Cgil con Cofferati tra incudine e martello

16/01/2003



          16/1/2003
          retroscena
                  Roberto Giovannini

          CGIL
          con Cofferati tra incudine e martello

                  ROMA
                  IL via libera al referendum era atteso e previsto. Ma non c´è dubbio che per Sergio Cofferati sia stata una notizia sgradita. Così come per il suo successore alla guida della Cgil, Guglielmo Epifani, che ieri ha ribadito che per il sindacato di Corso d´Italia la via maestra è quella della legge. Del resto, già da molti mesi – quando erano vicini di stanza – Cofferati ed Epifani si erano convinti che il referendum di Bertinotti, lanciato nel momento più alto della mobilitazione a difesa dell´articolo 18, sarebbe stato una mina vagante. Un pericolo più per loro e i loro programmi futuri che per lo schieramento avverso governativo-datoriale. E con ogni probabilità così sarà. Sergio Cofferati dovrà trovare un modo di schivare le previste bordate da sinistra e da destra al suo progetto politico, e valutare se confermare il «no» al referendum a suo tempo pronunciato. Guglielmo Epifani dovrà cercare di tenere unita la Cgil ed evitare che un insuccesso del quesito si tramuti in una vittoria di chi sostiene che le regole del mercato del lavoro vanno «modernizzate» in senso flessibile. Chissà, magari lasciando libertà di voto agli iscritti. Sarà dura, ammettono i collaboratori dell´ex e dell´attuale segretario generale della Cgil. Ieri, conclusa la giornata di lavoro alla Pirelli, Cofferati è andato come al solito a un dibattito, stavolta a Varese. Nella giornata del dopo-Ballarò, i commenti e le riflessioni del presidente della «Di Vittorio» erano ovviamente centrati sull´esito del duello tv con D´Alema. Nessuna risposta, invece, sul tema del referendum. Anche se in tempi non sospetti – il 30 maggio del 2002 – l´allora leader della Cgil aveva espresso chiaramente il suo pensiero in un´intervista a Rossana Rossanda su «La rivista del Manifesto»: «La mia opinione – aveva detto – non è positiva. Non esprime tutto il fronte, restano fuori i più deboli, le collaborazioni coordinate e continuative». Insomma, un «no» al quesito di Rifondazione (appoggiato e promosso anche dalla Fiom) per ragioni di metodo, visto che un referendum ha più efficacia per cancellare una norma, e non per crearne una nuova, ma anche per ragioni politiche. La proposta di Prc, aveva detto Cofferati, «riunifica il fronte del governo e del padronato, può dividere il movimento e non risolverebbe le ineguaglianze». E del resto, confidandosi coi suoi, Cofferati aveva spiegato di ritenere che si trattava di una trovata di Bertinotti per tornare al centro della scena politica, dopo l´esplosione del movimento sull´art. 18 guidato dalla Cgil all´insegna della «difesa dei diritti intangibili». E queste, c´è da giurare, saranno ancora oggi le convinzioni del presidente della «Di Vittorio» su un quesito che ritiene «sbagliato e inopportuno». Con un aggiunta di attualità: in questo momento, il referendum servirà al leader di Rifondazione per mettere in difficoltà il disegno di Cofferati di costruire un rapporto tra movimenti e sinistra politica, mostrandone l´incoerenza nel non voler difendere più «i diritti universali dei lavoratori». Difficoltà anche dall´Ulivo, con Dario Franceschini, della Margherita, che gli chiede di prendere «una posizione chiara». Una stretta pericolosa, l´ennesima, da cui sarà problematico uscire senza danni. Stessi problemi per la Cgil e Guglielmo Epifani. Il 7 ottobre 2002, in un dibattito in un centro sociale a Roma, Epifani era stato chiarissimo: «ci asterremo o daremo indicazione contraria». Motivazioni, più o meno le stesse di Cofferati. Una posizione assunta dalla segreteria e poi dal Direttivo Cgil tra giugno e luglio, con la richiesta ai promotori di fare marcia indietro. Fu un voto a maggioranza, contro l´opinione della Fiom e della minoranza di «LavoroSocietà» (89 contro 25 astensioni). I pericoli sono evidenti, e su due versanti. Primo, sul fronte interno: ieri il segretario confederale Giampaolo Patta e il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi hanno ribadito la loro fiducia nella vittoria dei «sì», chiedendosi come potrà la Cgil non scendere in campo a sostegno del referendum, che diventerà una prova di forza sulle regole del mercato del lavoro. È il secondo pericolo paventato da Epifani: se vinceranno i «sì» sarà una vittoria di altri, se prevarranno i «no» o mancherà il quorum in modo clamoroso sarà – a cominciare da Confindustria e dal centrodestra – una sconfitta della Cgil. La strategia ideata dal vertice Cgil per limitare i danni funziona così: il Direttivo discuterà e darà via libera a una proposta di legge Cgil su cui si raccoglieranno firme. La proposta sostanzialmente prevederà un irrigidimento delle penali per le piccole aziende che non reintegrano i lavoratori (oggi da 2,5 a 6 mensilità di stipendio), spiega il segretario confederale Casadio. Poi, si cercherà una difficile quadratura, che avrà come obiettivo stabilire una linea che minimizzi la rottura all´interno senza intaccare la credibilità della confederazione all´esterno. E quando il referendum si terrà – è l´opinione prevalente – si darà a iscritti e militanti libertà di voto.