo. Ma perché Cisl e Uil dovrebbero rischiare la propria corona d’alloro su formule di consultazione impegnative e rischiose?

        Intanto precipita la tenuta dei contratti nazionali: è sempre più probabile il passaggio dal biennio al triennio. Che certo, in sé non dovrebbe scandalizzare nessuno, ma se combinato a un rafforzamento del secondo livello e senza nessun ancoraggio a indici certi di recupero del costo della vita, rischia di creare velocemente nuove schiere di lavoratori poveri, anche tra i dipendenti (se non lo sono già). Infatti si avranno richieste più basse proporzionalmente all’allungamento della vigenza, sperando nel contempo di recuperare nel secondo livello: ma non è detto che tutte le imprese vogliano fare gli integrativi (è anzi più facile che non li facciano, nonostante gli incentivi pubblici), e così si premiano solo le aziende dove il sindacato è forte. Ieri, sulla scia della firma del turismo, Bonanni è tornato a chiedere con forza «il contratto triennale», e alla Confindustria il «tavolo sul secondo livello, subito a settembre». Confindustria ha risposto di sì, con Bombassei, e adesso anche la Cgil pare pronta a sedere al tavolo, come annunciato da Guzzonato: «È arrivato il momento per un accordo con tutti i soggetti che fecero l’accordo del 1993, quindi con le imprese e con il governo».