«Cgil contro la guerra»

10/02/2004


    lunedì 10 febbraio 2004

    «Cgil contro la guerra»
    Il sindacato aderisce al 20 marzo. Ancora contrasti sull’appello
    Via le truppe In discussione la parte dedicata al «diritto alla resistenza».

    Unità sul ritiro delle truppe
    A. MAS.


    La Cgil alla manifestazione mondiale contro la guerra in Iraq ci sarà, ed entro oggi dovrebbe risolversi anche la querelle sull’appello di convocazione della manifestazione del 20 marzo. Il nodo della discordia è sempre quel riferimento al «diritto alla resistenza» del popolo iracheno che piace a una parte del movimento pacifista e incontra la resistenza, appunto, di altre componenti, a partire dalla Cgil che avrebbe anche preferito un no più esplicito alla violenza. Per risolverlo non sono bastati i due giorni di assemblea dei social forum a Bologna, né la riunione, più ristretta, di ieri a Corso d’Italia, aggiornata a oggi. La giornata era cominciata con la riunione della segreteria della Cgil, al termine della quale il sindacato ha diramato un comunicato di adesione alla manifestazione nel quale vengono fatte proprie le parole d’ordine con cui è stata promossa: ritiro delle truppe dall’Iraq e ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. «La segreteria nazionale della Cgil ribadisce il profilo della propria strategia di politica internazionale coerente con le scelte di questi anni e con l’impegno profuso perché la pace sia una politica concreta, oltre che un’aspirazione eticamente condivisibile: diritti umani e del lavoro al centro di una nuova democrazia mondiale, nettezza nel rifiuto del terrorismo e della violenza, della guerra preventiva in sé e delle sue implicazioni, ruolo dell’Europa sociale per la definizione di un mondo multipolare e un modello di sviluppo equo e sostenibile costituiscono il cuore di quella strategia». Sul ritiro delle truppe e il ripudio della guerra la Cgil organizzerà anche un convegno il 30 e 31 marzo. Nel pomeriggio, movimenti riuniti per mettere a punto l’appello ed evitare che al 20 marzo partecipino tutti ma addirittura sulla base di tre piattaforme diverse: del social forum, della Cgil e della Tavola della pace. «Un vero casino», aveva esclamato all’assemblea di domenica a Bologna Gianfranco Benzi della Cgil a chi gli obiettava che questo sarebbe un segno di pluralismo.

    Le ipotesi sul terreno sono sostanzialmente tre, e l’obiettivo è quello di formare uno schieramento il più ampio possibile, come avvenne lo scorso anno per la manifestazione del 15 febbraio. La prima opzione è che l’appello venga emendato in qualche sua parte. Con la controindicazione che una parte del movimento, a partire dai Cobas, non ne vuole sapere di modificare neppure una virgola del testo. La seconda è che l’appello venga accantonato e vengano fatte proprie le parole d’ordine lanciate dai pacifisti americani, raccolte dal Forum sociale europeo di Parigi prima e da quello mondiale di Mumbai dopo, e che mettono tutti d’accordo. Vale a dire ritiro delle truppe e diritto all’autodeterminazione dei popoli iracheno e palestinese. Una soluzione, quest’ultima, che basterebbe a porre anche uno spartiacque nei confronti di quei parlamentari del centrosinistra che vorranno aderire alla manifestazione dopo essersi astenuti sul voto alla missione in Iraq. Terza ipotesi: che l’appello rimanga così com’è e venga però lanciato dal gruppo di continuità del Forum sociale europeo e dalla Tavola della pace. Una base comune accettata dalle reti cosiddette «di secondo livello», quelle cioè che contengono a loro volta reti, associazioni o movimenti, mentre le singole strutture organizzate entrerebbero a far parte del comitato promotore e con il vantaggio che sarebbero libere di produrre propri documenti e prese di posizione. Come ha già fatto ieri la Cgil.