Cgil e Uil: sciopero, poi lo stralcio

10/04/2002





Nella piattaforma per la protesta del 16 aprile ribadito il no su licenziamenti, arbitrato e decontribuzione
Cgil e Uil: sciopero, poi lo stralcio

Cofferati: non passo alla politica – Angeletti: niente scambi sull’art. 18

Massimo Mascini

ROMA – Il sindacato, o almeno la Cgil e la Uil, sono intenzionate a presentare di nuovo al Governo la richiesta di stralcio delle norme relative all’articolo 18 e all’arbitrato al tavolo di negoziato che dovesse aprirsi dopo lo sciopero generale. Sergio Cofferati e Luigi Angeletti, segretari generali di queste due centrali sindacali, lo hanno detto esplicitamente ieri. «Sarebbe strano il contrario – ha osservato il leader della Cgil che ieri ha escluso un suo prossimo impegno in politica – se dopo aver chiamato i lavoratori al sacrificio di uno sciopero generale di otto ore scordassimo i motivi che ci hanno portato a un’azione di protesta così importante». Cade così, almeno per ora, la possibilità di allentare la tensione politica e sociale, cominciando a parlare di altri temi, in primo luogo di riforma degli ammortizzatori sociali. Anche i sindacati vogliono trattare questi temi ma non credono che si possa pensare a uno scambio. «Il modo in cui è iniziata la discussione – ha detto Angeletti – mi fa sorgere il dubbio che ci sia una sottovalutazione dei problemi, credendo che il tema degli ammortizzatori sociali possa essere oggetto di uno scambio con l’articolo 18». A suo avviso questo è un tema di primaria importanza in quanto sostitutivo dello stato sociale, ma proprio per questo nessun baratto è possibile. Il leader della Uil è invece convinto che il Governo alla fine cambierà opinione. «Chi pensa di eludere il nodo dell’articolo 18 – ha affermato – è un illuso, perché è impensabile che l’argomento su cui ci stiamo battendo sparisca non dall’agenda, ma dal pensiero e dalle preoccupazioni dei lavoratori». Egli crede invece che «dopo lo sciopero generale il Governo tornerà a riflettere, perché quel tema è diventato un problema politico per il Governo, non per il sindacato». Sarà insomma, ad avviso del segretario generale della Uil, il peso del dissenso a premere sull’Esecutivo consigliandogli di cambiare politica. Cofferati pensa che saranno anche le imprese a mutare opinione. «Uno sciopero generale consistente ed efficace – ha detto il segretario generale della Cgil – può cambiare molte cose. L’effetto è politico sul Governo e produttivo sulle aziende. Io non credo – ha aggiunto – che tutte le imprese siano contente di questa tensione». Tanto più che si trovano senza una politica economica degna di questo nome. Cofferati ha insistito sull’inefficacia delle decisioni prese finora dall’Esecutivo, ricordando sia i magri risultati del provvedimento per l’emersione dal sommerso, sia la fallacità delle previsioni macroeconomiche, insufficientemente corrette dopo l’11 settembre, a differenza di quanto avveniva nel mondo. No quindi a qualsiasi scambio, ma grande interesse alla revisione degli ammortizzatori sociali. Cofferati ha ricordato come alcuni strumenti, come la cassa integrazione, abbiano funzionato molto bene, mentre altri, come i prepensionamenti, siano stati usati distorcendo il mercato del lavoro. «Quando si consente di andare in pensione a 47 anni, come è accaduto – ha ricordato – è fatale che questa gente riprenda a lavorare, ma in nero». Di qui la richiesta a sostituire i prepensionamenti con strumenti solidaristici uniti a formazione continua. Cofferati ha criticato a lungo anche la delega previdenziale e i rischi che porterà la contribuzione ridotta mentre ha ribadito l’importanza di non modificare l’articolo 18. «È vero – ha detto – che i reintegri nel posto di lavoro assommano solo a pochi casi l’anno, ma questo perché quell’articolo ha un valore deterrente». Infine, Cofferati ha escluso un suo prossimo impegno in politica in vista delle elezioni del 2006: «Considero un errore il passaggio da un impegno di rappresentanza sociale a uno di rappresentanza politica. Penso che non sia quella la strada che il segretario generale della Cgil debba intraprendere».

Mercoledí 10 Aprile 2002