Cgil Cisl e Uil unite: sarà sciopero generale

19/03/2003






            Politica


          19.03.2003
          Cgil Cisl e Uil unite: sarà sciopero generale

          di 
          Luigina Venturelli


           Il no dei sindacati alla guerra sarà forte, inequivocabile e pronunciato con una sola voce. Lo aveva preannunciato Guglielmo Epifani durante la manifestazione per la pace e i diritti di sabato scorso a Milano, lo hanno riconfermato ieri i segretari di Cgil, Cisl e Uil in un comunicato congiunto.

          Uno sciopero unitario, fermate di lavoratori e lavoratrici in tutta Italia, manifestazioni in ogni città, fino a confluire in quella generale convocata per il primo maggio ad Assisi, «città simbolo della convivenza e del dialogo fra i popoli e della pace»: la risposta del mondo del lavoro alle prime bombe anglo-americane sarà immediata ed articolata.

          Del resto la lettura che Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno fatto dell’attuale situazione internazionale non lascia altra scelta che una mobilitazione continua e diffusa: la decisione degli Stati Uniti di lanciare un ultimatum all’Iraq è «illegittima», presa «al di fuori di ogni mandato» delle Nazioni Unite e «non motivata politicamente». Una decisione tale da «compromettere un ordine mondiale fondato sulla sicurezza e sul rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali».

          Quello dei sindacati italiani sarà un impegno totale, in coerenza con le linee fissate a livello europeo dalla Confederazione Europea Sindacati, con l’obiettivo di «mettere in campo, nel pieno rispetto della legalità, tutti gli strumenti democratici per scongiurare la guerra ed esprimere la più netta contrarietà e il più fermo dissenso del mondo del lavoro».

          Alle voci congiunte delle tre segreterie confederali hanno poi fatto eco quelle dei sindacati di categoria e delle sedi regionali. La chiamata alla mobilitazione dei lavoratori è già partita dalla Fiom, che considera il conflitto «un evidente crimine per le conseguenze inestimabili che avrà sulla vita delle persone», in grado di «aprire una fase di incertezze e speculazioni economiche che rischiano di provocare gravi danni allo sviluppo e alle condizioni sociali dei lavoratori». Altrettanto ha fatto la federazione Funzione Pubblica della Cgil: «Noi questa guerra, che porterà morte, rovine e lutti in Iraq, la vogliamo fermare. La mobilitazione immediata dei lavoratori vuole affermare che la pace è il primo dei diritti».

          E mentre la segreteria della Cgil è già riunita in queste ore in seduta permanente – sospese tutte le riunioni di attività ordinaria e sedi sempre aperte – i preparativi per le future iniziative in favore della pace fervono anche nelle sedi locali.
          Fervono nonostante i tentativi del Ministero della Difesa di soffocare il dissenso. Ultimo in ordine di tempo, il fermo del segretario della Funzione Pubblica di Cagliari da parte dei vertici militari del centro di medicina legale della città. La sua colpa? Aver tentato di riappendere alla bacheca sindacale la bandiera della pace, precedentemente requisita (poi opportunamente rimessa al suo posto).

          Le strutture territoriali sindacali di Toscana ed Emilia Romagna sono già in attività, a Milano i tre sindacati confederali hanno chiesto un incontro urgente al sindaco e al presidente della provincia perchè facciano pressioni sul governo.

          Una richiesta che Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno rivolto direttamente a Palazzo Chigi, per ottenere un confronto con il premier Silvio Berlusconi. Qualcuno, infatti, dovrà pur ricordare al governo che l’Italia è vincolata al rispetto della Costituzione e alla Carta dell’Onu. Un rispetto che impedisce la messa a disposizione di uomini, strutture militari e infrastrutture logistiche.