Cgil e Uil aprono sugli statali, alt della Cisl

10/01/2007
    mercoledì 10 gennaio 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    Il dibattito sulla riforma delle pensioni

      Cgil e Uil aprono sugli statali, alt della Cisl

        Nicolais: mobilità solo tra uffici. Ichino: forte sostegno alla riforma. I Cub: no ai licenziamenti

          Enrico Marro

            ROMA — Racconta il ministro delle Riforme, Luigi Nicolais: «Otto anni fa, all’Università di Napoli, feci licenziare due ricercatori che non venivano da anni in ufficio. Ma dopo cinque anni sono stati riammessi in servizio in seguito a una sentenza del Tar, confermata dal Consiglio di Stato. Se le cose non vanno, non è solo colpa dei dirigenti. C’è un sistema legislativo che va rivisto». La platea della sala del Cenacolo, composta in buona parte proprio da dirigenti pubblici, annuisce. Racconta il presidente dell’Autorità antitrust, Antonio Catricalà: «Nel luglio del 1980, al primo giorno di lavoro, un postino fu sorpreso a buttare la corrispondenza nella spazzatura anziché consegnarla ai destinatari. Fu licenziato, ma poi il Tar e il Consiglio di Stato annullarono il licenziamento con la motivazione che il giovane era emozionato e quel giorno faceva caldo». I sorrisi divertiti sono inevitabili. Ricorda il giuslavorista Pietro Ichino: «Il professor M. che dovrebbe insegnare in una scuola al centro di Milano e che non va al lavoro da anni, come ho denunciato sul Corriere della Sera, è stato identificato, ma ai giornalisti che lo hanno intervistato ha riso in faccia dicendo: "Ci rivediamo tra un anno e scommettiamo che sarò ancora al mio posto?"». Uno «scandalo», sottolinea Ichino tra l’approvazione generale.

              Tre casi concreti che spiegano meglio di tante analisi quanto sia difficile affrontare il tema sollevato da Ichino nel suo ultimo libro («I nullafacenti») e ieri al centro del convegno organizzato dall’Agdp, l’associazione dei giovani dirigenti della pubblica amministrazione, dal titolo: «Licenziare i fannulloni?». Tema tanto più delicato perché riemerge mentre nel dibattito sull’agenda politica per il 2007 c’è la riforma della pubblica amministrazione. Se ne parlerà nel «conclave» dell’Unione, che il presidente del Consiglio Romano Prodi aprirà giovedì a Caserta, e ne discutono da mesi governo e sindacati, senza che ancora si sia arrivati alla firma del previsto memorandum d’intesa. La partita si gioca in un clima teso, sia perché i contratti pubblici non sono stati ancora rinnovati sia perché la sinistra radicale dà battaglia: no alla riduzione degli organici, no alla mobilità, no ai licenziamenti, sì invece alla regolarizzazione dei precari, sono le loro parole d’ordine. E ieri qualche decina di sindacalisti di base aderenti alle Rdb-Cub ha manifestato in vicolo Valdina, a Roma, fuori dalla sala del Cenacolo. Bandiere, cartelli, distribuzione di volantini e poi grida di protesta («buffoni, buffoni, fascisti») quando non è stato permesso loro di entrare perché nella piccola sala non c’era più posto.

              Dove invece, per la Cgil, ha parlato il segretario confederale Paolo Nerozzi. Che, pur dicendosi favorevole a una «riforma profonda», ha subito aggiunto: «Non si può però pensare di colpire gli uscieri per consentire magari ai professori universitari di insegnare 3 ore al mese e fare altri 6-7 lavori». Più sostegno ai fautori di una riforma energica sembra invece arrivare dalla Uil. Il segretario, Luigi Angeletti, ha invitato Ichino a un convegno della sua organizzazione, ieri mattina, e ha confermato il suo impegno per la «meritocrazia e la produttività». Che cosa poi questo significhi in concreto il leader della Uil lo ha spiegato proponendo di «definire criteri che siano il più possibile oggettivi per misurare la qualità del lavoro delle persone e quindi incentivarle retribuendole meglio». Il segretario della Uilm (metalmeccanici), Tonino Regazzi, si spinge molto più in là e si schiera, unico tra i sindacalisti, apertamente in favore di Ichino: «Le sue parole sono condivisibili: la verità è che vi sono dei settori protetti in cui non succede mai nulla mentre in quello metalmeccanico siamo abituati alle ristrutturazioni». Su tutt’altro fronte la Cisl, che non gradisce il più intenso rapporto che indubbiamente esiste tra il ministro e la Cgil. Il leader della Funzione pubblica- Cisl, Rino Tarelli, avverte Nicolais di non dare per scontata la firma del memorandum per il 18 gennaio, aggiungendo che la Cisl è pronta allo «sciopero generale» se non verrà coinvolta nella riforma.

              Dibattiti e convegni a parte, sui punti caldi la situazione è al momento questa. Licenziamenti: Nicolais ha ricordato il disegno di legge sulla licenziabilità dei dipendenti pubblici che hanno commesso reati, anche se patteggiano. Fare di più è difficile. Mobilità: il sindacato si dice pronto, ma solo a spostamenti volontari e il ministro precisa «da ufficio a ufficio non da amministrazione ad amministrazione». Il resto è «utopia», taglia corto Catricalà. Meritocrazia: «Si può valutare l’operato degli uffici non quello dei singoli», dice Nicolais.