“Cgil” Detto fra noi

07/03/2006
    domenica 5 marzo 2006

    Pagina 7 – CAPITALE/LAVORO

    NO CORRECT

      Detto fra noi

        CARLA CASALINI

          Romano Prodi ha lasciato il congresso di Rimini, rassicurato sul sostegno da parte dell”unica base elettorale mobilitata’ che pu� avere, non solo lui ma tutto il centrosinistra, visto il radicamento sociale che il sindacato pu� ancora vantare, invidiabile per i pi� leggeri partiti dell’epoca attuale. Ma una volta preso l’impegno con l’Unione, la lunga notte che ha preceduto l’ultima giornata del XV congresso, si � protratta in infinite riscritture per produrre un documento finale che rimarca non pochi punti di �differenza� dal programma della coalizione guidata da Prodi, sui punti cruciali del lavoro e della precariet�. Il cambiamento su questi �contenuti�, una volta che il sindacato torna a discutere fra s� e s� nell’ultimo scorcio congressuale, trapela anche nelle conclusioni di Guglielmo Epifani – fatto salvo il tema della guerra, saldissimo dall’inizio alla fine per la Cgil, che non trova se o ma capaci di attenuare la ferma richiesta: �ritiro dall’Iraq�.

            Guglielmo Epifani mantiene costante solo un punto simbolico rilevante, che ha gi� garantito in presenza di Prodi: il mantenimento della promessa di quel �patto di legislatura� offerto a un eventuale e sperato nuovo governo dell’Unione, che coster� al segretario della Cgil un segnale di avvertimento dei delegati nel voto finale alla sua relazione: il non raggiungimento dell’unanimit�.Centinaia i s�, ma per quel punto non digerito ci sono 27 voti contrari e 48 astenuti (al congresso precedente si era contato 1 solo voto di dissenso); cos� come a disturbare l’unanimit� c’� anche l’emendamento proposto dalla Fiom per �l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori� (bocciato dalla presidenza, ottiene il 35% dei consensi).

              Ma sulla questione �precariet� la Cgil, non pi� sotto gli occhi dell’Unione, pratica un’ altra strada, nell’abilit� consumata di un doppio linguaggio. Ritorna infatti l’affermazione sulla necessit� di �cancellare la legge 30� tout court, che introducendo i lavori Epifani davanti a Prodi aveva edulcorato; ritorna la pretesa che devono costare �di pi�, sia per il �salario� che per i �contributi�, tutti i lavori a termine rispetto a quelli stabili (a differenza di quanto recita il �programma� dell’Unione).

                E esce dal silenzio, che aveva scelto la relazione introduttiva, la �necessit� di riconoscere la distinzione tra prestazioni di lavoro realmente �autonome�, e invece quelle nascostamente ma evidentemente �dipendenti� – oggi confuse nel mare grigio del lavoro parasubordinato: con la richiesta esplicita di cambiare l’articolo 2094 del codice civile.

                  Alla fine c’� anche un’affermazione netta sui contratti: quelli nazionali devono �aumentare� il potere d’acquisto. E una cautela diffidente, quanto meno nella posizione di partenza per i rapporti con gli imprenditori, rispetto alla �nuova� Confindustria di Montezemolo, della quale si dice che, pur diversa dalla vecchia, terribile, di D’Amato, non pare per� propensa a rimettere in discussione alcun �privilegio�. Anche sulle �privatizzazioni�, care a Prodi, i distinguo non mancano.

                    Quanto alla garanzia della �autonomia� del sindacato rispetto a un futuro governo non �avverso�, con la rivendicazione del �nostro programma diverso� da quello stilato dall’Unione, l’unica cartina di tornasole sar� la prova dei fatti, lo scioglimento, in un senso o nell’altro – di fronte ai conflitti sociali – del doppio linguaggio prudentemente articolato a Rimini da Epifani, con Prodi, e poi, viceversa, con i suoi. Resta il commento scanzonato di un delegato, a chiosa di questo XV congresso della Cgil alla vigilia del 9 aprile: �E’ iniziato con una posizione di centro, � finito in uno sbocco di centrosinistra� (il riferimento, naturalmente � ai contenuti, alla cosa, non al nome degli schieramenti elettorali)