Cgil e Cisl, prove di disgelo

21/10/2002





21 ottobre 2002

I SINDACATI

Cgil e Cisl, prove di disgelo.
Lo scoglio del Patto per l’Italia
il leader della Cisl Pezzotta: parlare di unità è difficile, meglio dire convergenze

      ROMA – Tre giorni dopo lo sciopero generale della Cgil che ha segnato il punto di massima rottura fra i sindacati, il segretario generale della confederazione di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, prova a riannodare i fili del dialogo. Alla riunione di oggi della segreteria della Cgil si discuterà della possibilità di proporre a Cisl e Uil iniziative comuni per il Sud e il caso Fiat. Sarebbe il primo concreto segnale di disgelo da parte del successore di Sergio Cofferati nei confronti di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. E fa il paio con una proposta di analogo tenore (una iniziativa congiunta con gli altri due sindacati su Mezzogiorno, Fiat e rinnovi contrattuali) che potrebbe affiorare oggi a Napoli all’assemblea dei delegati della Uil. Ma quella della Cgil è una proposta che ancora prima di essere formalizzata trova il segretario generale della Cisl piuttosto freddo: «Per quanto riguarda il Mezzogiorno – dice Pezzotta – abbiamo in corso un confronto con il governo perché nella Finanziaria assuma determinazioni più coerenti con il Patto per l’Italia. Se Epifani ci sta, quella è la nostra linea. E non c’è ragione di cambiarla. Il Patto è la nostra piattaforma».
      Che per il segretario generale della Cisl non sia il momento di fare dichiarazioni di guerra nei confronti del governo è del resto comprensibile. Sottoposto al forte «pressing» della Confindustria e dei sindacati che hanno firmato a luglio il Patto per l’Italia, l’esecutivo starebbe infatti rivedendo profondamente proprio la parte della Finanziaria sul Sud: l’intesa sarebbe prossima. «Nella maggioranza vedo segnali positivi. E nel governo c’è chi dice che alcune cose si possono mettere a posto», afferma Pezzotta. Il quale conferma che «c’è un asse solido fra coloro che hanno firmato l’accordo di luglio». Cioè il governo, la Confindustia, la Cisl e la Uil. E lancia indirettamente una stoccata nei confronti della Cgil: «Era da anni che le parti sociali non affrontavano in questi termini il problema del Mezzogiorno».
      I «segnali positivi» che Pezzotta attende si potrebbero concretizzare forse anche prima dell’assemblea nazionale dei delegati e dei quadri della Cisl prevista per mercoledì e giovedì a Napoli, e alla quale dovrebbero partecipare sia il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che il presidente della Confindustria Antonio D’Amato.
      Escluso quindi, almeno per il momento, che Cgil e Cisl si possano incontrare sul terreno del Mezzogiorno, al di là di vaghe dichiarazioni d’intenti. Il Patto per l’Italia, che Pezzotta rivendica come «l’unico fatto antirecessivo in una situazione economica difficilissima» rappresenta anche per le rispettive strategie sul Sud un elemento di divisione insormontabile. Pezzotta afferma che «deve essere attuato senza sconti: perché è l’inizio di un percorso che non ha pochi contenuti». E ricorda di non aver scioperato «contro la riduzione delle tasse prevista dal Patto né contro il raddoppio della durata dell’indennità di disoccupazione, prevista dal Patto, come invece ha fatto la Cgil».
      Il clima è ancora troppo surriscaldato perché questi ancora deboli «segnali» si possano tradurre in fatti concreti. Subito dopo la conclusione dello sciopero di venerdì il ministro del Welfare Roberto Maroni ha sventolato sotto il naso di Epifani un ramoscello d’ulivo, ma senza esito. D’altra parte è ancora presto, lascia intendere il segretario della Cisl, per capire se l’arrivo di Epifani al vertice della Cgil con l’uscita di scena di Cofferati possa effettivamente migliorare le relazioni con il governo ma soprattutto lo stato dei rapporti fra le confederazioni. Come forse qualcuno, tanto nella Cisl quanto nella Uil, si augura.
      «In questi otto, nove mesi, la Cgil ha completamente sbagliato strategia. Ma certamente, se dovesse abbandonare la foga massimalista che ha contraddistinto la sua azione, se ritornasse su posizioni riformiste e soprattutto di autonomia dalla politica, allora sarebbe possibile riprendere un cammino insieme». Il segretario della Cisl sostiene di «non averlo mai escluso. Anche se – precisa – certe cose non si possono dimenticare». Bruciano «gli insulti, che non si dimenticano. E i cartelli con su scritto "Giuda", anche quelli non si dimenticano».
      Già, ma anche se le ferite provocate venerdì 18 dalla piazza si dovessero rimarginare, quale potrebbe essere il punto di partenza di un percorso verso una nuova unità sindacale? «Unità – confessa Pezzotta – è una parola che oggi faccio fatica anche a pronunciare. Meglio usare il termine "convergenze". Perché non vediamo se è possibile, per esempio, trovare delle convergenze sulla vertenza dei metalmeccanici, dopo che la Fiom si è assunta la responsabilità di chiamarsi fuori

      dall’accordo?»
      Il primo concreto terreno d’intesa è sicuramente la crisi dell’auto: «Sulla Fiat stiamo conducendo una battaglia comune», dice il segretario della Cisl, ammettendo che per la prima volta da tanto tempo c’è finalmente un argomento sul quale non ci siano laceranti divisioni. Allora si può ripartire da lì? «Con la Cgil non siamo in disaccordo su tutto. Certamente, se uno mi mette le dita negli occhi tutti i giorni…»
Sergio Rizzo


Economia