Cgil con i Ds, Epifani supera l’era Cofferati

02/11/2005
    martedì 1 novembre 2005

      Pagina 7 Politica

      TORNA IL COLLATERALISMO? ANCHE CISL E UIL SI RIAVVICINANO AI PARTITI DELL’UNIONE

        Cgil con i Ds, Epifani supera l’era Cofferati

          retroscena
          Fabio Martini

          ROMA
          In quella che resterà la domenica delle Primarie, in fila per votare c’era anche un signore distinto che nei giorni feriali fa di mestiere il segretario della Cgil: alle tre del pomeriggio del 16 ottobre Guglielmo Epifani ha lasciato cadere la sua scheda nell’urna approntata in un gazebo di largo Somalia a Roma. Un gesto che Epifani non ha pubblicizzato e nulla si sa sulla sua preferenza, anche se un forte indizio era stato lui stesso ad anticiparlo un mese prima, durante un pubblico dibattito con Fausto Bertinotti alla festa di «Liberazione». Alla domanda di Giovanni Floris («Lei voterà per Bertinotti?»), Epifani aveva risposto scherzoso: «No, io voterò Prodi altrimenti finisce che Fausto vince per davvero!». Poche ore dopo la comunicazione dei risultati delle Primarie, Guglielmo Epifani e Romano Prodi si sono parlati, il primo ha fatto i suoi caldi complimenti al vincitore, che a sua volta ha ringraziato per il sostegno, più o meno diretto, ricevuto.

          Sintomo, tra i tanti, di un riaccostamento dei tre sindacati confederali ai partiti del centrosinistra, in una singolare forma di «neo-concertazione». Nulla di paragonabile al collateralismo di certi momenti storici, ma proprio giovedì nelle segrete stanze della Cisl si consumerà il primo round di una guerra intestina al termine della quale potrebbe saltare prima del tempo il segretario Savino Pezzotta. E tra i registi dell’operazione, due personaggi di punta della Margherita: Franco Marini e Sergio D’Antoni puntano su un loro candidato, Raffaele Bonanni, abruzzese come Marini e che è stato anche segretario regionale della Cisl siciliana, là dove D’Antoni vanta il suo «feudo». E quanto alla Uil, il segretario Luigi Angeletti nei giorni scorsi si è ripetutamente e caldamente esposto a favore del nuovo soggetto radical-socialista: ieri ha dato forfeit al congresso dei Radicali, un’assenza dell’ultima ora che in casa Uil spiegano anche con la necessità di tenere aperta una porta ai Ds, visto che tra i problemi di Angeletti c’è anche quello di trovare un posto in Parlamento al suo predecessore Pietro Larizza, che da 4 mesi ha lasciato il Cnel.

          Il sindacato più prudente in questo abbraccio ai partiti sembra la Cgil. Certo, Romano Prodi è per ora solo un candidato premier, ma il suo rapporto con Guglielmo Epifani si è fatto continuo, i due si sentono spesso, una modalità diversa da quella conflittuale che divise il primo presidente del Consiglio post-comunista Massimo D’Alema e l’allora leader della Cgil Sergio Cofferati. Ma in tre anni di leadership Guglielmo Epifani ha sensibilmente corretto la linea politica del più grande sindacato italiano. Dopo che con Cofferati la Cgil era arrivata a «farsi corrente» di partito, sostenendo attivamente una delle mozioni in campo al congresso Ds di Pesaro, così Epifani ha spiegato ai suoi l’inversione di rotta: «Il nostro interlocutore deve essere l’Unione» e non più un partito.

          Con una serie di vis-à-vis Epifani ha ripreso solidi rapporti con Piero Fassino e Fausto Bertinotti. E seppure con intensità diversa parla con Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio, Enrico Boselli e anche con Francesco Rutelli ed Enrico Letta. Quella di Epifani è una scommessa inconfessabile: più fluidi sono i rapporti lungo l’asse Prodi-Fassino-Bertinotti, meno punti di crisi ci saranno in Cgil. Al punto che, per il momento, non sembra una chimera la possibilità che, dopo 20 anni, il congresso di Rimini del marzo 2006 non veda contrapposti documenti alternativi.

            La Cisl – che ha sempre fatto dell’autonomia la propria orgogliosa bandiera – negli ultimi mesi si è sempre più avvvicinata alla Margherita. Ad inizio legislatura Savino Pezzotta aveva stretto un rapporto con Gianfranco Fini, era andato a trovare nel suo studio di Montecitorio Pier Ferdinando Casini, ma senza mai riuscire a stringere. Dal 2002 Pezzotta è diventato ospite quasi fisso a convegni e congressi della Margherita e non è un caso che proprio dal capo-macchina di quel partito, Franco Marini, si sia sentito fare diverse settimane fa un’offerta molto solida: «Ti interessa candidarti con noi in Lombardia?». Pezzotta non ha dato una risposta definitiva ma a lui piacerebbe restare in Cisl fino al 2008, quando compirà 65 anni e sarà costretto a lasciare.