Cgil e Fiom, scontro sul dopo-voto Stella a 5 punte contro Marchionne

10/01/2011


TORINO – La resa dei conti è rinviata a sabato prossimo quando sarà noto l´esito del referendum di Mirafiori. Per ora né Susanna Camusso né Maurizio Landini parlano di spaccatura. Al termine di sette ore di confronto nella sede della Cgil in corso d´Italia i toni sono cauti. Cgil e Fiom concordano sul «no» all´accordo e rinviano di sette giorni la discussione sul «che fare» in caso di vittoria dei sì in fabbrica. Trovano invece immediata unità nella condanna alle scritte contro Marchionne che compaiono nel pomeriggio a Torino, sul cavalcavia di corso Sommelier, a pochi passi da Porta Nuova. «Marchionne fottiti» si legge di fianco a una stella a cinque punte. Altre scritte compaiono in diversi punti del centro («Non siamo noi a dover diventare cinesi, sono i cinesi a dover diventare come noi»). La Digos è cauta: «Quello della stella delle Br è un simbolo forte utilizzato in periodi di alta tensione sociale come questo. Non significa necessariamente che stia rinascendo un fenomeno terroristico. Teniamo comunque alta la guardia».
In questi giorni il clima a Torino è certamente pesante. Per la prima volta dopo molti anni la città si divide in due in modo netto, sapendo che dal referendum di venerdì dipende non solo la possibilità di uscire (e in che modo) dalla crisi ma anche la geografia del potere economico e politico locale. Anche ieri ci sono stati i volantinaggi contrapposti dei sindacati del «sì» e del «no» nelle vie del centro. Questa mattina, alla ripresa del lavoro in fabbrica, i due fronti contrapposti si trasferiranno alla porta 2 di Mirafiori, cancello di ingresso dei 5.500 dipendenti delle Carrozzerie che venerdì andranno a votare. Fim, Uilm, Fismic e Ugl distribuiranno un volantino dal titolo «Mirafiori c´è» con una sintesi dei punti del contratto e «i miglioramenti economici e normativi contenuti nel testo». La Fiom replicherà distribuendo il testo integrale dell´accordo «perché i lavoratori siano informati sul peggioramento delle condizioni di lavoro che l´intesa comporta».
Che cosa succederà venerdì? Il «sì» parte in vantaggio. In base ai risultati delle ultime elezioni delle rsu, i sindacati favorevoli all´intesa dovrebbero avere poco più di 3.800 voti e quelli del «no» poco più di 1.600. Una differenza di 2.200 voti. Ma quanto i dipendenti delle Carrozzerie vorranno seguire le indicazioni dei sindacati nel voto sull´accordo? E se vinceranno i «sì» che cosa farà la Fiom? Firmerà o si lascerà estromettere dalla fabbrica?
Questo è stato il tema della lungo vertice di ieri a Roma. «Fiom e Cgil – hanno detto all´uscita Camusso e Landini – sono impegnati a fare in modo che, qualunque sia l´esito del referendum, i lavoratori non siano lasciati soli». Non una spaccatura dunque, tanto che Susanna Camusso parteciperà alla manifestazione indetta dalla Fiom il 28 gennaio a difesa dei diritti sui luoghi di lavoro. E quando ieri, durante la riunione, un esponente della Fiom ha chiesto alla Cgil se, in caso di vittoria dei sì, sarebbe stata la Confederazione a mettere quella firma che i metalmeccanici non vogliono concedere, la risposta è stata secca: «Naturalmente no. La Cgil non ha la cultura della scomunica». Rimane aperta la questione di fondo: come farà la Fiom a garantire la rappresentanza dei suoi iscritti se venerdì vinceranno i sì? In serata Raffaele Bonanni ha invitato i metalmeccanici della Cgil a «riconoscere l´esito del voto: se vincessero i no, la Cisl ritirerebbe la firma». Ma se vincessero i «no», l´accordo decadrebbe automaticamente.