Cgil-Cisl-Uil, il dialogo riparte dai contratti

21/12/2004

    martedì 21 dicembre 2004

      sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

      CONCERTAZIONE
      Domani vertice dei leader sulle nuove regole Confindustria: alle parole seguano i fatti
      Cgil-Cisl-Uil, il dialogo riparte dai contratti
      LINA PALMERINI
      ROMA • Domani il sindacato ci riprova. Fuori dalle dichiarazioni di buona volontà, dagli appelli — fatti agli altri — al dialogo, Cgil, Cisl e Uil danno il via al negoziato sulla riforma della contrattazione. Quella riforma che costò una brusca frenata ai colloqui con la nuova Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo proprio per le divisioni sindacali. Perché — al di là del tema alto della crisi del Paese — il sindacato deve fare, più concretamente, i conti con almeno due questioni dirimenti: revisione dei modelli contrattuali e piattaforma unitaria dei metalmeccanici. I prossimi giorni saranno un test dopo l’altro: oggi c’è la riunione fra i tre leader di Fiom, Fim e Uilm sul contratto delle tute blu; domani c’è invece la riunione tra le segreterie per cercare un testo condiviso sui nuovi contratti. Per il prossimo mese, invece, l’agenda si preannuncia piuttosto fitta. Si comincia l’11 gennaio con un seminario delle confederazioni sui rapporti tra politica e sindacato. Si continua il 20 gennaio con un’assemblea sul Mezzogiorno e, infine, il 15 febbraio, a Milano, ci sarà un’altra grande assemblea dei delegati sulle crisi industriali. Un tema su cui il sindacato vuole chiedere un incontro a Palazzo Chigi che potrebbe anche coincidere con la di• scussione sul rilancio della competitività. I calcoli sindacali parlano ormai di circa 160mila posti di lavoro a rischio per le crisi aziendali.

      E proprio sul declino dell’industria che la Cgil — con un’intervista di Guglielmo Epifani al quotidiano "la Repubblica" — ha riaperto la porta a un dialogo con Confindustria. Un appello raccolto dalle imprese che aspettano, però, che il sindacato superi le divisioni e si possa poi passare alla messa a punto rigorosa di proposte al Governo, interlocutore necessario per sbloccare la crisi del Paese. «Mi auguro che alle parole seguano i fatti. Quando si lavora insieme si raggiungono buoni risultati», ha commentato il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. I tempi, in questo percorso, non sono secondari. Per questa ragione le parti sociali considerano già un grave ritardo da parte dell’Esecutivo non aver messo ancora in pista le proposte per la competitività. E proprio quel provvedimento potrebbe diventare l’occasione per dare concretezza alle priorità individuate dalle forze sociali.


      Intanto ci sono dei passaggi necessari per rendere credibile la compattezza sindacale. In primis, la tappa più ravvicinata: la piattaforma unitaria dei metalmeccanici. Oggi c’è un nuovo incontro tra Rinaldini della Fiom, Caprioli della Fim e Regazzi della Uilm per cercare di trovare proposte comuni da portare alla trattativa con Federmeccanica. Il contratto delle tute blu scade a fine anno e il sindato non è riuscito ancora a trovare una mediazione sulla richiesta salariale. Oggi la Fiom potrebbe fare un passo verso Fim e Uilm (che puntano su circa 130 euro complessivi contro i 150 della Fiom) ma potrebbe non essere ancora l’incontro decisivo. I meccanici della Cgil hanno un consiglio generale il 29 dicembre e, forse, solo dopo quella data ci potrebbe essere il via libera a una piattaforma comune. Lo stesso leader della Cgil preme affinché si riesca, questa volta, a non fare piattaforme e quindi contratti separati. «Confindustria auspica una piattaforma unitaria e accordi unitari. Sarebbe un segnale forte al Paese di unificazione. Mi auguro che sia così, lavoriamo e sollecitiamo che questo avvenga», ha detto ieri Alberto Bombassei.


      Domani toccherà, invece, ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil aviare un confronto che non si annuncia semplice. Sulla riforma della contrattazione, infatti, le proposte di partenza sono piuttosto distanti. La Cgil non vuole alcun ridimensionamento del contratto nazionale a fronte di un’estensione della contrattazione aziendale che oggi riguarda solo un terzo dei lavoratori. La Cisl e la Uil sono, invece, più proponse a mantenere l’accordo nazionale come momento di garanzia per tutti del recupero del potere d’acquisto spostando però sul territorio la contrattazione del salario legato alla produttività. In ballo c’è anche la questione del superamento del biennio contrattuale (oggi ogni due anni si contratta il salario, ogni quattro anche la parte normativa) per evitare lungaggini e sovrapposizioni. «La riforma della contrattazione è un passaggio centrale per le confederazioni ma la vera urgenza resta la crisi industriale: ormai la lista delle aziende in crisi non fa che allungarsi», dice con preoccupazione il segretario confederale Cisl, Giorgio Santini. Ma l’altro appuntamento sarà il 27 gennaio, quando i lavoratori scopriranno se in busta paga gli sconti fiscali sono valsi o no lo sciopero del sindacato.