Cgil e Cisl si dividono sulla revisione dei contratti

30/05/2005
    domenica 29 maggio, 2005

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    NON SI PLACA LA LUNGA DISPUTA ATTORNO ALLA REVISIONE DEGLI ACCORDI DEL ‘93 SULLA CONTRATTAZIONE
    Cgil e Cisl si dividono sulla revisione dei contratti
    Pezzotta: «Nessuno ha diritto di imporci veti». Giallo sugli scioperi revocati

      ROMA
      Raccontano alcuni che venerdì sera i presenti nella Sala Verde di Palazzo Chigi sarebbero rimasti sbigottiti tanto quanto il destinatario dell’urlo: «Tu non sei democratico! Non accetti le opinioni altrui!» La questione dei modelli contrattuali torna a dividere la Cgil da un lato e Cisl e Uil dall’altra, ma la firma fra governo e sindacati sul rinnovo del contratto dei pubblici è costata una nuova divisione soprattutto fra Savino Pezzotta e Guglielmo Epifani. Appena chiusa la polemica con la Uil sulle modalità dello sciopero proprio sulla trattativa per gli statali si riapre un fronte ben più pericoloso per l’unità dei sindacati confederali. Al punto che secondo alcuni si sarebbe arrivati addirittura ad un passo dall’accordo separato. Comunque sia andata, l’oggetto della disputa non è nuovo: la revisione degli accordi del ‘93 sulla contrattazione. Un sistema in vigore da allora e mai ridiscusso, nonostante quello stesso accordo prevedeva che se ne potesse cominciare a parlare dal 1997. Le regole prevedono un rinnovo economico biennale e uno normativo ogni quattro. Un meccanismo che ad opinione di molti, a dodici anni dalla sua entrata in vigore, segna il passo. Lo vuole rivedere il governo, sono disponibili la Cisl e Uil. Non era e non è così per la Cgil, che già lo scorso luglio su questo tema ha consumato una rottura con Confindustria. All’inizio di quest’anno le tre confederazioni hanno messo in piedi anche una commissione ad hoc, ma per ora con scarsi risultati.

      Anche questa volta il governo ha tentato di porre la questione all’ordine del giorno. Nella prima bozza del documento si prevedeva esplicitamente l’impegno ad «aprire un negoziato» sulla questione. Ma la Cgil già giovedì sera aveva detto no. Quindi si è tentato un altro compromesso: mettere la questione in una nota aggiuntiva all’accordo sottolineando il sì di Pezzotta e Angeletti. Ma anche in questo caso Epifani ha detto no. A quel punto, ad un passo dall’accordo economico, nessuno se la sentiva di far saltare tutto per una nota a verbale. Si è allora deciso di ricorrere alla soluzione più blanda: una lettera del governo alle parti invitandole ad «aprire un confronto» sulla revisione del modello contrattuale. La questione si sarebbe chiusa lì, se non fosse che a quel punto Savino Pezzotta è esploso: «È successo un fatto politico molto grave di cui dovrò tenere conto».

        Dei due il più adirato sembra proprio essere il leader della Cisl che, per nulla calmato dal buon esito della trattativa, ieri è tornato sulla questione: «Nessuno ha il diritto di imporre veti: noi non ne abbiamo mai posti e gli altri non devono farlo con noi». Decisamente più conciliante Epifani, che ha dalla sua l’aver ottenuto ciò che voleva: allontanare la questione dall’orizzonte, soprattutto mentre ci sono contratti delicati come quelli dei metalmeccanici ancora da chiudere. «Ognuno ha le sue idee, ci mancherebbe che qualcuno si permettesse di porre veti». C’è qualche problema con la Cisl ma non drammatizzerei. Sono questioni su cui abbiamo opinioni diverse da tempo». La questione si riproporrà, e forse prima di quanto Epifani speri. Già ieri notte, subito dopo la firma, sia Pezzotta che Angeletti hanno detto in tutte le salse che per loro la questione deve esser messa all’ordine del giorno al più presto. «C’è stata qualche tensione, e pazienza. Ma la questione è matura per essere discussa. Non deve più accadere che i lavoratori aspettino 17 mesi per il rinnovo del contratto».