Cgil, Cisl e Uil: sciopero generale sulle pensioni

01/10/2003


1- Cgil, Cisl e Uil: sciopero generale sulle pensioni
2- E alla fine spunta il compromesso «Diretta parziale»


01 Ottobre 2003
IL 24 OTTOBRE QUATTRO ORE DI ASTENSIONE DAL LAVORO
Cgil, Cisl e Uil: sciopero generale sulle pensioni
Lite in Rai sulla ripresa tv del corteo di sabato, Annunziata lascia il Cda
Roberto Giovannini
ROMA
La decisione era praticamente già presa, ma dopo la dichiarazione a reti unificate di Silvio Berlusconi – considerata dai sindacati confederali l’apertura delle ostilità – i leader di Cgil Cisl e Uil hanno stretto i tempi, e risposto con altrettanta durezza. Primo, la proclamazione dello sciopero generale di 4 ore per il 24 ottobre, con iniziative di protesta e modalità che verranno decise localmente. Secondo, Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno messo in moto le loro strutture nei luoghi di lavoro, con il risultato di scatenare nella giornata di ieri un gran numero di scioperi e fermate «spontanee» in molte aziende, dal Nord al Sud. E oggi, alle 14, all’incontro convocato a Palazzo Chigi dall’esecutivo per esaminare il documento del governo i sindacati parteciperanno, ma i segretari generali (sicuramente Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta, Luigi Angeletti deve ancora decidere) non ci saranno.
La proclamazione dello sciopero va visto soltanto come il punto di partenza di una mobilitazione che Cgil-Cisl-Uil vogliono far durare nel tempo, e che – si legge nella nota a firma dei tre segretari generali – proseguirà «per tutto il tempo necessario per modificare le scelte che il governo ha deciso di assumere». Le decisioni del governo «drammatizzano il problema della previdenza e non corrispondono alla verità. Non c’è nessuna emergenza previdenziale, il nostro sistema è in equilibrio ed è tra i più sostenibili in Europa». Per le tre confederazioni, «la riforma non trova fondamento nei fattori di equilibrio della spesa previdenziale, ma è dettata unicamente dal bisogno di coprire con questa manovra la propria incapacità di rispettare una corretta politica di finanza pubblica. In questo modo si fanno pagare alle lavoratrici ed ai lavoratori errori e responsabilità che, invece, sono alla base della decisione di intervenire in maniera così pesante e immotivata sulla riforma Dini». I sindacati, poi, lamentano anche che sulla riforma delle pensioni «ci sia un’informazione a senso unico» e chiedono la diretta tv a reti unificate per la manifestazione della Ces del 4 ottobre a Roma, «prima occasione per mobilitarsi contro le scelte del governo e ristabilire, sui fatti, la verità». Richiesta, come noto, in parte respinta dalla Rai.
Intervistato da «Radio Popolare», Guglielmo Epifani ha detto che la riforma delle pensioni del governo Berlusconi e l’intervento in tv del premier rappresentano «una prevaricazione inaccettabile per ragioni di merito e di metodo. Non si è mai visto un governo – ha aggiunto il segretario della Cgil – che senza un tavolo di confronto decide da un giorno all’altro l’innalzamento dell’età per andare in pensione di 5 anni e presenta tutto questo come un atto dovuto alle richieste dell’Europa». Sulla stessa linea il numero due della Cisl Pier Paolo Baretta: «abolite le pensioni di anzianità, nessun aumento dei contributi, previdenza complementare inesistente. Per il futuro restano ai lavoratori pensioni sempre più basse e l’obbligo a lavorare almeno fino a 65 anni. Questa non è una riforma: è una punizione, senza attenuanti e senza appello, che colpisce soprattutto le generazioni oggi più attive e quelle future». E contro la riforma si schiera anche l’Ugl, il sindacato vicino ad An, spiegando in una nota come la riforma delle pensioni non sia «né urgente né tantomeno necessaria». Intanto, la Fiom-Cgil sta valutando di rinviare lo sciopero sul contratto già programmato per il 17 ottobre, e i sindacati confederali del pubblico impiego protestano anche per l’esclusione dei pubblici dipendenti dagli incentivi per chi rinvia il pensionamento anticipato.
E intanto, ieri, un po’ in tutta Italia si sono registrate assemblee e fermate della produzione – e successivamente, manifestazioni di protesta davanti alle sedi Rai, una volta diffusa la notizia del «no» alla diretta per il corteo di sabato. Secondo i sindacati, particolarmente significativi gli scioperi a Genova (Ansaldo, Fincantieri di Sestri e di Riva Trigoso, Mariotti). In Lombardia fermate spontanee si sono verificate nelle aziende metalmeccaniche milanesi della Cimbali, Siae Microelectronix, Alcam, Breda e Faema, alla Candy e alla Nuovo Pignone. Le imprese d’appalto metalmeccaniche che operano all’interno del Petrolchimico di Porto Marghera si sono fermate ed hanno distribuito volantini nella città. Diverse le aziende mobilitate anche a Verona e a Padova. In Piemonte – dove la Cgil aveva in programma due ore di sciopero contro la legge Biagi – le proteste hanno avuto particolare successo nel polo di Chivasso, all’Oreal, alla Pirelli e all’Antibioticos. Hanno scioperato per un’ora, dalle 13 alle 14, anche gli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Altre iniziative, si annuncia, verranno attuate oggi.

01 Ottobre 2003
E alla fine spunta il compromesso «Diretta parziale»
Maria Grazia Bruzzone
ROMA
Alla fine la diretta della manifestazione sindacale – indetta a Roma per sabato prossimo, 4 ottobre, dalla Confederazione europea dei sindacati, in concomitanza con l’avvia della Conferenza intergovernativa – si farà. Sia pure non «integrale», come del resto non aveva preteso neppure Lucia Annunziata che pure, dopo aver incassato un primo drastico «no», se ne era uscita dal Cda sbattendo la porta. Si farà sotto forma di «finestre informative», ma contemporanee allo svolgimento della manifestazione e al di fuori dal palinsesto di Rai Tre. Non saranno i 90 minuti che avevano chiesto i sindacati (dalle 16 alle 17,30), ma quaranta, divisi appunto in due spazi in apertura e in chiusura, dalle 15,30 alle 15,55 e dalle 17,15 alle 17,30, con contraddittorio, come da delibere della commissione di Vigilanza.
Alla fine, saranno state le proteste vivaci dei sindacati, che si erano appellati a una sorta di «diritto di replica» dopo il messaggio a reti unificate del presidente del Consiglio (che ha raggiunto 11 milioni di utenti in gran parte del Centro-Sud, di età medio-alta e con una prevalenza di donne, pare); saranno stati i presìdi contro il messaggio suddetto, che intanto si svolgevano sotto le sedi Rai di Milano e Firenze, o le richieste del presidente della Vigilanza Petruccioli e finanche di esponenti della maggioranza come il segretario dell’Udc Follini a riservare al corteo, per una sorta di par condicio col pur «giusto» messaggio, «la più ampia copertura informativa»; o sarà forse arrivata direttamente dal governo – come si mormora nei corridoi Rai – l’indicazione di un «dietro-front» per non esasperare ulteriormente il clima, coi sindacati già sul piede di guerra e alla vigilia delle votazioni alla Camera sul disegno di legge Gasparri che stanno già coagulando altre proteste in piazza: fatto sta che il direttore generale Flavio Cattaneo si è convinto a cambiare idea. E prima blandamente, poi convocando subito i direttori di rete e testata del terzo canale, ha diramato i suoi ordini e li ha resi noti alle agenzie di stampa. Con largo margine di anticipo rispetto alla data dell’evento. E con grande soddisfazione di Annunziata.
La presidenza, e l’intero Cda avevano ricevuto una richiesta formale di copertura della manifestazione sulle pensioni da parte dei sindacati confederali, richiesta che il presidente ha spiegato di aver appoggiato «vista l’eccezionalità della materia, eccezionalità sancita dallo stesso presidente del Consiglio che ha scelto di parlarne a reti unificate».
Il Cda bocciava la richiesta 4 a 1. Limitandosi a raccomandare al dg di «assicurare adeguata copertura all’evento» sulla base delle passate delibere del consiglio, quando aveva recepito l’indirizzo in materia di dirette della commissione di Vigilanza. Annunziata, dopo aver lasciato la riunione denunciando la «palese violazione del pluralismo interno ed esterno all’azienda», spiegava che anche la sua richiesta si richiamava a quelle delibere, che riservano le dirette «ai grandi avvenimenti di cronaca» escludendo «le manifestazioni di significato politico» ma non sindacale. Mentre l’indirizzo della Vigilanza è ancora più ampio, limitandosi a prevedere dirette «non integrali» ma regolamentate per assicurare il pluralismo. Una vecchia querelle.
In breve, la presidente Rai diventava l’eroina dei sindacati che plaudivano alla sua «coerenza» e al suo «coraggio» (Epifani), solidarizzavano con la «vera democratica» (Pezzotta), apprezzavano la sua «sensibilità» (Musi). Dall’opposizione si gridava all’«insostenibile mancanza di pluralismo», al «centrodestra che spegne il servizio pubblico», o si criticava, come Massimo D’Alema, il messaggio tv di Berlusconi: «Una forzatura non giustificata da nessuna urgenza. Per raccontare a modo suo la rottura coi sindacati. In un paese democratico il premier avrebbe dovuto farsi intervistare da un giornalista». La destra apprezzava invece il gesto del Cda. Con l’eccezione di Follini. Ma a un certo punto dalla direzione generale Rai filtrava un comunicato più possibilista che, senza smentire il precedente, annunciava «la copertura dell’evento anche nel suo svolgimento» e la convocazione dei direttori di rete e testata. Preludio alla decisione successiva.