Cgil, Cisl e Uil: sciopero generale il 16

27/03/2002





Otto ore di astensione dal lavoro in aprile contro la riforma dell’articolo18, l’arbitrato e la decontribuzione – L’ultima volta 20 anni fa
Cgil, Cisl e Uil: sciopero generale il 16
Cofferati contro Berlusconi: affermazioni gravi e inquietanti – Pezzotta: il Cavaliere parli pure, la nostra mobilitazione riuscirà

Massimo Mascini

ROMA – Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di otto ore per martedì 16 aprile per protestare contro la politica economica del Governo e in particolare contro le disposizioni previste dai disegni di legge delega presentati in Parlamento per la riforma della previdenza e della gestione del mercato del lavoro (articolo 18, arbitrato e decontribuzione). I sindacati hanno anche deciso di celebrare il primo maggio a Bologna. Erano vent’anni che il sindacato confederale non proclamava un’intera giornata di sciopero, dal 25 giugno del 1982, quando la protesta fu organizzata contro la disdetta decisa dalla Confindustria dell’accordo sulla scala mobile. Ma la gravità della situazione sociale, oltre che da uno sciopero di queste proporzioni, è dettato dalla formale rottura intervenuta ormai tra sindacato e Governo. Le tre segreterie confederali ieri hanno confermato la richiesta di una smentita dell’Esecutivo delle gravi affermazioni di alcuni esponenti del Governo, che avevano accusato il movimento dei lavoratori di turbare la legalità e la democrazia del Paese e di essere in qualche misura contiguo al fenomeno eversivo del terrorismo. L’occasione per questo atto di pacificazione doveva essere una sucessiva conferenza stampa del Presidente del Consiglio, che invece ha solo aggravato la polemica, dal momento che, come tutti e tre i sindacati hanno successivamente affermato, è emersa la volontà manifesta di questo Governo di non dialogare con il sindacato, nonostante il richiamo forte che era venuto ieri anche dalla Presidenza della Repubblica. Le parole di Silvio Berlusconi sono state definite dalla Cgil «gravi e inquietanti». Il presidente del Consiglio, ha affermato una nota della confederazione di Sergio Cofferati, «ha ripetuto un’antica e insopportabile consuetudine offendendo i milioni di cittadini che partecipano alle iniziative sindacali; ha irriso alla dichiarazione unitaria di sciopero generale; ha negato la funzione della rappresentanza sociale denotando scarso rispetto per la dialettica democratica». I timori della Cgil sono per il futuro. «Questo disprezzo verso le persone e le organizzazioni – si legge nel documento – è destinato a creare ulteriori divisioni tra il Governo nella sua funzione istituzionale e il Paese e a provocare l’inasprimento del conflitto sociale. L’accostamento tra le piazze e le pistole, infine, è inaccettabile: ripropone l’idea che l’esercizio di un diritto costituzionale sia equivalente alla pratica distruttiva del terrorismo». Un giudizio drastico, che accomuna peraltro le tre organizzazioni. «Era meglio tacere – ha commentato Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil – da Palazzo Chigi è arrivata la risposta di chi vuole chiudere il dialogo, di chi lo vede come un fastidio e non è disposto ad ascoltare le ragioni degli altri». Raffaele Bonanni (Cisl) ha detto che «è ora di dire basta al circolo vizioso degli slogan, delle provocazioni, delle contumelie. Berlusconi non ha dato le risposte che attendevamo, ma deve capire che è il capo del Governo e ha il dovere di rispondere a tutto il Paese, non solo a una parte». Il presidente del Consiglio, ha aggiunto Pier Paolo Baretta, un altro segretario confederale Cisl, «preferisce dividere il Paese piuttosto che costruire un dialogo che faccia avanzare proposte riformiste». A suo avviso il Governo «sembra deciso a procedere senza i sindacati, ma questo errore rischiano di pagarlo l’economia e il Paese. Ma – si è chiesto – per quanto tempo una confusione di questo tipo può interessare gli imprenditori»? La delusione è stata forte, anche se i vertici del sindacato, proprio nel proclamare lo sciopero generale prima che il Governo si pronunciasse, avevano manifestato sfiducia rispetto alle intenzioni del Governo. «C’è un tempo di pace e uno per la guerra – aveva detto Luigi Angeletti, numero uno della Uil – questo non è il tempo della pace». Savino Pezzotta, segretario generale Cisl, aveva respinto con forza le accuse rivolte al sindacato, consigliando a tutti una rilettura della storia del ruolo del sindacato contro il terrorismo. E quanto alle battute del premier sullo «sciopero parziale» ha detto: «Berlusconi parli pure, lo sciopero riuscirà». Anche lui aveva sperato che dal Governo arrivasse una parola di pacificazione, peraltro inutilmente. Infine la dichiarazione di Angeletti che la Uil è pronta a raccogliere le firme per un referendum abrogativo di norme contro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Mercoledí 27 Marzo 2002