Cgil: «Fissare l’inflazione al 2,4%»

31/05/2001


Giovedì 31 Maggio 2001

Le confederazioni spingono per un riallineamento al 2002 nel Dpef.
Cofferati: «Dopo le elezioni il sindacato è più esposto»
Cgil: «Fissare l’inflazione al 2,4%»
Le retribuzioni ad aprile crescono (2,6%) ma meno del costo della vita

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — Retribuzioni che crescono, Cgil che chiede ufficialmente di alzare al 2,4 – 2,5% il tasso di inflazione programmata per il 2002-2003, fibrillazione in casa Cofferati con la sinistra interna che denuncia la politica dei redditi e preannuncia un documento alternativo a quello della maggioranza al prossimo congresso. Infine una chiara divaricazione, se non una spaccatura, all’interno della Cisl sulla delicatissima questione dei contratti a termine.
Il sindacato, insomma, sta vivendo giorni di evidente nervosismo anche perchè Cofferati dovrà decidere se restare davvero al timone della sua confederazione e perchè Pezzota è già entrato in pieno clima precongressuale (l’assise si terrà a Roma tra due settimane). Ma andiamo con ordine. L’Istat ieri ha reso noto che nel mese di aprile le retribuzioni sono aumentate dello 0,8% con una variazione tendenziale del 2,6%, un dato comunque inferiore alla crescita dell’inflazione che nello stesso mese è cresciuta del 3,1%. E la Cgil, per bocca del segretario confederale Walter Cerfeda, è stata la prima a chiedere un adeguamento del tasso di inflazione programmata: «Il governo deve dare risposte urgenti e chiudere rapidamente i 14 contratti aperti che riguardano cinque milioni e mezzo di lavoratori. Dunque, come primo atto, l’esecutivo deve fissare un tasso di "programmata" non meno del 2,4 – 2,5% per il 2003». Anche la Uil è preoccupata ed il numero due Musi e il segretario confederale Foccillo hanno sollecitato il governo a far rispettare i parametri della politica dei redditi: «Non possiamo accettare che comportamenti scorretti da parte dei sottoscrittori del Patto sociale si riverberino negativamente sul potere di acquisto dei salari». Il leader della Cisl Pezzotta ha sottolineato che «non si fanno guerre preventive», ma ha rimarcato pure che il redde rationem del governo sarà il momento della definizione del Dpef. «Il Paese ha già alle sue spalle tre riforme previdenziali, tre riforme sanitarie ed una epocale dell’assistenza, non si può continuare con nuovi stress sullo stato sociale». La Cisal, da parte sua, ha invitato ad evitare «avvertimenti perentori».
Ieri si è concluso anche il direttivo della Cgil che a larga maggioranza si è riconosciuto nella relazione di Guglielmo Epifani. Cofferati ha preferito soffermarsi sul tema politico: «Il risultato delle elezioni dimostra due cose: vince la coalizione che è unita e coesa; il modello di centrodestra non ha sfondato. Con una sinistra dalla capacità di promozione e interdizione parlamentare limitata il sindacato è più esposto. Di fronte al tentativo di rimettere in discussione tutte le regole bisogna fare battaglie ideali varando anche iniziative forti dove il merito faccia presa». La sinistra interna però non si riconosce nella «linea di continuità» indicata dal leader ed al congresso di Rimini (prima settimana di febbraio) presenterà un documento «totalmente alternativo». Secondo i coordinatori di "Cambiare rotta" Giampaolo Patta, Giorgio Cremaschi e Ferrucci Danini «non si può concertare con questo governo di destra e con questa Confindustria anni ’50 come fa Cofferati. Non vogliamo un congresso che sia una succursale del dibattito all’interno dei Ds».