Cgil e Ds, polemica sulla Fiom

30/05/2003

              Venerdì 30 maggio 2003

              Cgil e Ds, polemica sulla Fiom
              Il sindacato di Epifani replica a Damiano: decidiamo noi cosa far

              Giampiero Rossi
              MILANO La partita per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici è tutt’altro che conclusa. Ma al di là della battaglia sindacale contro Federmeccanica, oltre la profonda spaccatura tra le tre sigle confederali e dopo aver provocato i primi scossoni interni alla stessa Fiom, ora sconfina nella politica. Un’intervista al Sole 24 Ore di Cesare Damiano, responsabile delle politiche per il lavoro dei Ds ha
              aperto una crepa di polemiche tra il partito e la Cgil.
              «Dalla frittata non si torna alle uova», è la metafora utilizzata da Damiano per ricordare quelli che a suo giudizio sarebbero stati gli errori della Fiom, prima fra tutti la presentazione di una piattaforma
              separata rispetto a Fim e Uilm. Di più, il dirigente diessino ha anche
              invitato la Fiom ad aprire una discussione interna e ha esortato la Cgil ad intervenire in quella che definisce una «crisi». E ieri, all’ora del caffè e dei giornali, è iniziata la polemica Cgil-Ds a colpi di dichiarazioni e repliche lungo l’asse Roma-Praga.
              Dalla capitale della Repubblica Ceca, dove è in corso il congresso dei sindacati europei, il primo a respingere eventuali interferenze è Carlo Ghezzi, segretario e responsabile nazionale dell’organizzazione del sindacato: «La Fiom ha aperto al suo interno una discussione molto
              impegnativa – commenta Ghezzi – le dichiarazioni di Damiano interferiscono pesantemente sulle vicende interne della Fiom. La Cgil segue con grande attenzione con estremo rispetto la discussione
              autonoma all’interno dei metalmeccanici. È auspicabile che tutti abbiano un atteggiamento simile così come la Cgil e la Fiom sono estremamente rispettose del dibattito interno ad altre organizzazioni
              politiche o sociali».
              Insomma, ognuno pensi ai propri guai interni, manda a dire Ghezzi.
              E lo stesso identico concetto viene ribadito, poco dopo da Carla Cantone, segretaria confederale della Cgil, senza mezzi termini:
              «Del dibattito politico che si è aperto in Fiom se ne occupa la Cgil.
              I Ds si occupino dei loro problemi, non accettiamo nè suggerimenti, nè interferenze che ledano l’autonomia del sindacato».
              La dirigente sindacale evita qualsiasi commento sulla decisione di Claudio Sabattini di dimettersi dal comitato centrale e dalla direzione della Fiom, dopo un acceso dibattito sulla proposta iniziale del segretario generale, Gianni Rinaldini, di un congresso straordinario, e spiega che «le dimissioni sono una scelta personale, fa parte di un dibattito molto sofferto che si è aperto dentro la Fiom e che continuerà nei prossimi tempi vista la decisione di andare ad una consultazione
              degli iscritti».
              Alla seconda replica Cesare Damiano decide però di reagire: «Il principio dell’autonomia nel rapporto tra sindacati e partiti va sempre salvaguardato -premette – ma questo non significa rinunciare ad esprimere le proprie idee di fronte a fatti politici significativi. Le attuali
              divisioni avvenute nella Fiom Cgil – prosegue Damiano – non sono un argomento privato che riguarda qualche dirigente sindacale, ma problema di rilevanza nazionale che interessa milioni di lavoratori
              e il futuro stesso del sistema contrattuale.
              Anche se volessimo ignorare questa semplice verità, sarebbe la realtà
              dei fatti a costringere tutti a svolgere una approfondita discussione. Naturalmente, nel rispetto della reciproca autonomia.
              D’altra parte – conclude il responsabile del lavoro dei Ds – non si può chiedere a un partito di sinistra come il nostro di avere, giustamente, una forte identità sui temi del lavoro e, contemporaneamente, pensare che venga invaso il campo dell’autonomia se si discute apertamente
              di questi problemi».
              Ma proprio queste sue parole scatenano la terza replica dalla segreteria confederale della Cgil. Questa volta tocca a Paolo Nerozzi: «Vedo che Damiano insiste nel voler intervenire in questioni interne alla Fiom – dichiara il sindacalista -ma la questione non riguarda il fatto di
              avere un punto di vista su questioni rilevanti, come il contratto dei metalmeccanici, quanto il fatto che è meglio lasciare che la discussione fra i lavoratori e il gruppo dirigente della Fiom si sviluppi, affinché siano affrontati e risolti i problemi che la difficile fase pone ai metalmeccanici e a tutto il movimento sindacale.
              Se i partiti intendono dare il loro contributo – conclude Nerozzi – sono invece convinto potrebbero aiutare questo dibattito portando in discussione in parlamento le leggi che la Cgil ha presentato,
              sostenute da cinque milioni di firme di lavoratori e cittadini». In serata arriva anche la secca reazione del segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini: «Constato che Damiano è molto interessato
              alle vicende dei metalmeccanici, ma non ho ancora capito se, a suo giudizio, i lavoratori abbiano il diritto di votare i contratti che li riguardano o se, invece, questi stessi lavoratori non siano considerati
              alla stregua di oggetti per determinate operazioni politiche».