Cgil e Confindustria unite bocciano il superincentivo

10/09/2003

 mercoledì 10 settembre 2003
 
Pagina 8 – Economia
 
 
IL CASO
Nessuna convenienza per il lavoratore e scarsi effetti sui conti

Cgil e Confindustria unite bocciano il superincentivo
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – È un´alleanza inedita. Cgil e Confindustria sparano insieme sul «superbonus» del 32,7 per cento proposto dal ministro Maroni per chi ritarda di due anni il pensionamento: «Non conviene e non basta», dice la Confindustria. «È del tutto evidente che chi scegliesse il superbonus ne ricaverebbe una perdita permanente per tutti gli anni del pensionamento», aggiunge la Cgil. Cisl e Uil, invece, sono più disponibili: «La strada di un´incentivazione per far permanere volontariamente i lavoratori al lavoro, con la salvaguardia dei diritti, si può discutere», sostiene il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Analoga la posizione del segretario Uil, Luigi Angeletti.
          Per lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, «il superbonus legalizza il lavoro nero». Dice Ettore Combattente: «La proposta Maroni sta alimentando una campagna mistificatoria, che non aiuta ad affrontare il problema di come prolungare la vita lavorativa». Secondo lo Spi-Cgil, «questa campagna è fondata sul calcolo dei vantaggi e degli svantaggi del bonus», la cui valutazione è «relativa e dipende dalle condizioni economiche del lavoratore perché a un immediato vantaggio corrisponderà un danno futuro consistente».
          La Confindustria, che giudica indispensabile aprire ai disincentivi, ha messo a punto uno studio nel quale dimostra che il superbonus di Maroni non basta per convincere il lavoratore e «ha sulla finanza pubblica effetti molto contenuti». La Confindustria stima che un lavoratore che matura i requisiti per l´anzianità e con un´aspettativa di vita di altri 24 anni avrebbe una ricchezza pensionistica inferiore dell´11% se, anziché accedere alla pensione, optasse per il regime degli incentivi, che «cristallizza» la posizione contributiva.

          La proposta di disincentivo della Confindustria è quella che il primo governo Berlusconi affacciò, con esiti disastrosi, nel ´94: tagliare del 3% annuo il rendimento pensionistico di coloro che vanno in pensione prima di una soglia fissata ai 62 anni (60 per gli operai). Le pensioni di anzianità sarebbero dunque decurtate rispettivamente del 15 e del 9%. La Confidustria si tiene aperta una porta anche per eventuali pensionamenti anticipati nel caso di «interruzioni del rapporto per esigenze delle imprese». Infine propone un sistema di incentivi per la fascia di età 62-65 anni: l´innalzamento di un punto per ogni anno di rinvio del pensionamento del coefficiente di rendimento del trattamento pensionistico.