Cgil e Confindustria unite nell’attacco al governo

16/10/2002

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
245, pag. 3 del 16/10/2002
di Giampiero Di santo

e Teresa Pittelli

Cgil e Confindustria unite nell’attacco al governo

Diverse, diversissime, quasi uguali. Cgil e Confindustria, ieri, hanno attaccato con argomenti molto simili la Finanziaria 2003 messa a punto dal governo guidato da Silvio Berlusconi.

E soprattutto, nel corso di un esame delle misure elaborate da Tremonti organizzato dalla Cgil, hanno lanciato un nuovo allarme sulle risorse per il Mezzogiorno, che, al di là delle promesse e delle cifre triennali indicate nella manovra per l’anno prossimo, saranno sicuramente inferiori rispetto a quelle stanziate con la Finanziaria 2002.

Secondo il dipartimento della Cgil per le politiche di coesione economica e sociale e del Mezzogiorno, con l’attuale versione della Finanziaria, nel 2003 i fondi per il Sud e le aree depresse saranno inferiori di circa 1,307 miliardi di euro rispetto all’aumento stabilito con la manovra per l’anno in corso. Nel 2004, poi, lo scarto diventerà una voragine, con 500 milioni previsti rispetto agli oltre 10 miliardi di euro indicati.

E solo nel 2005, con ben 11,9 miliardi di euro, le risorse stanziate toccheranno i 15,32 miliardi previsti per il triennio. Uno slittamento di fatto che, secondo il sindacato di Corso d’Italia, oltre a tradire il Patto per l’Italia (che la Cgil non ha firmato), ´rischia di far perdere 150 mila nuovi occupati solo nel Mezzogiorno, senza tenere conto dell’impatto della riduzione delle spese per infrastrutture e degli effetti devastanti del decreto taglia spese, che comporteranno un sicuro rallentamento nel corso del 2003′. Una critica dura, rafforzata dalle parole di Rosario Averna, consigliere incaricato di Confindustria per il Mezzogiorno.

´Tutte le misure più recenti adottate dal governo sono in grave contraddizione con gli impegni assunti con il Patto per l’Italia e creano un clima di incertezza pericoloso per la propensione a investire delle imprese’. Averna ha citato ´la nuova e più restrittiva procedura per il credito di imposta sulle assunzioni varata in luglio’, il decreto legge fiscale che ha ridotto le agevolazioni Dit, ´la trasformazione del 50% degli incentivi a fondo perduto in mutui proposta con l’articolo 37 della Finanziaria’.

Solo questa innovazione, secondo Averna, ´dimezza la convenienza ai nuovi investimenti, appesantisce il rating dell’indebitamento e richiede nuove leggi e regolamenti e quindi nuove autorizzazioni da parte dell’Unione europea, con tempi più lunghi di almeno 18 mesi’. Una valutazione condivisa dalla Cgil e dalla Cida, che ha valutato in 28 mila euro all’anno, 55 milioni di vecchie lire, gli oneri aggiuntivi che le imprese beneficiarie delle agevolazioni della legge 488 del 1992 dovranno sostenere dopo i cambiamenti a una normativa che, ha ricordato ancora Averna, ´nel quinquennio 1997-2001, ha favorito investimenti per 45 miliardi di euro e la creazione di 361 mila posti di lavoro, con un tasso di successo superiore all’80%’. Le osservazioni di Averna hanno spinto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a chiedersi ´come mai la Confindustria non dia la disdetta al Patto per l’Italia, considerato che considera abissale la distanza tra gli impegni presi e la situazione’.

La richiesta indirizzata al governo da Cgil e Confindustria (ma anche dalla Cida, che con una nota dimostra il forte aumento degli oneri per le aziende che vogliono investire) è dunque quella di cancellare l’articolo 37 della Finanziaria 2003.

Mentre il segretario generale dell’Ugl, Stefano Cetica, ha proposto, oltre al ´Patto per l’Italia, un patto per le regioni, che funzioni meglio di come hanno funzionato gli accordi attuali, per fare sì che il Fondo unico per il Mezzogiorno non si trasformi in un’altra occasione mancata, considerate le croniche carenze e i ritardi accumulati dalle regioni nel Sud nell’utilizzo dei fondi strutturali europei’.