“Cgil” Cittadini «extra» diventati italiani col sindacato

03/03/2006
    venerd� 3 marzo 2006

    Pagina 9 – Congresso Cgil

      Cittadini �extra� diventati italiani col sindacato

        Storie esemplari di migranti, la loro vitalit� per migliorare il Paese di tutti

          di Michele Sartori
          inviato a Rimini

            EXTRA – Perch� voi extracomunitari… "Eh no! Ormai nessuno ci chiama pi� cos�, nel sindacato. Ci abbiamo messo anni per cambiare la mentalit�, e proprio tu ricominci?". Ops. Scusa. Adesso quale � il termine politicamente corretto? "Oh, beh. Chiamami solo extra, se vuoi". Carolina Cardenas lampeggia gli occhi, un guizzo ironico. Le ha tutte: � donna, peruviana, giovane, sindacalista e rognosissima: il prototipo della "nuova vitalit�" che i migranti stanno soffiando dentro la Cgil. Ora � a Rimini, al congresso Cgil. In un salottino, con altri "extra". Quanti siete, come delegati? Jamal Qaddorah, palestinese, calcola a spanne, tra l’orgoglio e il rimprovero: "Pi� di una volta, e meno delle aspettative". Pare un bigliettino dei baci Perugina: pi� di ieri, meno di domani.

              Domanda: "E tu cosa devi fare con noi?". Bah, un pezzo di colore, diciamo. Doppio ops. "Ah-ah. Anch’io ne vedo di tutti i colori". Jamal ride. Carolina lo fulmina: "Sta zitto, terrone". Al gruppo manca Selly Kane, la giovane senegalese-simbolo del congresso. E’ troppo bella, richiestissima da tiv� e grande stampa. "Eppure � di Cuneo come me", protesta l’ignorato Lamine Sow, ineccepibilmente nero, ma maschio. Sghignazza. Gente allegra. Devono esserlo, perch� poi di rogne ne hanno che basta, per conto loro. Tra un passaggio e l’altro in varie categorie, la specialit� attuale di quasi tutti � assistere gli immigrati. Ed � un concentrato di miserie morali, quello che trattano da mattina a sera. Non miserie dell’immigrato: delle leggi, della burocrazia, dei datori di lavoro.

                Piccolo campionario delle ultime? Sonia Shqiponja Dosti, albanese, cita questo caso: "Donna delle isole Mauritius, in Italia da 27 anni, diventata disabile al 100%. Non pu� pi� lavorare. Non avendo il lavoro, le negano il rinnovo del permesso di soggiorno". Caso risolto solo con un ricorso al Tar. Ditila Hako, altra albanese, sfodera quest’altro: "Un lavoratore fa la pratica di ricongiungimento con la moglie. Porta le carte, fa le trafile burocratiche, tutto ok. Proprio l’ultimo giorno, la moglie partorisce. Ricongiungimento negato: perch� tra le condizioni del ricongiungimento c’� un alloggio ‘idoneo’, e quello del lavoratore in questione era certificato per due, non per tre persone". Caso risolto molto a fatica: trovando una casa pi� grande e costosa, ripercorrendo poi l’intera trafila, ritardando la riunione. Umiliante. Carolina schiuma: "E’ difficile immaginare una legge pi� malvagia della Bossi-Fini".

                  Vediamoci il positivo. Jamal l’ottimista suggerisce: "La presenza degli immigrati sta cambiando il sindacato. I nostri interventi non sono vertenze tradizionali, sono indirizzati alla tutela individuale delle persone e dei loro diritti. I nostri uffici sono autentici laboratori culturali". Giusto. Carolina si agita: "Dalla Cgil abbiamo avuto tanto, ma abbiamo a nostra volta aiutato il sindacato. Essere trattati e considerati nello stesso modo, ce lo siamo guadagnati: all’inizio eravamo ‘extracomunitari’ anche qua dentro, avevamo uno spazio simbolico, concesso, quasi un bel gesto politico. Adesso � cominciato il passaggio graduale verso una rappresentanza vera, proporzionale. E’ dura per loro". "Loro" sono gli italiani della Cgil. "Per� ci si stanno misurando. E questo mi riempie d’orgoglio". Ah, s�. Hanno tutti l’orgoglio dell’appartenenza, spiccatissimo. "La Cgil � una delle poche organizzazioni ‘diverse’. Noi ci siamo pienamente dentro; non una associazione a parte, non collaterali", dice Ditila. E Yao Amani, ivoriano: "Se il fiume non trova spazio, straripa. La Cgil ha offerto l’alveo, noi abbiamo portato l’acqua della diversit�". E Lamine Sow: "Cio� vitalit�, energia, contraddizioni. Se la Cgil vuole vivere altri cento anni, deve mettersi in discussione per forza".

                    Chiss� come li vedono a casa – o ex casa – loro. Con uguale orgoglio? Con diffidenza? "A Scutari mica mi guardano tanto bene", sospira Ditila. Perch� l�, essere "contro" ha significato per decenni essere anti-Hoxa: "Me ne sono andata da anticomunista, ‘quindi’ rivoluzionaria. Ma per restare me stessa, in Italia sventolo bandiere rosse. I miei amici non lo capiscono". Paese che vai, rosso che trovi. Carolina-la-rompiscatole no, i suoi, in Per�, non avevano dubbi: "Fare la sindacalista � stata un’evoluzione naturale". Yao scrolla le spalle: "Ai miei non interessa cosa faccio. Non gliel’ho detto". Yao sorride, timido: "Per loro l’importante � che gli mandi i soldi ogni mese".

                      In Italia, ci stanno tutti da tempo. Abbastanza per conoscere e vivere il paese come chiunque altro. E magari con pi� sensibilit�. Carolina: "Giuro che oggi l’Italia mi fa paura". Lamine: "Io sono pi� preoccupato per i discorsi veicolati sul piano culturale. Ci sono partiti al governo che dicono cose aggressive, intollerabili, e accettate proprio perch� vengono dal governo. O gente come il presidente del senato, che dice no al meticciato: come devono sentirsi i miei figli? Che futuro gli prefigura, Pera?". Lamine ha sposato un’italiana. I loro figli sono meticci. Jamal, il palestinese, non � preoccupato. "Vedo due italie, una aggressiva, furba, rampante, l’altra bella,dei lavoratori, dei pensionati". Pensi che questa sia maggioranza? "S�". E se rivince Berlusconi? Scoppia a ridere. "Mah… I miei amici italiani dicono che in quel caso andranno all’estero. Ma io sarei un bel cretino…".