Cgil: crescita record dell’atipico

08/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Interinale, part-time e parasubordinato: +26% negli ultimi tre anni

    Cgil: crescita record dell’atipico
    La nuova occupazione è donna
    Rita Fatiguso
    ROMA Un vero e proprio boom dei lavori atipici negli ultimi tre anni: quelli in affitto sono cresciuti del 26,2% (+401mila), quelli part-time del 26,6% (+356mila) i parasubordinati del 23,3% (sfiorando quota 2 milioni). Lo rileva un’indagine dell’Ires-Cgil svolta per conto della Nidil, l’associazione della Cgil nata tre anni fa per rappresentare chi svolge un’attività nei cosiddetti "lavori atipici". E proprio l’impennata dei parasubordinati rappresenta un vero e proprio «caso» nel panorama europeo dei lavoratori a metà strada tra l’impiego autonomo e dipendente. In 22 mesi (dal marzo ’99 a gennaio 2001) ben 442mila lavoratori hanno siglato un contratto coordinato e continuativo, portando la categoria a oltre un milione e 898mila unità.
    La radiografia del fenomeno offre spunti interessanti. «Tra questi — precisa il direttore dell’Istituto, Giovanna Altieri — c’è il fatto che si tratta di un fenomeno prevalentemente femminile. Le donne rappresentano oltre il 52,3% dei nuovi iscritti all’Inps nel 1999-2000, con un quota del 45,3 per cento. Un dato che assume ancor più significato se si considera che il 36,3% degli occupati in Italia sono appunto donne». Non a caso nel Mezzogiorno la crescita ha riguardato soprattutto le donne, mentre al Nord e al Centro prevalgono gli uomini. In aumento, per l’età, anche la quota degli ultrasessantenni che toccano il 10,6% del totale degli atipici in Italia.
    «Abbiamo attivato un monitoraggio costante sul fenomeno a partire dal luglio dell’anno precedente, attivando una convenzione tra noi e Nidil per mettere sotto controllo non solo l’analisi quantitativa ma anche qualitativa e l’impatto anche sul piano formativo — dice il presidente dell’Ires, Agostino Megale. Il fatto che la legge sugli atipici si sia arenata non ci ha fermati, anzi».
    «In generale, la collaborazione coordinata e continuativa — aggiunge Giovanna Altieri — può essere un canale d’accesso al mercato, ma sta diventando sempre più anche un modo di stare nel mercato». La conferma viene dalle figure interessate: non solo amministratori di società, ragionieri e segretarie ma anche operatori di call center, infermieri, televenditori.
    Per quanto riguarda il reddito, la maggior parte degli iscritti al fondo Inps del 13% (pari al 64,3%) ha un reddito annuo inferiore ai 20 milioni di lire. Circa un 10% ha un reddito compreso tra i 20 e i 30 milioni e solo il 6,5% fra i 30 e i 40 milioni.
    Altri dati qualitativi: il lavoro in affitto «coinvolge» più gli uomini che le donne (rispettivamente 64,8% e 35,2%), mentre il popolo delle partite Iva (circa cinque milioni secondo le Finanze) è caratterizzato da una grande disomogeneità: liberi professionisti «canonici» coesistono accanto a lavoratori autonomi e a soggetti attivi nel commercio e nell’artigianato.
    Martedì 8 Maggio 2001
 
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