“Cgil” Fuori concertano, dentro sono divisi

02/03/2006

      Luned� 27 febbraio 2006
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      Il Congresso di Rimini dall’1 al 4 marzo
      Fatti e personaggi

        Cent’anni e li dimostraGli iscritti attivi crescono pi� dei pensionati. Ma la categoria pi� numerosa � il pubblico impiego, da sempre la pi� conservatrice

          Cgil: fuori concertano, dentro sono divisi

            Ci si prepara al confronto sulla politica economica, mentre restano forti i contrasti interni sulla contrattazione

              Giorgio Meletti

                I congressi sindacali �non sono fatti per le svolte�, sentenzia il vecchio sindacalista, con l’aria scettica di chi non si aspetta sorprese dalle assise della Cgil di Guglielmo Epifani, che si aprono dopodomani a Rimini. E svolt a non sar�. Mentre si festeggia il centenario dell’organizzazione, tutto concorre a rafforzare nel vertice del primo sindacato italiano la convinzione di essere ancora il motore immobile delle vicende politico-economico-sociali italiane. Proprio quell’idea di s� che, per i critici, � l’origine di molti mali, primo fra tutti, appunto, l’immobilismo.

                Le ragioni dell’ottimismo di Epifani sono numerose. La prima � che la ditta funziona: gli iscritti crescono, e crescono pi� tra i lavoratori attivi che tra i pensionati, che pure sono circa tre milioni su cinque milioni e mezzo di tesserati. Negli ultimi anni la Cgil ha guadagnato terreno nelle elezioni delle rappresentanze di base, anche nei settori del pubblico impiego, feudi tradizionali di Cisl e Uil. La seconda � che la prospettiva di una vittoria elettorale del centrosinistra fa sperare nella fine di una stagione tutta in difesa, qu ale � stata quella del governo Berlusconi soprattutto fino al 2004, quando la Confindustria era guidata da Antonio D’Amato. La terza � che il nuovo scenario politico potrebbe consentire alla Cgil di giocare la partita dell’unit� sindacale da posizioni pi� forti rispetto agli ultimi cinque anni. C’� poi l’imminente uscita di scena di Savino Pezzotta: il rapporto con il segretario della Cisl � stato spesso ruvido e talvolta Epifani � sembrato soffrire la personalit� pi� battagliera del collega bergamasco. Anche l’annunciato avvento di Raffaele Bonanni potrebbe quindi rendere pi� agevole il dialogo tra la Cgil e il sindacato di via Po. E infine non va sottovalutato che, a tre anni e mezzo dall’insediamento, Epifani sembra aver acquisito un pieno controllo della struttura mentre non si � manifestata alcuna alternativa credibile alla sua leadership: cos� adesso si sente il segretario generale della Cgil e non pi� il successore di Sergio Cofferati.

                  Epifani � il primo leader della Cgil che non viene dal Pci. I suoi rapporti con i vertici diessini – il segretario Piero Fassino e il presidente Massimo D’Alema – sono abbastanza distaccati, come ha dimostrato la nettezza con cui la Cgil ha preso fin dall’inizio le distanze dall’operazione Unipol-Bnl. Tutto questo oggi lo aiuta a delineare in modo convincente l’autonomia politica dell’organizzazione e a promettere ai sostenitori del conflitto sociale – roccaforte nella Fiom di Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, consistenza nella Confederazione attorno al 15 per cento – che di fronte a un governo Prodi non far� �il sindacato di sua Maest�.

                    Tutto questo consente alla Cgil di presentarsi a Rimini rilanciando alcune sue storiche bandiere (l’unit� sindacale, la centralit� del lavoro, l’interesse generale anteposto al lobbysmo di categoria), per portarle poi all’appuntamento con la cosiddetta �nuova concertazione�. Da questo p unto di vista trovarsi con la scadenza congressuale un mese prima delle elezioni. anzich� un mese dopo, � una doppia fortuna. Se al posto di un dibattito polarizzato sulla critica ai cinque anni di Berlusconi si fosse aperta una discussione sul rapporto da tenere con il governo Prodi, le divisioni interne sarebbero emerse in modo imbarazzante.

                      Ma soprattutto dall’1 al 4 marzo si potr� comodamente ignorare l’ipotesi di una vittoria elettorale della Casa delle libert�. Che farebbe saltare tutte le opzioni strategiche di Epifani. La Cgil ha infatti preparato per l’appuntamento con il governo Prodi un’agenda precisa, fondata sulla richiesta di smontare senza indugi l’impianto della legge Biagi e sulla proposta di un �patto fiscale� che produca pi� occupazione stabile e redistribuzione del reddito. Questioni tipicamente destinate a un tavolo concertativo, che lasciano per� in ombra i temi pi� squisitamente sindacali, quelli che attengono al confronto tra le forze sociali.

                        Tra questi il pi� spinoso � quello del cosiddetto �modello contrattuale�. Dopo lo strappo del 14 luglio 2004, quando Epifani ruppe il tavolo di discussione con la Confindustria dell’appena eletto Luca Cordero di Montezemolo, non si sono registrati decisivi passi avanti. La Cgil riproporr� a Rimini la sua difesa della centralit� dei contratti nazionali e la sua netta contrariet� alla possibilit� di patti decentrati �in deroga�.

                        La discussione � complessa e non semplicemente riducibile alla contrapposizione tra innovazione e immobilismo, come ha dimostrato il faccia a faccia tra Eugenio Scalfari e Pietro Ichino pubblicato dal sito www.lavoce.info. Ma ugualmente le stesse reazioni un po’ legnose alle provocazioni di Ichino segnalano la timidezza della Cgil di fronte alla necessit� di affrontare il declino italiano inventando qualcosa di nuovo. Scorrendo le ponderose �tesi congressuali� si nota per esempio quante difficolt� gli economisti �di area� riuniti da Marcello Messori intorno alla Fondazione Di Vittorio hanno incontrato nel tentativo di far passare l’idea che le liberalizzazioni valgono i loro costi sociali, o quella che una moderna politica industriale non pu� consistere nella difesa di tutto quello che c’�. Ha fatto giustamente rumore l’energia con cui Epifani � andato al congresso della Fiom a spiegare a Rinaldini e Cremaschi che i metalmeccanici non sono pi� l’ombelico della Cgil, dove peraltro la categoria pi� numerosa � ormai quella del pubblico impiego, quasi per definizione la pi� conservatrice. Nel frattempo � rimasto lontano dalla luce dei riflettori il riassorbimento della pattuglia riformista condotto nei mesi pre-congressuali. Una silenziosa ricucitura che doveva essere suggellata portando Agostino Megale – esponente di spicco dei riformisti – alla segreteria del Veneto: l’operazione non � riuscita per l’opposizione delle strutture locali, ma in ogni caso la piccola componente riformista si considera sostanzialmente esaurita con la fine del movimentismo cofferatiano e ha aderito senza frizioni al progetto di Epifani per consolidare l’unit�. Interna naturalmente. E un po’ immobile.