“Cgil” E il XVI congresso?

06/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 6 – CAPITALE/LAVORO

    NO CORRECT

      E il XVI congresso?

        C. C.

          Tutti insieme appassionatamente, ora c’� da battere Berlusconi. Non si va oltre nel XV congresso della Cgil, oggi alla sua giornata conclusiva. D’altronde, la trama � stata tessuta fin dall’inizio nella relazione di Guglielmo Epifani: se quest’obiettivo concentrato sulla data del 9 aprile – su cui tutti nella Cgil concordano – � prioritario, il resto di conseguenza sfuma sullo sfondo. Da evitarsi, perci�, soprattutto i problemi spinosi, in primis quelli che precisamente riguardano l’agire sindacale, perch� potrebbero produrre qualche screzio con l’Unione, e differenziazioni dentro la stessa Cgil. Conclusione nostra: fra un anno sar� necessario fare il XVI congresso.

            Romano Prodi raccoglie con grazia l’offerta a piene mani che il segretario della Cgil gli ha fatto, promettendo addirittura un �patto di legislatura� a un centrosinistra di governo. Promessa respinta ancora ieri in pi� di un intervento di dirigenti sindacali, della Fiom ma non solo, accolta con sconcerto silenzioso, affidato ai mormorii ufficiosi, da molti delegati: �legarci le mani non serve a noi, ma neanche a loro�.

              Che non serva �a loro�, in realt� � tutto da discutere. N� sembra di questo parere Prodi, quando dice alla Cgil �possiamo e dobbiamo lottare assieme per il bene nostro dei nostri figli e dell’Italia� – invitandola a una posizione quanto mai ingrata per un sindacato anche di fronte al pi� �amico� dei governi. Di quale Italia si sta parlando?

                E infatti il professore nomina diritti congiunti a �doveri�, evoca un sindacato interlocutore �forte� �esigente� �autonomo�, e per� �responsabile�. In sala il suono dell’etica della �responsabilit� scende di un’ottava, pi� d’uno, prosaico, la traduce in un richiamo alle �compatibilit� cui ci si dovr� piegare. Confermato nel passaggio in cui il leader dell’Unione dall’analisi puntuale dei disastri dell’epoca Berlusconi promette che quel che s’� disfatto sar� rimesso insieme anche nelle relazioni fra governo, imprese, sindacato: la �concertazione� sar� ripristinata.

                  sar� da vedere che cosa si intende nel futuro, giacch� l’esperienza passata dei �concerti� non ha portato molti vantaggi al mondo del lavoro. Anzi. E i campanelli d’allarme ieri non sono mancati.

                    Dalla scuola alla legge 30, e su questa Prodi si � diffuso promettendo �significative modifiche di quella che � impropriamente chiamata legge Biagi, superando una inaccettabile precariet� permanente�. E’ un passaggio che fa infuriare il centrodestra. Dal ministero del welfare il sottosegretario Sacconi grida contro l’�insulto� a Marco Biagi (non si sa come spiegare questa reazione, giacch� la legge 30 porta i nomi di Maroni e Berlusconi), e nel discorso di Prodi – �moderno Zelig che � andato a prendere ordini dalla Cgil� – rintraccia �le parole d’ordine della sinistra pi� radicale�, vestendo lo stesso Epifani di un abito di certo per lui stesso inatteso.

                      Invece no, quel cincischiare con le parole da parte dell’Unione attorno alla legge 30, per evitare di dire semplicemente �va cancellata�, non rassicura molti sindacalisti a Rimini. E allora ci pensa Piero Fassino che ieri ha chiarito, a distanza: �non abbiamo mai detto di voler abrogare quella legge�.