“Cgil” Dai delegati applausi e qualche critica

03/03/2006
    gioved� 2 marzo 2006

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      IN PLATEA

        Dai delegati applausi e qualche critica. Unitari

          Bene su Iraq e contratti, meno sulle delocalizzazioni. Pezzotta e Angeletti �gelati� dall’articolo 18

            FRANCESCO PICCIONI
            INVIATO A RIMINI

              Gli applausi pi� convinti Guglielmo Epifani li riscuote quando �dice cose di sinistra�. �E’ un buon indicatore per capire il sentimento della platea�, dice Walter Sgargi, segretario regionale della Filcams Emilia Romagna. Quali siano le ragioni, oltre al sentimento, � per� un po’ pi� complicato. Del resto un corpo di 5 milioni e mezzo di individui, espressione di una societ� sempre pi� frammentata, non � che possa presentarsi con un unico volto e pensiero. La relazione del segretario era ecumenica nelle intenzioni, e in quanto tale � stata accolta. Ma sulle valutazioni i pareri sono piuttosto diversi. A cominciare dai due segretari-concorrenti – Savino Pezzotta della Cisl e Luigi Angeletti della Uil – rimasti di sasso quando Epifani ha rivendicato con tutto l’orgoglio necessario la manifestazione dei 3 milioni di persone, al Circo Massimo, il 23 marzo del 2002: �Il momento politico pi� alto, nella storia del Paese, della centralit� del lavoro, dei suoi diritti, della sua dignit�. Mentre Cisl e Uil, che non c’erano, lo considerano �il punto pi� alto della divisione del mondo del lavoro�. Ma questo � il congresso della Cgil, e l’orgoglio di organizzazione � una componente ineludibile del cerimoniale e del linguaggio.

                Una relazione, comunque, che raccoglie solo consensi dai �maggioritari�, ben attenti a rimanere nel cono d’ombra del segretario anche quando appartengono all’area �riformista�, che pure potrebbe lamentare la nettezza con cui Epifani ha chiuso ogni discorso sulla possibile diminuzione di ruolo del contratto nazionale a favore della contrattazione decentrata o, peggio ancora, delle �deroghe� sostenute dal giuslavorista Pietro Ichino. Valeria Fedeli, segretaria dei tessili, esprime il suo �grande apprezzamento soprattutto su tre punti: il discorso sulla laicit� dello stato, che � di grande spessore culturale; l’intreccio tra laicit� e pluralismo, che si riverbera sulla multietnicit� e anche sulle donne (il passaggio su �noi siamo stati l’anima a Milano e Napoli di uno straordinario atto d’amore verso la vita e verso le donne�, ndr); e nell’insieme, per la capacit� di tessere il "filo rosso" che ha tenuto insieme la Cgil in questi anni�. L’accento, in questo caso, cade sul �metodo di Epifani, che condivido molto, e che consiste nel costruire passi avanti puntando alle cose che uniscono (all’interno della Cgil, con gli altri sindacati, con le controparti), sul pluralismo di posizioni che � il sale della democrazia; ma anche sul fatto che trovare un punto di incontro non significa abdicare alle proprie convinzioni�.

                  In questo clima anche la polemica sulla �circolare Naccari�, per Fedeli, �� stata molto strumentale�. E Confindustria ha sbagliato quando, il 14 luglio, ha cercato di forzare �puntando sulla logica del tutto o niente, mentre se avesse scommesso sulle convergenze sarebbe andata meglio�. Risuona, e viene rivendicata, la prassi dei tessili, che Fedeli riassume in uno slogan: �a volte � meglio un euro in meno ma un diritto in pi�, magari nei paesi in cui vanno a "delocalizzare" le imprese�.

                    Walter Sgargi stempera entusiasmi e delusioni. �Una relazione ampia, che mette in fila tutti i temi, senza molte novit�. Che del resto non possono venire da una relazione introduttiva. Immagino che i passi avanti siano affidati eventualmente alla commissione politica�. Generale l’apprezzamento per la richiesta di ritiro immediato delle truppe dall’Iraq, la difesa del contratto nazionale, il fatto di dare un segnale forte anche al centrosinistra, se vincer� le elezioni. E’ quello che qui tutti chiamano l’�autonomia� della Cgil.

                      Sandro Bianchi, storico esponente dei metalmeccanici, scuote la testa. �Non mi � piaciuta. La parte generale � molto condizionata dalla vicenda elettorale. Sostenere che il declino industriale sia un fatto tutto italiano, nel giorno in cui i giornali spiegano che la tedesca Aeg smantella e trasferisce tutto in Polonia, � un po’ fuori dal mondo. E il contratto nazionale � sotto attacco anche l�. Non c’� un’analisi delle tendenze del capitalismo, della globalizzazione. La parte sindacale, invece, � debole. Sulla questione contrattuale ha "coperto" tutte le pratiche che si sono sviluppate, e contemporaneamente le ha lasciate sullo sfondo; si � insomma lasciato tutte le porte aperte�.

                        Il dibattito ora � aperto. Sar� unitario, perch� tutti vogliono che sia cos�. Ma sar� una discussione vera, non un rito di conferma del gi� noto.